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L’emblema
della Società Teosofica. |
Angeli |
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Che cosa sono la Teosofia e la Società Teosofica Una prima definizione è quella proposta dal dizionario esoterico di www.esonet.org: Il
termine “Teosofia” deriva dal tardo greco e significa “sapienza
divina”. Indica la conoscenza delle cose divine, in quanto direttamente
ispirata da Dio. La Teosofia si distingue dalla teologia in quanto non è
scienza né dottrina rivelata, e costituisce piuttosto una sorta di
ispirazione mistica. Questa la definizione tratta dal sito www.teosofica.org: “Teosofia”
è una parola di origine greca composta da Theos = Dio e Sophia = Sapienza,
usata dagli antichi autori per indicare una sapienza derivante
dall'ispirazione o intuizione diretta della verità. Ed ecco, di seguito, le parole di H.P. Blavatsky: Secondo i lessicografi, il termine theosophia deriva da due parole greche: theos (dio) e sophos (saggio). (…) Thomas Vaughan ci offre questa definizione: “Il Teosofo propone una teoria di Dio, o delle opere di Dio, basata non su una rivelazione, ma su un’ispirazione che gli viene dall’interno”. Partendo da questo punto di vista, ogni grande pensatore e filosofo, soprattutto ogni fondatore di una nuova religione, scuola di filosofia o setta, è necessariamente Teosofo. La Teosofia e i Teosofi sono dunque esistiti da quando la prima luce del pensiero nascente ha fatto istintivamente cercare all’uomo i mezzi per esprimere le sue opinioni indipendenti. (…) I Teosofi esistevano prima dell’era cristiana, malgrado gli scrittori cristiani assegnino lo sviluppo del sistema teosofico eclettico al principio del III° secolo della loro Era. Diogene Laerzio fa risalire la Teosofia ad un periodo anteriore alla dinastia dei Tolomei, e segnala come suo fondatore uno Ierofante egiziano chiamato Pot-Amun, nome copto che significa sacerdote consacrato ad Amun, dio della Saggezza. Ma la storia ci dice che a rianimare la Teosofia fu Ammonio Sacca, il fondatore della Scuola Neo-Platonica. Lui e i suoi discepoli si denominavano essi stessi “Philatethes” o amanti della Verità, mentre altri li chiamavano “Analogisti” perché interpretavano le leggende sacre, i miti simbolici e i misteri con l’aiuto d’analogie o di corrispondenze, in modo che gli avvenimenti che si producevano nel mondo esteriore erano considerati esprimere attività ed esperienze dell’anima umana. Lo scopo e l’intenzione d’Ammonio era di conciliare tutte le sette, tutti i popoli e tutte le nazioni per riunirli in una fede comune: la credenza in un Potere Eterno, Supremo, Sconosciuto e Innominabile, che governa l’Universo tramite Leggi immutabili ed eterne. Egli si proponeva di provare l’esistenza di un sistema primitivo di Teosofia che, all’origine, era essenzialmente identico in tutti i paesi; d’incoraggiare gli uomini ad abbandonare le loro lotte e le loro dispute per unire i loro sforzi e i loro pensieri come figli di una stessa madre, di purificare le antiche religioni, pian piano corrotte e oscurate, da tutte le scorie dell’elemento umano, riunendole ed esponendole su principi puramente filosofici. È per questo che i sistemi Buddista, Vedantino e Magico o Zoroastriano, erano insegnati nella Scuola Teosofica Eclettica unitamente alle filosofie della Grecia. Da ciò derivano quindi le caratteristiche eminentemente Buddiste e Indiane diffuse fra gli antichi Teosofi d’Alessandria: il rispetto dovuto ai genitori e alle persone anziane, l’affetto fraterno per l’intera razza umana e un sentimento di compassione anche per l’animale più ottuso. Cercando di stabilire un sistema di disciplina morale che mostrasse agli uomini il dovere di vivere secondo le leggi dei loro rispettivi paesi, e volendo elevare il loro spirito attraverso la ricerca e la contemplazione della Verità Una ed Assoluta, Ammonio aveva per scopo principale, tramite cui egli pensava di pervenire agli altri, di estrarre dai diversi insegnamenti religiosi, come da uno strumento a molte corde, una melodia completa e armoniosa, che avrebbe trovato un’eco in tutti i cuori amanti della verità. (…) La Teosofia è dunque l’antica Religione-Saggezza, la dottrina esoterica un tempo conosciuta in tutte le nazioni civili. Tutte le antiche scritture ci mostrano questa “Saggezza” quale emanazione del Principio divino; e si comprenderà meglio ciò che essa è se si ricorda che essa si dimostra incarnata in nomi quali la Bodhi indiana, Nebo babilonese, Thoth di Menfi, Ermete della Grecia o anche nei nomi di certe dee come Métis, Neith, Atena, la Sophia gnostica e infine nei Veda, che derivano il loro nome dal verbo “conoscere”. Tutti gli antichi filosofi dell’Oriente e dell’Occidente, gli Ierofanti dell’antico Egitto, i Rishi di Aryavarta, i Teodidaktoi della Grecia, racchiudevano sotto questa designazione tutta la conoscenza delle cose occulte ed essenzialmente divine. La Mercavah dei Rabbini Ebrei (i loro scritti popolari e secolari) era considerata solo come il veicolo o l’involucro esteriore che conteneva le conoscenze esoteriche superiori. I Maghi di Zoroastro erano istruiti ed iniziati nelle caverne e nelle logge segrete della Bactriana; gli Ierofanti egiziani e greci avevano le loro aporrhêta, o riunioni segrete, durante le quali il Mystê diventava un Epoptês, un Veggente. (…) Per dare una definizione completa della Teosofia, dobbiamo esaminarla sotto tutti i suoi aspetti. Il mondo interiore non è stato sempre nascosto a tutti da un’oscurità impenetrabile. Grazie a quell’intuizione superiore acquisita attraverso la Theosophia, o conoscenza Divina che trasporta la mente dal mondo della forma in quello dello spirito senza forma, certi uomini sono stati capaci in tutti i tempi e in tutti i paesi, di percepire cose nella mondo interiore o invisibile. È questo il “Samadhi” o il Dyan Yog Samadhi degli asceti indù, il “Daimonion photi” o illuminazione spirituale dei Neoplatonici; la “confabulazione siderale delle anime” dei Rosa-Croce o dei filosofi del Fuoco; ed anche l’estasi dei mistici o dei mesmeristi e degli spiritisti moderni; tutti identici in natura, anche se diversi nelle loro manifestazioni. La ricerca del “Sè” divino dell’uomo, così spesso erroneamente considerata come la comunicazione individuale con un Dio personale, è stato il fine di ogni mistico, e la credenza nella sua possibilità sembra risalire alla genesi dell’umanità, benché ogni popolo le abbia dato un nome diverso. Così Platone e Plotino chiamano “opera Noëtica” ciò che negli Yoga e nello Srotriya è definito Vidya. “Attraverso la meditazione, la conoscenza di se stesso e la disciplina intellettuale, l’anima può elevarsi alla visione della verità, della bontà e della bellezza eterne - vale a dire alla Visione di Dio - o all’epopteia”, come dicevano i Greci. “L’unire l’anima individuale all’Anima Universale”, diceva Porfirio, “esige una mente perfettamente pura. Tramite l’autocontemplazione, la castità perfetta e la purezza del corpo, l’uomo può avvicinarsi ad esso e ricevere, in quello stato, la vera conoscenza e la percezione profonda”. E Swami Dayananda Saraswati, che non ha letto né Porfirio né le opere degli altri autori greci, ma che è un gran conoscitore della scienza vedica, dice nel suo Veda Bhashya (upasana prakara ank. 9) “Per raggiungere Diksha (le più alte iniziazioni) e Yog, bisogna praticare secondo le regole… L’anima, nel corpo umano, può compiere le più grandi meraviglie se acquisisce la conoscenza dello Spirito Universale (o Dio), e se si familiarizza con le proprietà e qualità (occulte) di tutto ciò che esiste nell’universo. Un essere umano (un Dikshita o iniziato) può così acquisire il potere di vedere e di sentire a grandi distanze”. (…)
I Teosofi d’Alessandria erano divisi in neofiti, iniziati e maestri o
ierofanti, e le loro regole erano ricalcate su quelle degli antichi Misteri
d’Orfeo il quale, secondo Erodoto, le aveva portate dall’India. Ammonio
obbligava i suoi discepoli a ‘fare il giuramento di non rivelare le sue
dottrine superiori, tranne a coloro che se n’erano mostrati del tutto
degni e che avevano imparato a considerare gli dei, gli angeli e i demoni
degli altri popoli secondo l’hyponoia esoterica, o “significato
nascosto”. Plotino, l’allievo d’Ammonio, “l’istruito da Dio”, ci dice che la gnosi segreta, o la conoscenza della Teosofia, ha tre gradi: opinione, scienza ed illuminazione. “Il mezzo o lo strumento per acquisire la prima, è la sensazione o percezione; per pervenire alla seconda, la dialettica; per la terza è l’intuizione. La ragione è subordinata a quest’ultima, perché l’intuizione è conoscenza assoluta, fondata sull’identificazione della mente con l’oggetto conosciuto”. La Teosofia è, si potrebbe dire, la scienza esatta della psicologia; in rapporto alla medianità naturale, è ciò che è la conoscenza di un Tyndall paragonata alle nozioni di fisica di uno scolaro. Essa sviluppa nell’uomo una visione diretta; quella che Schelling chiama “una realizzazione nell’individuo dell’identità fra soggetto e oggetto”; in maniera tale che sotto l’influenza e grazie alla conoscenza di hyponoia, l’uomo pensa pensieri divini, vede tutte le cose come sono in realtà, e finisce col diventare il “ricettacolo dell’Anima del Mondo”, per adoperare una delle più belle espressioni di Emerson. “Io, l’imperfetto, adoro il Perfetto, che è me stesso”, egli dice nel suo superbo Saggio sulla Super-Anima. Oltre a questa psicologia o studio degli stati dell’anima, la Teosofia coltiva tutti i rami scientifici e artistici. Essa conosceva perfettamente quello che oggi chiamiamo comunemente, mesmerismo. I Teosofi respingevano la Teurgia pratica o “magia cerimoniale”, alla quale il clero Cattolico Romano è così spesso ricorso nei suoi esorcismi. Solo Giamblico, superando gli altri eclettici, aggiunse la dottrina della Teurgia alla Teosofia. L’uomo, ignorante del vero significato dei divini simboli esoterici della natura, è soggetto a non comprendere i poteri della propria anima e ad attirare le forze oscure e malvagie che si aggirano attorno all’umanità - creazioni sinistre e tenaci dei crimini e dei vizi umani - invece di comunicare spiritualmente e mentalmente con gli esseri celesti superiori, con gli spiriti buoni (gli Dei dei teurgi della Scuola Platonica). Egli può cadere così dalla Teurgia (magia bianca) nella Goetia (magia nera o stregoneria). E tuttavia, né la magia bianca né la magia nera sono ciò che la superstizione popolare intende con questi termini. La possibilità di “evocare gli spiriti” con la chiave di Salomone è il colmo della superstizione e dell’ignoranza. Solo la purezza delle azioni e dei pensieri può metterci in rapporto “con gli dei” e condurci al fine che desideriamo raggiungere. L’alchimia, che molti pensano essere stata una filosofia spirituale ed anche una scienza fisica, apparteneva agli insegnamenti della scuola teosofica. (…)
È un fatto ben conosciuto che né Zoroastro, né Budda, né Orfeo, né
Pitagora, né Confucio, né Socrate, né Ammonio Sacca, hanno lasciato degli
scritti. La ragione è evidente. La Teosofia è un’arma a doppio taglio,
pericolosa per l’ignorante e l’egoista. Come ogni filosofia antica ha i
suoi aderenti fra i moderni ma fino ad un’epoca recente i suoi discepoli
erano pochissimi e appartenevano alle sette e alle opinioni più diverse.
“Interamente speculativa, senza creare una scuola, la Teosofia ha tuttavia
esercitato un’influenza silenziosa sulla filosofia; e senz’alcun dubbio
verrà il momento in cui queste idee, diffuse in silenzio, imprimeranno un
orientamento nuovo al pensiero umano”, osserva Kenneth R. H. Mackenzie, IX°…
lui stesso mistico e Teosofo, nella sua importante opera The Royal Masonic
Cyclopaedia. Infine, della stessa autrice, una precisazione: (…) E' alla Teosofia stessa che si attribuisce una tale conoscenza universale, e non a qualche membro individuale della Società Teosofica, e neppure ad un Teosofo. Non bisogna confondere le due cose: la Teosofia a la Società Teosofica sono rispettivamente come il recipiente e l’olla podrida che esso contiene. La prima, in quanto Saggezza Divina ideale, è la perfezione stessa; l’altra, una povera cosa imperfetta, che si sforza di camminare nell’ombra terrestre della prima o che si accontenta anche solo di seguirla. Nessun uomo è perfetto; perché dunque sperare che un membro della S.T. sia una fenice di tutte le virtù umane? E perché l’intera organizzazione sarebbe criticata e biasimata per gli sbagli reali o immaginari di alcuni suoi membri, o anche dei suoi capi? In quanto organismo concreto, la Società non è mai stata al riparo da ogni rimprovero, né senza peccato, non più di alcuni dei suoi membri (errare humanun est). E’ dunque piuttosto su questi membri, molti del quali si rifiutano di essere guidati dalla Teosofia, che deve ricadere il biasimo. La Teosofia è l’anima della sua Società; quest’ultima è solo il corpo grossolano e imperfetto della prima. Così, invitiamo questi moderni Salomoni, che pretendono di sedere sul Seggio della Giustizia e di parlare di ciò che ignorano, d’informarsi di ciò che sono i teosofi e la Teosofia, prima di calunniarli e di considerare per ignoranza i teosofi come una "setta di impostori e di pazzi", e la Teosofia come un “guazzabuglio dl credenze insensate”. Angeli che sono stati o saranno uomini Dalla "Dottrina Segreta", vol. 1, riepilogo, di H.P. Blavatsky (nella foto)
(…)
L'Universo è elaborato e guidato dall'interno all'esterno. Come in alto, così
in basso; come in cielo, così sulla terra; e l'uomo, il microcosmo è la
copia in miniatura del macrocosmo, e il testimone vivente di questa Legge
Universale e del suo modo d'agire. Noi vediamo che ogni movimento, atto e
gesto esteriore volontario o meccanico, organico o mentale, è prodotto e
preceduto da un sentimento o un'emozione interiore, dalla volontà o
volizione, da un pensiero o dalla mente. Come nessun normale moto o
cambiamento esteriore può verificarsi nel corpo esterno dell'uomo se non è
provocato da un impulso interiore, così avviene per l'Universo esterno o
manifestato. Tutto il Cosmo è guidato, controllato ed animato da serie quasi
infinite di Gerarchie di Esseri senzienti, ognuna con una missione da compiere
e che - con un nome o l'altro, che li chiamiamo Dhyan Chohan o Angeli - sono i
"Messaggeri", cioè, gli agenti delle Leggi Karmiche e Cosmiche.
Essi variano infinitamente nei rispettivi gradi di coscienza e d'intelligenza;
definire tutti costoro Spiriti puri senza alcun titolo terreno "dei quali
il tempo è solito far preda", significa soltanto affidarsi alla fantasia
poetica. Infatti, ognuno di questi Esseri è stato o si prepara ad essere
un uomo, se non ora almeno in un ciclo passato o futuro (Manvantara). Essi
sono uomini perfezionati, quando non sono sul punto di essere uomini e nelle
loro sfere superiori e meno materiali sono moralmente diversi dagli esseri
umani terrestri solo perché sono privi del sentimento della personalità e
della natura emozionale umana - due caratteristiche puramente terrene. I
primi, o "perfezionati", si sono liberati da questi sentimenti perché Questi Angeli non "amministrano" né "proteggono", non sono "Messaggeri dell'Altissimo" e ancor meno "Messaggeri della Collera" di un Dio qualsiasi inventato dalla fantasia dell'uomo. Invocare la loro protezione è sciocco come credere di potersi assicurare la loro simpatia con qualche rito propiziatorio, perché anch'essi, come l'uomo, sono creature soggette all'immutabile Legge del Karma e del Cosmo. La ragione di ciò è evidente. Non avendo elementi di personalità nella propria essenza, essi non possiedono qualità personali attribuite dagli uomini al loro Dio antropomorfo nelle religioni exoteriche - un Dio geloso ed esclusivista, che prova gioia ed ira, che si compiace dei sacrifici ed è più dispotico nella sua vanità di qualsiasi uomo stolto e limitato. L'uomo, essendo composto dall'essenza di tutte queste Gerarchie celesti, può riuscire a diventare superiore, in un certo senso, a qualsiasi Gerarchia o Classe o combinazione di esse. "L'uomo non può né propiziarsi né comandare ai Deva", si dice. Ma, immobilizzando la sua personalità inferiore ed arrivando così alla piena conoscenza della non separatività del suo Se Superiore dal Se Uno Assoluto, l'uomo può diventare "Uno di Noi" anche durante la sua vita terrestre. Ècosì che, mangiando il frutto della conoscenza che scaccia l'ignoranza, egli diviene simile ad uno degli Elohim, o Dhyani; e raggiunto il loro piano, lo Spirito di Solidarietà e di Perfetta Armonia che regna in ogni Gerarchia, si estende anche a lui e lo protegge in tutto. La principale difficoltà che impedisce agli scienziati di credere negli spiriti divini e della Natura è il loro Materialismo. L'ostacolo maggiore che impedisce allo Spiritista di credere a questo, pur conservando una fede cieca negli "Spiriti" dei Defunti, è la generale ignoranza - ad eccezione di alcuni Occultisti e Cabalisti - di tutto ciò che riguarda la vera essenza e natura della Materia. È sull'approvazione o il rifiuto della teoria dell'Unità di tutto in Natura, nella sua Essenza ultima, che si basa principalmente la credenza o lo scetticismo nell'esistenza di altri Esseri coscienti attorno a noi oltre agli Spiriti dei Morti. Lo studioso deve attenersi alla giusta comprensione dell'Evoluzione primordiale dello Spirito-Materia e della sua vera Essenza, se vuole chiarire nel suo pensiero la Cosmogonia Occulta ed avere l'unica guida sicura agli studi successivi. In verità, come e già stato dimostrato, ogni cosiddetto "Spirito" è un uomo disincarnato o un uomo futuro. Come dal più alto Arcangelo (Dhyan Chohan) all'ultimo Costruttore cosciente (la Classe inferiore delle Entità Spirituali) tutti sono uomini, avendo vissuto eoni prima in altri Manvantara su questa o altre Sfere, così gli Elementali inferiori semi intelligenti e non intelligenti sono tutti uomini futuri. Per l'Occultista il fatto stesso che uno Spirito sia fornito di intelligenza è la prova che tale Essere è stato un uomo ed ha acquistato la conoscenza e l'intelligenza attraverso il ciclo umano. Esiste una sola indivisibile ed assoluta Onnicoscienza ed Intelligenza nell'Universo, che vibra in ogni atomo e punto infinitesimale di tutto il Cosmo illimitato e chiamato Spazio indipendentemente da qualsiasi cosa contenuta in esso. Però, la prima differenziazione del suo riflesso nel Mondo Manifestato è esclusivamente spirituale e gli Esseri generati in esso non sono dotati di una coscienza che abbia relazione con quella che noi concepiamo. Essi non possono avere coscienza o Intelligenza umana prima di averla acquisita personalmente ed individualmente. Può essere un mistero, ma è un fatto della Filosofia Esoterica molto evidente. Tutto l'ordine della Natura manifesta un cammino progressivo verso una vita superiore. C'è un piano nell'azione delle forze apparentemente più cieche. Ne è la prova l'intero processo evolutivo con i suoi infiniti adattamenti. Le leggi immutabili che eliminano le specie deboli per far posto alle forti e che garantiscono la "sopravvivenza del più adatto", benché così crudeli nella loro azione immediata, operano tutte per la grande meta. Il fatto stesso che si verificano questi processi di adattamento, che il più adatto sopravvive nella lotta per l'esistenza, dimostra che quella che è chiamata "Natura incosciente" è in realtà un aggregato di forze manovrate da esseri semi-intelligenti (Elementali) guidati da Elevati Spiriti Planetari (Dhyan Chohan), il cui aggregato collettivo forma il Verbum Manifestato del Logos Immanifesto e costituisce allo stesso tempo la Mente dell'Universo e la sua Legge immutabile. (…) Ma confrontiamo le parole di Ermete, il Tre Volte Grande: "La
creazione di vita ad opera del sole è continua come la sua luce; nulla
l'arresta o la limita. Attorno a lui, come un'armata di satelliti, sono
innumerevoli corti di Geni. Questi dimorano nelle vicinanze degli Immortali e
da qui vegliano sulle cose umane. Essi eseguono il volere degli Dei [Karma]
per mezzo di uragani, tempeste, incendi, e terremoti; come di carestie e
guerre per punire l'empietà... In qualsiasi modo si chiamino i Geni di Ermete ed i suoi "Dei", "Poteri delle Tenebre" ed "Angeli", come nella Chiesa Greca e Latina; o "Spiriti dei Defunti", come nello Spiritismo, o ancora Bhut e Deva, Shaitan o Jin, come sono tuttora chiamati in India e nei paesi Musulmani - essi sono un'unica cosa, Illusione. Tuttavia spero che questo non sia frainteso nel senso in cui la grande dottrina filosofica dei Vedanta è stata ultimamente deformata dalle scuole Occidentali. Tutto ciò che è emana dall'Assoluto che, solo a causa dei suoi requisiti, è l'Unica e Sola Realtà - perciò ogni cosa estranea all'Assoluto, l'Elemento generatore e causativo, deve essere innegabilmente un'Illusione. Ma questo è solo dal punto di vista puramente metafisico. Un uomo che si considera mentalmente sano ed è considerato tale dai suoi vicini chiama le visioni di un fratello pazzo - allucinazioni che possono rendere la vittima felice o supremamente infelice secondo i casi - illusioni e fantasie. Ma dov'è quel pazzo per il quale le odiose ombre della sua mente squilibrata, le sue illusioni, non siano per il momento altrettanto vere e reali quanto le cose che il suo medico o custode può vedere? In quest'Universo tutto è relativo, tutto è un'Illusione. Ma su qualsiasi piano l'esperienza è una realtà per l'essere che la percepisce, la cui coscienza è su quel piano benché essa, considerata dal punto di vista puramente metafisico, non si possa concepire come realtà oggettiva. Non è contro i metafisici, ma contro i fisici ed i materialisti che l'insegnamento Esoterico deve combattere; e per questi la Forza Vitale, la Luce, il Suono, l'Elettricità e perfino la più oggettiva forza del Magnetismo, non hanno esistenza reale e si dice che esistono solo come "modi di movimento", sensazioni ed affezioni della materia". Né gli Occultisti in generale né i Teosofi respingono, come alcuni credono erroneamente, le opinioni e le teorie degli scienziati moderni solo perché in opposizione alla Teosofia. La prima regola della nostra Società è di dare a Cesare quello che è di Cesare. Perciò i Teosofi sono i primi a riconoscere il valore intrinseco della scienza. Ma quando i suoi alti sacerdoti riducono la coscienza ad una secrezione della materia grigia del cervello e tutto il resto della Natura ad un modo di movimento, protestiamo contro questa dottrina non filosofica, contraddittoria e semplicemente assurda del punto di vista scientifico ed ancor più dall'aspetto Occulto della Conoscenza Esoterica. (…) "L'uomo non è che un angelo caduto" Brano di H.P. Blavatsky da un articolo del 1888 (…) La Teosofia, a causa della levata in armi di tutti gli spiritisti di Europa e di America alle prime parole pronunciate contro l’idea che ogni intelligenza che comunica sia necessariamente lo spirito di qualche antico mortale della nostra terra, non ha ancora detto la sua ultima parola a riguardo dello spiritismo e degli “Spiriti”. Ma un giorno potrebbe farlo. In attesa, un’umile servitrice della Teosofia, la Redattrice della rivista “Lucifer”, afferma di nuovo la sua credenza in esseri più grandi, più saggi, più nobili di ogni Dio Personale, che stanno molto al di là di tutti gli “Spiriti” del morti, dei Santi o degli Angeli e che nondimeno accondiscendono, in tutte le epoche, ad adombrare occasionalmente qualche raro sensitivo, che spesso non ha alcun rapporto con la Chiesa, con lo Spiritismo o anche con la Teosofia. E poiché essa crede in alti e santi esseri spirituali, ne consegue che crede anche all’esistenza dei loro opposti: gli “spiriti” inferiori, buoni, cattivi, o indifferenti. Ed è perciò che crede pure allo Spiritismo e ai suoi fenomeni, alcuni dei quali le ripugnano così profondamente . Questo sia detto di sfuggita, a guisa di digressione, e al fine di mostrare che la Teosofia include lo Spiritismo - così come dovrebbe essere, non così com’è - fra le sue scienze, basate sulla conoscenza a sull’esperienza di innumerevoli ere. Non c’è una Religione degna di questo nome che non abbia avuto inizio in seguito a tali visite di Esseri provenienti dai piani superiori. E' così che nacquero tutte le religioni preistoriche, come pure quelle storiche: il Mazdèismo e il Brahmanesimo, il Buddhismo e il Cristianesimo, il Giudaesimo, lo Gnosticismo e il Maomettanesimo; insomma, tutti i movimenti in “ismo” che ebbero più o meno successo. Tutti sono veri nella loro essenza profonda; tutti sono falsi in superficie. Il Rivelatore, l’Artista che impresse un frammento della verità nel cervello del Veggente, era, in ogni caso particolare, un vero Artista che divulgò verità autentiche; ma d’altra parte, in ogni caso, lo strumento si rivelò non essere altro che un uomo. Invitate Rubinstein ad eseguire una suonata di Beethoven su di un piano non accordato, di cui la metà dei tasti sono bloccati e le corde ammollate, e vedete se, nonostante il genio dell'artista, riconoscerete la suonata. La morale della favola è che un uomo, fosse pure il più grande dei medium o dei Veggenti naturali, è sempre un uomo; e che un uomo abbandonato ai suoi propri mezzi e supposizioni, non può che essere scordato in rapporto alla verità assoluta, anche se ne spigola alcune briciole. Questo perché l’uomo non è che un angelo caduto, un dio nell’interno, ma che possiede nella sua testa un cervello animale più soggetto alle influenze del freddo e dei fumi del vino quando, sulla terra, si trova in compagnia degli altri uomini, che non alla ricezione fedele delle rivelazioni divine. (…) L'insegnamento degli angeli di
Alice Bailey, testo dal libro "Esteriorizzazione della Gerarchia"
del 1919 Potrebbe essere interessante far notare che quando verrà Colui che gli Angeli e gli uomini attendono, e la cui opera consiste nell’inaugurare la Nuova Era, completando così ciò che iniziò in Palestina duemila anni fa, porterà con sé alcuni dei Grandi Angeli come pure alcuni Maestri. Gli Angeli sono sempre stati attivi nella storia biblica, ed entreranno di nuovo nella vita degli esseri umani con maggior potere di quanto ne ebbero negli ultimi tempi. E’ stato lanciato loro l’appello affinché si avvicinino di nuovo all’umanità e, con la loro vibrazione più elevata e la loro superiore conoscenza, uniscano le loro forze a quelle del Cristo e dei suoi discepoli per aiutare la razza. Per esempio, dovranno comunicare molte cose in relazione al colore e al suono, e all’effetto di queste due forze sui corpi eterici degli uomini, degli animali e dei fiori. Quando ciò che Essi insegneranno sarà appreso dalla razza, i mali fisici e le malattie saranno debellati. Il gruppo di Angeli o Deva violetti che operano sui quattro livelli eterici saranno particolarmente attivi... Questi quattro gruppi di Angeli sono un gruppo di servitori, consacrati al servizio del Cristo, e il loro lavoro consiste nell’entrare in contatto con gli uomini per istruirli: 1. Insegneranno all’umanità a vedere etericamente, e lo faranno elevando la vibrazione umana con l’interazione della loro. 2. Daranno istruzioni sull’effetto del colore nella guarigione delle malattie, e in particolare dell’efficacia della luce violetta nell’alleviare i mali umani e nel curare le malattie del piano fisico, che hanno origine nel corpo eterico. 3. Gli stessi pensatori materialisti dimostreranno che il mondo super conscio esiste, e che è possibile conoscere gli Angeli e gli uomini che non sono in incarnazione fisica e non posseggono un corpo fisico, e che si può entrare in contatto con loro. 4. Istruiranno gli esseri umani nella conoscenza della fisica superumana, in modo che il peso possa essere trasmutato, il moto diverrà più rapido, la velocità sarà accompagnata da assenza di rumore e di attrito, eliminando così la fatica. Nel dominio umano dei livelli eterici risiede il superamento della fatica e il potere di trascendere il tempo. 5. Insegneranno all’umanità il modo di nutrire correttamente il corpo e di trarre il nutrimento necessario dall’etere circostante. L’uomo concentrerà l’attenzione sul corpo eterico e il funzionamento e la salute del corpo fisico diverranno sempre più automatici. Con l’accrescersi della sensibilità degli uomini, nei prossimi anni le facoltà telepatiche degli uomini e la loro capacità di rispondere all’ispirazione interiore si svilupperanno e si manifesteranno sempre di più. Con lo sviluppo della telepatia intuizionale e con la crescente comprensione del potere del colore e del suono si entrerà in contatto con il lavoro del Cristo e dei Grandi Esseri e lo si comprenderà... La data è imminente. Tra 800 anni in California... Charles
Webster Leadbetter, nel suo libro "Nascita della Sesta Razza Madre",
descrive nei dettagli la vita della nuova società umana, un grande nucleo che
si incarnerà fra circa ottocento anni nell’attuale California... Nella fase
iniziale, la nuova società sarà formata soltanto da una piccola quantità di
individui, per poi espandersi secondo il nuovo modello.
Nella foto: Charles Webster Leadbetter con Annie Besant
di Charles Webster Leadbetter, "Nascita della Sesta Razza Madre" Il Deva mi mostrò uno splendido edificio di forma circolare, simile ad una cattedrale, ma di uno stile architettonico attualmente sconosciuto e molto più aperto verso l’esterno di quanto possa essere qualsiasi cattedrale nei climi europei. Immaginatelo affollato di gente devota e attenta: il Deva nel centro, in piedi dinanzi ad essi è sul vertice di una specie di cono o piramide, in modo da essere visibile da qualsiasi parte del grande edificio. E’ notevole il fatto che ogni fedele che entra nel Tempio si sieda tranquillamente sul pavimento e quindi chiude gli occhi, facendo passare dinanzi alla sua visione mentale una successione di colori simili a quelli che passano talvolta dinanzi ai nostri occhi nell’oscurità, quando siamo sul punto di addormentarci. Ogni individuo ha un suo particolare ordine per questi colori, che sono evidentemente il segno di una sua espressione personale. La natura di questa operazione sembra corrispondere a quella della preghiera preliminare che si recita nel XX secolo entrando in una chiesa, ed ha per scopo di calmare l’individuo, di raccogliere i suoi pensieri vaganti e di metterlo in sintonia con l’atmosfera circostante. Quando la funzione ha inizio, il Deva officiante si materializza sul vertice della piramide e per l’occasione assume una splendida forma umana indossando in questo Tempio un abito fluttuante di un colore cremisi vivo (il colore varia a seconda del tipo di insegnamento che si tiene nel Tempio). La prima azione del Deva è quella di produrre al di sopra della sua testa un irradiamento di colori brillanti, simili allo spettro solare, solo che l’ordine e la gradazione dei colori variano a seconda delle circostanze. E’ impossibile descrivere esattamente questa aureola di colori, poiché essi costituiscono molto più di un semplice spettro solare: creano un’immagine con forme geometriche che non siamo in grado di disegnare o rappresentare adeguatamente, avendo esse un numero di dimensioni maggiori di quelle normalmente percepite dai nostri sensi, come sono costituiti attualmente. Questa fascia o aureola indica lo scopo preciso che la funzione si prefigge di raggiungere e la direzione da seguire. Si tratta infatti di un pensiero espresso nel linguaggio dei colori dei Deva, comprensibile come tale a tutta l’assemblea. Esso è materialmente visibile sul piano fisico, come pure su quello astrale e mentale, poiché, per quanto la maggior parte dei componenti dell’assemblea possegga almeno la vista astrale, pure vi può essere ancora qualcuno che non abbia completamente sviluppato queste facoltà. Ciascuno dei presenti cerca allora di imitare questa tonalità, formano nell’aria, mediante il potere della loro volontà, una fascia di colori più piccola, somigliante il più possibile all’originale emesso dal Deva. Alcuni vi riescono molto meglio di altri. Ciascuno di quei tentativi esprime non solo il soggetto indicato dal Deva, ma anche il carattere individuale dei presenti. Alcuni di essi sono capaci di farlo in maniera così ben definita che i colori diventano visibili sul piano fisico, mentre altri non riescono che sul piano astrale o mentale. Il Deva, quindi, stendendo le braccia, riversa sui presenti, mediante questa forma-colore, una meravigliosa corrente di influenza, una corrente che perviene ad essi attraverso la loro propria forma-colore e li eleva in proporzione della maggiore o minore somiglianza con quella del Deva. L’influenza che viene irradiata non è quella del Deva soltanto poiché, al di sopra e al di là di esso, al di fuori del tempio e del mondo materiale, vi è un circolo di Deva Superiori, alle cui forze egli serve da canale. L’effetto astrale di questa effusione è straordinario: un mare di luce di un colore cremisi pallido invade la vasta aura del Deva, si riversa quindi sull’assemblea e agisce su di essa stimolandone fortemente le emozioni. Ciascuno dei presenti eleva la sua forma particolare in questo mare roseo, ma per quanto bella sia questa forma, essa è naturalmente di un ordine inferiore a quella del Deva, individualmente più grossolana e meno brillante della splendida massa da cui emerge. Si ha un bellissimo e curioso effetto di lingue di fuoco di un cremisi cupo che penetrano in questo mare roseo, simili a fiamme vulcaniche che s’innalzano di fronte ad un magnifico tramonto. Per poter comprendere almeno in parte come viene provocata quest’attività di vibrazione e simpatia, dobbiamo pensare che l’aura di un deva è immensamente più estesa di quella di un essere umano ed anche molto più flessibile. Il sentimento che in un uomo comune si esprime con un sorriso di benvenuto, in un Deva provoca una subitanea espansione di luminosità dell’aura, e si manifesta non solo con colori, ma anche con suoni musicali. Il saluto di un Deva ad un altro Deva è uno splendido accordo musicale, o piuttosto un arpeggio. Un Deva di medio sviluppo ha spesso un’aura il cui diametro misura molte centinaia di metri e, quando è di fronte a qualcosa che lo interessa o eccita il suo entusiasmo, questa aumenta enormemente. Il nostro Deva include quindi nella sua aura l’intera congregazione ed è in grado di agire su di essa in modo molto intimo, tanto dall’interno quanto dall’esterno. Questa prima effusione sull’assemblea ha per effetto quello di innalzare ciascuno dei presenti al suo più alto livello, e di risvegliare in lui la più nobile capacità affettiva di cui è capace. Quando il Deva vede che tutti sono in perfetta armonia, attrae nuovamente a sé la corrente della propria forza e concentra e circoscrive la sua aura in una forma sferica più piccola, dalla sommità della quale s’innalza una grande colonna. Poi, anziché stendere le sue braccia sugli adunati, le innalza sopra al proprio capo e a questo segnale ciascuno dei presenti invia verso il Deva tutto il potere del proprio affetto e delle proprie aspirazioni, offrendo se stesso, per così dire, in un atto di amore e adorazione della Divinità. Il Deva attrae tutte queste correnti ardenti e le volge verso l’alto, in una sola immensa fiamma dai molti colori, che si espande innalzandosi, ed è raccolta dal circolo dei Grandi Deva in attesa. Questi la passano attraverso se stessi trasmutandola e la fanno convergere fino a raggiungere un grande Arcangelo. Questo possente Essere raccoglie correnti analoghe da ogni parte del suo mondo e intesse tutte queste molteplici correnti come in una immensa corda che lega la Terra ai piedi del suo Dio... E il Divino risponde. Nella Sua stessa Luce vi è per un attimo uno splendore ancora maggiore e il riconoscimento immediato ritorna al Grande Arcangelo; attraverso Lui, si riversa sul circolo dei Deva Superiori, quindi sul Deva all’interno del tempio. Questi abbassa le braccia e le distende in atto di benedizione, riversando il torrente di Potere sull’assemblea. L’intera cattedrale è invasa da un flusso di colori di una bellezza inesprimibile: sembrano torrenti di fuoco liquido, ma dotati di una immensa delicatezza di sfumature. Essi avvolgono i presenti, e da tutta questa gloria ognuno attinge ed assorbe, secondo la sua capacità e necessità, ciò che il proprio grado di sviluppo gli permette di assimilare. I veicoli sottili di tutti i presenti sono vivificati e portati al loro massimo grado di attività da questo stupendo afflusso di potere divino ed ognuno realizza, istantaneamente, al massimo della propria disponibilità, ciò che significa realmente la vita di Dio e come questa debba esprimersi in tutti mediante l’amore per il prossimo. Questa benedizione è qualcosa che si adatta a ciascuno individualmente, che lo rinforza nei suoi punti deboli, e nel medesimo tempo sviluppa in lui al massimo grado le migliori qualità, dandogli non solo una grandiosa esperienza trascendente, ma lasciandogliene pure il ricordo, che costituirà per lui nei giorni a venire una luce radiosa. L’effetto benefico di questa funzione non si esercita soltanto su coloro che sono presenti; le sue radiazioni si estendono su una vasta superficie e purificano l’atmosfera astrale e mentale. Il suo effetto è chiaramente percepibile da chiunque sia leggermente sensitivo, anche ad una distanza di 10 km dal tempio. Viene liberata una poderosa emanazione di forme pensiero colore rosa che riempiono l’atmosfera ed impregnano il paese circostante di pensieri d’amore. Nel Tempio viene a formarsi un immenso vortice di energia quasi permanente, la cui influenza è subito avvertita da chi vi entra, che mantiene sulla zona circostante una irradiazione continua. Inoltre, ciascuno dei presenti, tornando a casa, si rivela a sua volta un centro di forza dello stesso ordine, e le emanazioni che s’irradiano da lui sono fortemente percepibili da tutti i suoi vicini che non hanno potuto assistere alla funzione. |
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