Gli Angeli
nella
Gloria Celeste

di GINO ZANCARLI

Angelorum Positio

La "posizione" degli Angeli nella gloria celeste è una tematica teologica oggi pacifica, accettata comunemente, senza divergenze filosofiche e teologiche, nella Chiesa Cattolica: gli Angeli, esseri spirituali, dotati d’intelligenza e volontà, godono la cosiddetta visione beatifica di Dio uno e trino fin dalla loro creazione, ma dopo aver subito "la prova", di cui parla la Chiesa.
"Il diavolo, infatti, e gli altri demoni sono stati creati da Dio naturalmente buoni, ma da se stessi si sono trasformati in malvagi" (CCC n.391). Di questo peccato degli Angeli parla il NT, 2 Pt 2,4: " Dio, infatti, non risparmiò gli Angeli che avevano peccato, ma li precipitò negli abissi tenebrosi dell’inferno".
(Vedi Angeli Ribelli e Angeli e Cattolicesimo).
Il Concilio Vaticano II, come tutta la Tradizione e la Dottrina Cattolica, c’insegna che la Chiesa tutta intera è formata dalla Chiesa militante, dalla Chiesa purgante e dalla Chiesa trionfante.
"Fino a che dunque il Signore non verrà nella sua gloria, accompagnato da tutti i suoi Angeli (cfr. Mt 25,31) e, distrutta la morte, non gli saranno sottomesse tutte le cose (cfr. 1Cor 15,26-27), alcuni dei suoi discepoli sono pellegrini sulla terra, altri, compiuta questa vita, si purificano ancora, altri infine godono della gloria contemplando chiaramente Dio, uno e trino, qual è" (LG, 49).
Di questa gloria e di questa contemplazione chiara di Dio, si occupano gli Angeli: la "positio" angelica è nell’eterna "beatitudine" o "visione beatifica" di Dio.
Gli Angeli sono per natura nella posizione di contemplazione chiara e immediata di Dio. Vedono e godono Dio secondo la loro natura creata, ma in modo totale, pieno, completo e immediato. Sono nella cosiddetta "beatitudine".

Beatitudine

La definizione di beatitudine secondo il vocabolario di Devoto Oli è: "Stato di perfetta felicità, consistente, secondo la Teologia Cattolica, nella visione beatifica di Dio".
E’ la condizione di perfetto appagamento e la piena realizzazione di se stessi. Secondo la famosa definizione boeziana è: "Uno stato perfetto in cui si assommano tutti i beni".
Gli Angeli, come esseri intelligenti e volitivi, sono posti sicuramente in questo stato di perfetta beatitudine.
Da queste definizioni risulta che "la beatitudine consiste essenzialmente nel livello di massima perfezione ("ultima perfectio"=definizione tomista) di quell’attività che è maggiormente propria dell’Angelo (l’intelletto) e dell’uomo ( la ragione)" (cfr. II Sent., d.4, q.1: Commento di san Tommaso alle Sentenze).
Vediamo in breve qual è l’oggetto e l’attività (ruolo) della beatitudine angelica.

"OGGETTO" DELLA BEATITUDINE ANGELICA

Secondo la scuola tomista si ammette che la perfetta beatitudine dell’essere consiste nella visione dell’essenza divina. Ora vedere Dio per essenza non è al di sopra soltanto della natura umana, ma di qualsiasi creatura. Anche per gli Angeli, perciò, è stato necessario da parte di Dio dare a loro delle forze e delle grazie per godere la beatitudine. Per l’uomo queste forze e queste grazie si dicono virtù teologali, sia perché hanno Dio come oggetto, sia perché sono infuse nell’uomo da Dio soltanto. Anche per gli Angeli, Dio ha direttamente infuso in loro la capacità intellettiva e volitiva di contemplare l’essenza divina.
L’oggetto, quindi, della visione beatifica angelica è l’essenza di Dio, secondo il pensiero della scuola tomista.
Se in alcuni momenti la teologia ha parlato di beatitudine quasi esclusivamente nei termini "visione", adesso si è più consapevoli che nel NT e nella Tradizione appaiano anche altri elementi. Uno di loro è la comunione d’amore con Dio uno e trino. La visione non è puramente intellettuale, ma abbraccia anche tutta la volontà. Questo discorso vale anche per gli Angeli, che oltre a vedere immediatamente Dio, lo amano totalmente con libera e completa volontà. Questo pensiero teologico è dovuto, soprattutto, alla dottrina agostiniana, come vedremo.

"ATTIVITA'" DELLA BEATITUDINE ANGELICA

La beatitudine o visione beatifica, che gli Angeli hanno, non consiste in uno stato d’inerzia, poiché l’inerzia non è perfezione e non perfeziona nessun essere; perciò consiste nell’agire, nell’esercizio di un’attività.
Quest’attività beatificante è stata teologicamente studiata da due scuole: la scuola agostiniana e la scuola tomista.
La prima dà rilevanza all’amore, come conoscenza beatifica di Dio. Questa tesi sostiene che la "visione" beatifica di Dio consiste nel "possesso pieno" e integrale del Sommo Bene, Dio, e si attua soltanto nell’amore totale: "la gioia è il coronamento della beatitudine" (cfr. sant'Agostino, "Le Confessioni", Libro X, n.22-23).
La scuola tomista, invece, dà prevalenza all’intelletto, quale strumento della beatitudine. San Tommaso assegna il primato all’intelletto rispetto alla volontà e vuol dimostrare che la beatitudine consiste primariamente nell’attività intellettiva e, pertanto, alla contemplazione di quella realtà divina, che con il suo fulgore e la sua bellezza appaga totalmente e definitivamente qualsiasi essere, che sia portato, mediante la sua grazia, alla conoscenza della sua essenza divina.
"Affermo essere impossibile che la felicità stessa nella sua essenza, consista in un atto della volontà. Infatti, è evidente da quanto si è affermato che la felicità è il conseguimento del suo fine…Il godimento (delectatio) poi sopravviene alla volontà per il fatto che il fine è presente…Pertanto dapprima c’è la volontà di conseguire il fine ultimo; ma abbiamo poi il conseguimento per il fatto che diviene a noi presente mediante un atto dell’intelletto; e finalmente la volontà appagata si acquieta nel fine già posseduto. Ecco, dunque, che l’essenza della beatitudine consiste in un atto dell’intelletto; alla volontà invece spetta il godimento che accompagna la felicità" (Summa Theologiae, I-II, q.3, a.4).
Questo è il famoso testo magistrale ed esemplare, in cui san Tommaso avvalora la tesi della supremazia dell’intelletto sulla volontà nella visione beatifica di Dio, quale attività beatificante, sia degli Angeli, sia degli uomini. Naturalmente negli Angeli, come abbiamo detto, la volontà di conseguire il fine ultimo non è in atto, in quanto il fine è già loro presente: "hinc et nunc".
L’ordine della felicità beatifica rispecchia necessariamente l’ordine delle facoltà. In questa tesi tomistica, non si vede come, assolutamente e formalmente parlando, si possa anteporre la volontà all’intelletto. Per questo motivo, la beatitudine investe inizialmente l’intelletto, che è la prima facoltà ad entrare in possesso di Dio, mediante la visione beatifica.
Tuttavia, come detto sopra, questa tesi non esclude totalmente l’altra, cioè quella del momento affettivo, complemento necessario della prima.
Perciò, pur affermando, secondo la scuola tomista, che la beatitudine consiste principalius nella vita contemplativa, si riconosce pure che il pieno possesso integrale del Sommo Bene si dà anche nella volontà e nell’amore.
Da sottolineare, infine, che dalla caratterizzazione e particolarità della tesi tomista riguardo alla beatitudine, considerata come attività primariamente e principalmente intellettiva e contemplativa, n’è disceso logicamente la ormai celebre dottrina ascetica del primato della vita contemplativa su quell’attiva.
Da quanto sopra detto, deriva che gli Angeli hanno sicuramente attività intellettiva nella conoscenza e nella percezione di Dio; ma possiamo affermare che lodano Dio, amano Dio, servono Dio anche con la volontà. Percepiscono immediatamente l’essenza di Dio con l’intelletto e immediatamente lo amano con la volontà.

INTELLETTO E VOLONTA'

Gli Angeli, quindi, sono esseri spirituali, persone datate d’intelletto e volontà; nell’atto libero queste due facoltà s’intrecciano in un’unica attività operativa: l’atto libero emesso dall’intelletto e dalla volontà. Quest’atto libero è immediato nella visione beatifica di Dio, in quanto sono, per grazia, in possesso del Sommo Bene, che è Dio stesso.
La loro felicità eterna, quindi, consiste nella piena attuazione delle facoltà: dell’intelligenza mediante la contemplazione dell’essenza di Dio, della volontà mediante l’unione con Dio nell’amore totale.

CONCLUSIONE

Teniamo, comunque, presente che noi poveri mortali stiamo parlando d’esseri superiori e spirituali, quali sono gli Angeli: è un mistero.
"Questo mistero di comunione beata con Dio e con tutti coloro che sono in Cristo supera ogni possibilità di comprensione e di descrizione. La Scrittura ce ne parla con immagini: vita, luce, pace, banchetto di nozze, vino del Regno, casa del Padre, Gerusalemme celeste, paradiso" (CCC, n.1027).
Parliamo di Angeli, ma non siamo Angeli! Questo è il problema!
Gli Angeli sono di Dio e in Dio. Sant'Ireneo ha formulato questa realtà beatifica degli Angeli e dei salvati in modo magistrale nell’opera "Adversus Hereses", IV 20,5: "Come coloro che vedono la luce sono nella luce e partecipano del suo splendore, così coloro che vedono Dio sono in Dio, partecipando del suo splendore".
Viene in mente quello che diceva sant'Agostino concludendo la sua opera "La Città di Dio" (22,30): "là riposeremo e vedremo, vedremo e ameremo, ameremo e loderemo. Ecco ciò che avverrà fino alla fine senza fine".
Ogni descrizione che cerchiamo di fare della vita dell’aldilà sarà sempre inadeguata. Gli Angeli, che sono già…, ci aspettano!

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