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1.
La dottrina della Chiesa delle origini
ANGELI BUONI, ANGELI MALVAGI
/ GNOSTICISMO
Il tema angelico fu toccato già dagli autori cristiani
più antichi. Non a caso troviamo talvolta nei loro scritti delle opinioni che
sono state successivamente ricusate dalla Chiesa. Per esempio secondo Giustino,
che scrisse nel II sec. d.C., gli angeli sarebbero dotati di un corpo fisico,
simile a quello umano. Questa particolare interpretazione fece sì che si
andasse affermando anche l’idea di un corpo fisico per i demoni,
determinando culti deviati e l’inizio di una vera e propria devozione per
Satana.
Sempre nel II sec. d.C. (ma per altri più tardi) fu scritto il
"Pastore di Erma", in cui si sostiene che i primi esseri creati
furono sei angeli che ebbero l’incarico di custodire l’universo. Altri
angeli facevano capo a questi sei eletti e avevano invece il ruolo di custodi
e protettori degli uomini. Ogni uomo sarebbe infatti accompagnato da un angelo
buono e da uno malvagio, per cui è indispensabile ascoltare il primo e non
rispondere al secondo, al quale è lasciata da Dio la libertà di metterci
alla prova. Tuttavia l’angelo buono avrà sempre la meglio su quello
malvagio e mai il secondo riuscirà a prevaricare il primo.
Questa concezione "dualistica" degli angeli buoni e cattivi è il
frutto anche dell’influsso che nei primi secoli ebbe sui cristiani lo gnosticismo
(dal greco gnosis = conoscenza), all’interno del quale gli angeli
acquisirono un ruolo di primo piano. Nelle sette gnostiche vigeva infatti un
principio fondamentale: poiché Dio è buono e il mondo materiale malvagio,
Egli non può averlo creato. Di questo impegnativo compito furono incaricati
invece gli esseri celesti, ordinati in due gruppi di sei. Come demiurghi (il demiurgo
nella filosofia greca antica era colui il quale dava forma alla materia)
crearono e governarono il mondo, ma su un piano inferiore, quindi lontano da
quello della Sophia (Sapienza), dove si trovava il trono divino.
L’idea degli angeli-demiurghi era il frutto di influssi diversi,
neoplatonici e zoroastriani, coniugati con il pensiero ebraico e il nascente
cristianesimo. Furono proprio i teologi cristiani ortodossi a reagire, facendo
rilevare che così si attribuiva agli angeli il compito di creatori,
sostituendoli a Dio stesso.
La nascente teologia cattolica si concentrò quindi su definizioni che
limitavano il ruolo degli angeli a quello di intermediari, come risultava
dalle Sacre Scritture: "Fuoco pensante" li definì Clemente
Alessandrino (150-212), per il quali gli angeli avevano il compito
fondamentale di illuminare gli uomini con la sapienza di Dio e di condurli
verso la luce, al fine di portarli fino alla conoscenza della Verità.
ORIGENE
Origene (185-253), che fu discepolo di
Clemente Alessandrino, elaborò una tesi più articolata. Il filosofo
suddivise in tre categorie gli esseri pensanti: al livello più basso stavano
gli uomini, creature che si sono allontanate da Dio ma non in modo definitivo.
In quello intermedio ci sono i demoni, angeli decaduti, per sempre consacrati
al male ed eternamente lontani da Dio. Al primo livello ci sono gli angeli
suddivisi in Virtù, Principati, Troni e Dominazioni, creature del bene, in
stretto rapporto con Dio.
Nella proposta di Origene all’uomo è riconosciuta la libertà di decidere,
in virtù del proprio comportamento, se andare in direzione del bene o del
male, scegliendo la categoria in cui riconoscersi.
Secondo Origene gli angeli avevano anche un corpo simile a una stella, perché
sarebbe impensabile immaginarli di puro spirito, non visibili, in quanto tale
prerogativa è solo esclusiva di Dio. La loro visibilità è da porre in
relazione al ruolo di custodi degli uomini. Singolare appare l’idea che ogni
uomo abbia un numero variabile di angeli in relazione alle difficoltà delle
situazioni che deve sostenere: maggiori saranno i problemi, più numerosi
saranno gli angeli custodi. (vedi anche Angeli
ribelli)
L'ASPETTO
FISICO DEGLI ANGELI
Tra IV e VI secolo molti teologi affrontarono il
problema dell’aspetto fisico degli angeli. Partendo dall’assunto di
Origene, secondo il quale il puro spirito sarebbe solo prerogativa divina,
molti pensatori giunsero alla conclusione che gli angeli dovevano
necessariamente essere dotati di un corpo visibile, ma con caratteristiche
particolari.
Evidentemente gli angeli, quando sono paragonati agli uomini, pare siano
dotati di un corpo spirituale, ma se visti accanto a Dio risultano esseri
corporei perché non possono essere come lo spirito divino.
Iniziarono allora ad affermarsi definizioni complesse, tendenti a identificare
gli angeli come corpi costituiti da "fuoco e spirito", oppure, come
sosteneva sant’Agostino (354-430), da "fuoco e aria".
SANT'AGOSTINO
/ GREGORIO MAGNO
Il problema dell’aspetto fisico degli angeli non fu
il solo a interessare i Padri della Chiesa: si discuteva infatti anche il
carattere imperfetto del loro essere, che aveva determinato la ribellione di
alcuni e la loro conseguente caduti agli inferi.
In sant’Agostino, che sottolineò il ruolo di messaggero svolto dagli
angeli, troviamo un’interessante puntualizzazione riguardo al loro libero
arbitrio. Il grande filosofo africano stabilì infatti che gli angeli decaduti
furono cattivi perché decisero di esserlo, abbandonando Dio e fuggendo il
bene. Il Creatore, pur conoscendo il disegno di questi angeli, non volle
privarli della loro libertà di scelta, lasciando così a loro la possibilità
di stabilire quale via seguire.
Gli angeli hanno pertanto la stessa libertà lasciata agli uomini e possono
decidere se andare in direzione del bene o del male. Il male non ha quindi
origine in Dio, ma è determinato dalle scelte degli esseri (angeli o uomini)
che orientano la loro esistenza nella direzione più consona al loro stato,
che resta comunque imperfetto.
Gregorio Magno (540-604) si occupò invece del numero delle creature
celesti che è indefinito per gli uomini, ma è definito davanti a Dio, perché
quelle inviate sulla terra sono solo una parte. Altri angeli sono presso Dio
in contemplazione al cospetto del suo trono, altri ancora svolgono il compito
di messaggeri.
2.
La teologia medievale
SINODI
E CANONI
A partire dalla metà del VI secolo, di fronte alle
teorie che incrementavano poteri e ruolo degli angeli fino a renderli creature
molto lontane dalla loro effettiva dimensione cristiana, la Chiesa intervenne
con sinodi e canoni.
Il Sinodo di Costantinopoli (543) condannò l’idea secondo la quale
il Verbo di Dio sarebbe stato un angelo al più alto livello delle Gerarchie
celesti. Inoltre il Sinodo rifiutò anche l’identificazione degli angeli in
astri e corpi celesti.
Il Concilio di Roma del 745 proibì l’invocazione di alcuni angeli
provenienti dalla cultura ebraica, in quanto creature consacrate al male,
ossia demoni. Essi furono presto abbandonati nei culti più diffusi, ma
continuarono ad avere una funzione importante nella religione popolare.
SCOTO
ERIUGENA / GIOVANNI DAMASCENO
I teologi e i filosofi medievali continuarono a
discutere sulla natura degli angeli, la cui forma puramente spirituale non
trovava d’accordo alcuni pensatori che potremmo definire progressisti, come Scoto
Eriugena (IX secolo), che attribuiva, influenzato da Platone, agli
angeli uno spazio concreto in cui vivere tra il mondo umano e il divino.
Altri, privilegiando Aristotele, sostenevano che gli angeli erano
immagini astratte e invisibili, prive di un vero e proprio luogo di residenza.
Tra il XII e il XIII secolo la grande discussione sulla natura degli angeli
andò gradatamente verso una direzione precisa: infatti si affermò
l’ipotesi dell’esistenza di un corpo spirituale, che mediava tra le due
posizioni più estreme.
Sul tema della natura spirituale dell’angelo molto importante è la
posizione assunta da Giovanni Damasceno (VIII secolo) il quale chiarì
che "l’angelo può essere detto icona di Dio, poiché è stato creato a
immagine di Dio, volendo significare con ciò che egli è dotato di una natura
spirituale; è una sostanza intellettuale, dotata del libero arbitrio nella
scelta tra il bene e il male".
BERNARDO
DI CHIARAVALLE
Bernardo di Chiaravalle (1091-1153),
che sostenne con grande devozione il culto degli angeli in ambito monastico,
chiarì che i ruoli degli angeli sono molteplici, ma il principale è
soprattutto quello di essere custodi degli uomini, ossia loro difensori. Con
il loro lavoro costante e invisibile, gli angeli seguono infatti continuamente
l’uomo, aiutandolo, rafforzandolo e sostenendolo in ogni momento. Le mani
invisibili degli angeli proteggono l’uomo ed esse, oltre a essere un aiuto
pratico, sono anche un segno teologico il cui valore deve essere posto ben
oltre quello immediato e quotidiano. Infatti nelle mani dell’angelo il santo
di Chiaravalle individuava "il duplice effetto dell’azione di soccorso,
teso da un lato a ricordarci che la tribolazione non durerà per sempre, e
dall’altro l’eternità della ricompensa" (Sermones in Psalmum
"Qui habitat").
Ancora secondo san Bernardo, gli angeli "sono spiriti potenti, gloriosi,
beati, distinti nelle loro persone, divisi secondo la loro dignità, fedeli
fin dall’inizio al loro ordine, perfetti nella loro natura; eterei nel
corpo, immortali, fatti e non creati impassibili, vale a dire per grazia e non
per natura; puri nella mente, buoni nella volontà, devoti a Dio, totalmente
casti, unanimi nella concordia, sicuri nella loro pace, creati da Dio,
consacrati alla sua lode e al suo servizio" (De Consideratione, V, 4,
7).
SAN
TOMMASO D'AQUINO
Il Concilio Lateranense, svoltosi nel 1215, fece
ulteriore chiarezza contro le teorie di origine gnostica e decretò che vi era
un solo e unico principio creatore, Dio, al quale facevano capo tutte le cose
visibili e invisibili. Anche gli angeli furono quindi definitivamente
riconosciuti come esseri creati da Dio parallelamente all’universo e fu
negata la loro diretta partecipazione alla creazione. Essi, per quanto dotati
di poteri soprannaturali e depositari della voce divina, furono quindi
considerati ufficialmente "creature", ossia esseri di un livello
inferiore, subalterni nel meccanismo celeste.
San Tommaso d’Aquino (1221-1274), che si occupò così a fondo di
angeli da meritare il soprannome di Doctor Angelicus, fu un acceso
sostenitore dell’incorporeità degli angeli e attribuì loro una natura
totalmente spirituale. Egli si occupò del loro ruolo nell’architettura del
creato e ipotizzò che agli angeli fosse affidato l’incarico di determinare
il movimento degli astri, guidandone i moti secondo la volontà di Dio. (vedi Angeli
e Astri)
Il suo interesse per gli angeli non fu solo di carattere teologico, ma anche
mistico, legato a esperienze personali. San Tommaso fu seguito dagli angeli
fin dalla tenera età e per tutta la vita ebbe contatti con questi esseri, che
lo consigliarono e lo aiutarono nelle occasioni più difficili della sua
esistenza. Senza dubbio questa esperienza, unita naturalmente al notevole
approfondimento teologico, è stata determinante per l’elaborazione delle
tesi esposte nella Summa Theologica, la sua opera maggiore, nelle quali
dedicò molto spazio alla natura dell’angelo custode (vedi gli
approfondimenti in questa sezione).
SAN
BONAVENTURA
Nella speculazione teologica del XIII secolo,
successiva al IV Concilio Lateranense, si andò anche affermando la continua
necessità di una più attenta valutazione dei ruoli e dell’identità degli
angeli.
San Bonaventura (1217-1274) stabilì che gli angeli erano parte di una
sola specie, come gli uomini, provvisti di intelligenza, memoria e volontà;
inoltre affermò che questi esseri erano dotati di libero arbitrio e in grado
di agire seguendo il bene o il male, come dimostrato dall’azione di
Lucifero.
San Bonaventura in parte rielaborò le teorie dello Pseudo Dionigi
Areopagita sulle Gerarchie angeliche (vedi Gerarchie
angeliche), affermando che solo l’ultima Gerarchia era
incaricata di stabilire i rapporti con gli uomini. I Principati avevano il
compito di governare e controllare che gli uomini fossero sempre orientati
verso il bene; agli Arcangeli era riconosciuto il compito di messaggeri della
voce divina; gli Angeli avevano invece un ruolo più applicativo e pratico:
proteggevano gli uomini dai pericoli e soprattutto dalle lusinghe o dagli
attacchi del demonio. Si noterà che l’impostazione proposta da san
Bonaventura tendeva a riportare nelle schiere angeliche uno schema tripartito,
simile a quello della Trinità.
3.
L'angelologia moderna
RIFORMA
E CONTRORIFORMA
Dopo la grande sistemazione legata alla filosofia
medievale e soprattutto alle figure di san Tommaso e san Bonaventura, l'angelologia
fu messa in secondo piano da problemi più pressanti, come quello di riformare
la Chiesa, che ebbe come esiti, dopo una lunga gestazione, la Riforma
protestante, luterana e calvinista, e la Controriforma cattolica.
Va detto che il dibattito sugli angeli non fu del tutto trascurato all'interno
delle dispute tra cattolici e protestanti, ma, per esempio, non si può fare a
meno di osservare che nel corso del Concilio di Trento (1545-1563) il problema
angeli non fu nemmeno trattato. Per vedere una prima concreta presa di
posizione sull'argomento in seno al cattolicesimo della Controriforma, bisognò
attendere fino al 1570, quando nel "Messale romano" di papa Pio V
furono indicate quattro feste consacrate espressamente agli angeli, dedicate
agli angeli custodi (il 2 ottobre), all'arcangelo Gabriele, all'arcangelo
Michele e all'arcangelo Raffaele. Successivamente, nel 1614, nel "Rituale
romano" di Paolo V fu indicato l'importante valore degli angeli custodi e
amici degli uomini, in particolare nella nascita e nella morte.
GIOVANNI
DELLA CROCE
Un importante impulso all'analisi teologica e
spirituale sugli angeli si ebbe nell'ambito della corrente mistica che
attraversò il XVI-XVII secolo con alcuni esponenti di indiscusso valore.
Per esempio il mistico spagnolo Giovanni della Croce (1542-1591) in più
occasioni ebbe modo di descrivere l'importanza degli angeli, conosciuta
soprattutto attraverso il costante rapporto con loro per mezzo della preghiera
e della meditazione. Con il suo Cantico spirituale ci ha lasciato una
memoria nitida del fondamentale ruolo degli angeli, confermando la loro
determinante funzione di custodi e di intermediari tra l'uomo e Dio: "a
lui vanno le nostre preghiere offerte dagli angeli" (Cantico
spirituale, 2, 3).
FRANCISCO
SUAREZ
Altri si occuparono del
ministero degli angeli: Francisco Suarez (1548-1617) nel suo De
angelis stabilì che il ministero delle creature celesti si suddivideva in
sei azioni:
- difendere l'uomo dai pericoli materiali e
spirituali che potrebbero minacciarlo;
- indurre l'uomo ad andare in direzione del bene
e ad allontanarsi da ogni fonte del male;
- contribuire ad allontanare i demoni dagli
uomini;
- farsi portavoce delle preghiere che gli uomini
rivolgono a Dio;
- pregare per gli uomini;
- cercare di correggere e punire gli errori
degli uomini, al fine di favorirne la conversione finale.
Il teologo gesuita spagnolo stabilì inoltre che la missione degli angeli
custodi doveva essere considerata una verità da accettare completamente da
parte di tutti e che negarla corrispondeva a commettere un grave peccato.
Anche l'esistenza di Gerarchie angeliche andava considerata una verità di
fede in quanto ammessa dalla Scrittura.DENYS
PETAU
Le valutazioni di Suarez furono presto considerate
fondamentali nella dottrina cattolica sugli angeli; alla sua opera si affiancò
l'articolato studio di Denys Petau intitolato allo stesso modo De
angelis, nel quale il teologo, oltre a riflettere sui problemi del numero
e del ministero degli angeli, ribadì che la loro esistenza è una verità di
fede innegabile e che si tratta di esseri spirituali. Egli confermò inoltre
con forza l'esistenza certa e oggettiva dell'angelo custode.
EMANUEL
SWEDENBORG
Nel XVIII secolo, anche se la filosofia illuminista
tendeva a valutare ogni cosa sul piano della razionalità, negando molti
valori della religione, l'indagine sugli angeli continuò, benché attraverso
interpretazioni spesso in contrasto con la visione dogmatica.
Emblematico è il lavoro del filosofo luterano svedese Emanuel Swedenborg
(1688-1772) che elaborò una tesi secondo la quale il mondo naturale e quello
spirituale si incontravano, dando vita a un universo dove angelo e uomo
potevano confondersi. Per il pensatore svedese gli angeli avevano sesso e
vivevano come in una sorta di comunità costituita da tanti nuclei familiari;
accanto all'attività di custodi e messaggeri, svolgevano anche i tanti
compiti che la vita in gruppo richiedeva, curandosi di molteplici impegni,
allevando i figli, difendendo il mondo dai demoni e scrivendo con una
scrittura altamente sofisticata incomprensibile per gli uomini.
IMMANUEL
KANT / ANTONIO ROSMINI
Naturalmente la visione di Swedenborg appare per molti
versi ingenua e lontanissima dalle interpretazioni teologiche, oltre che in
contrasto con le leggi della metafisica. Contro le ipotesi di Swedenborg si
schierarono Immanuel Kant (1724-1804), che lo considerava un
"visionario" e il filosofo cattolico Antonio Rosmini
(1797-1855); quest'ultimo in particolare sottolineò e ridefinì con ulteriore
chiarezza l'immagine totalmente spirituale dell'angelo, ponendo in evidenza
con incisività soprattutto il suo rapporto con gli uomini
Di certo però l'interpretazione antidogmatica di Swedenborg ha avuto la
funzione di creare un insieme di credenze arcane e mitologiche sugli angeli
che ha alimentato numerose interpretazioni letterarie nate nel Romanticismo.
4.
La posizione dei Protestanti
LA
SACRA SCRITTURA E LE TRADIZIONI
La Riforma protestante rifiuta le espressioni di
devozione nei confronti degli angeli, in cui sarebbero evidenti atteggiamenti
cultuali in disaccordo con la Sacra Scrittura (cioè la Parola di Dio scritta
e non quella orale, che costituisce la "Tradizione", accettata dalla
Chiesa cattolica).
Per i cattolici quindi gli angeli, come la Madonna, meritano molta
venerazione, mentre per i protestanti, che riconoscono validità solamente al
dettato della Sacra Scrittura, a queste creature sono riconosciuti solo i
ruoli e le funzioni che provengono dalle fonti scritte.
MARTIN
LUTERO
Martin Lutero, figura centrale della Riforma
protestante, rifiutava il culto degli angeli, come quello dei santi,
considerandolo un peccato perché contrario alla visione della Bibbia, dove
non vi sono indicazioni che prevedono alcun tipo di culto per i messaggeri
divini. La posizione luterana è stata seguita da molti altri riformatori e
indicata come corretto atteggiamento per non perdere di vista la separazione
tra divino e umano.
GIOVANNI
CALVINO
Giovanni Calvino
considerava poco cristiano interrogarsi sull'aspetto, i ruoli e il numero
degli angeli: tutte caratteristiche destinate a svilire l'autentico
significato di quella "parte udibile e distinta" (gli angeli) che
rappresenta una testimonianza vivissima della grandezza della creazione. Per
Calvino, offrire agli uomini eccessive speculazioni intorno agli angeli,
abbassando la loro dimensione su un piano troppo umano, era un modo per
perdere di vista la fede e i misteri della Sacra Scrittura, quasi sempre molto
più semplice di quanto certi filosofi volevano far credere.
La riflessione dei primi protestanti fu accentuata dalle interpretazioni
successive, in particolare tra il XVIII e il XIX secolo, quando numerosi
pensatori stabilirono che l'idea stessa dell'esistenza degli angeli e dei
demoni in realtà andava vista come espressione di una sorta di superstizione
e come tale redarguita poiché allontanava l'uomo dalla corretta visione
teologica della Bibbia.
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