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L’angelo
è una figura che, nella sua specificità e nella sua interezza, è presente soltanto
nelle cosiddette "religioni del Libro", ossia in quelle religioni
basate su di un testo sacro che i fedeli ritengono rivelato: l’ebraica
(con la Bibbia, limitatamente a quella parte che noi chiamiamo Antico
Testamento), la cristiana (con la Bibbia nella sua interezza, cioè
Antico e Nuovo Testamento), l’islamica o
musulmana (col Corano). Le "religioni del Libro" sono anche quelle
rigorosamente monoteiste, fondate cioè sulla fede in un unico Dio,
creatore e ordinatore dell’universo, qualunque sia il nome col quale viene
designato.
Il perché della necessità di questa figura è semplice: sono le religioni che
concepiscono un Ente Supremo, distante nella sua assolutezza e sacralità, ad
aver bisogno soprattutto di esseri intermedi fra il trascendente e l’umanità,
fra l’Essere di Luce e l’essere di terra. L’angelo come mediatore identifica
il problema fondamentale del rapporto fra l’uomo e la divinità: in questo senso
vediamo anche come la figura dell’angelo muti nei secoli con l’evolversi
delle culture e delle civiltà.
Invece nelle religioni politeiste sono i singoli dei che spesso
compaiono e agiscono direttamente nei confronti dell’uomo. Anche nelle
religioni diverse da quelle monoteiste si ritrovano spesso delle figure
soprannaturali intermedie che esercitano alcune delle funzioni proprie
dell’angelo: sono protettrici, consolatrici, ispiratrici, guide o anche
spiriti custodi dei vari elementi che costituiscono il mondo naturale.
Malgrado una parziale diversità, questi esseri finiscono col presentare molte
affinità e somiglianze con gli “angeli” propriamente detti; possiamo quindi
dire che tali entità sono reperibili nel patrimonio di ogni cultura anche se,
andando dalla Persia verso l’Oriente, l’idea di angelo tende a farsi sempre
più vaga e incerta.
Questi esseri intermedi (presenti nelle tradizioni degli Assiri, dei Babilonesi, dei
Fenici, degli Egiziani e dei Persiani) hanno in qualche modo
influenzato la concezione ebraica degli angeli. E la dottrina ebraica, in
quanto più antica, ha ovviamente influenzato, a sua volta, cristianesimo e
islamismo. In una “storia” degli angeli occorre inoltre considerare i
rapporti con il mondo classico e la filosofia greca, che ebbero un profondo
influsso sull’ebraismo del tempo di Cristo e poi sui Padri della Chiesa e sul
loro modo di intendere il mondo angelico.
vedi
Angeli
e Bibbia - Angeli
e Cattolicesimo
Angeli
e Cabala - Angeli
e Corano
All’inizio
della storia dell’umanità rileviamo la presenza degli spiriti della natura,
benefici, che presiedono vari elementi; essi si contrappongono agli spiriti
diabolici, incarnazione del male, le cui immagini compaiono già nelle pitture
rupestri della preistoria. Secondo alcuni, gli angeli deriverebbero dai mani,
cioè le anime divinizzate dei defunti; presso molte culture, infatti, si
ritiene che gli spiriti umani, dopo la morte, divengano protettori dei
viventi, evolvendosi gradatamente verso forme di vita sempre più elevate
nella gerarchia celeste.
Comunque il punto d’inizio di una vera e propria storia angelica è da
reperire presso le religioni mediorientali, dove trova rigoglioso
sviluppo l’idea di entità intermedie tra la dimensione umana e quella divina.
Partendo da qui si dipana il filo che collega le mitologie ariana,
assiro-babilonese, egizia, iranica, greca, gnostica con la cultura ebraica,
cristiana e infine islamica.
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L’esilio degli
ebrei a Babilonia
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Secondo
la tradizione rabbinica, i nomi degli angeli nacquero a Babilonia,
dove gli ebrei furono deportati per un lungo periodo nel VI secolo a.C. dopo
la distruzione dei loro regni; sicuramente l’angelologia ebraica trasse, da
questo contatto non voluto, un notevole arricchimento.
Infatti, angeli nella Bibbia ebraica se ne trovano ma è raro che abbiano un
ruolo di primo piano, essendo spesso frutto di revisioni editoriali,
surrogati di Jahvè ogni qual volta i redattori della scuola sacerdotale
sentivano che il testo jahvista si faceva troppo ardito nella raffigurazione
di Dio. Gli angeli diventano figure di primo piano, sostituti di un Dio
sempre più remoto, solo nelle scritture apocalittiche ebraiche del III e del
II secolo prima dell’èra volgare, in una Palestina governata dai successori ellenistici
di Alessandro Magno.
Gli angeli, così come noi li conosciamo, non ebbero origine dal mondo ebraico, ma tornarono
dalla cattività babilonese insieme agli ebrei. La fonte principale va
ricercata nell’angelologia della Persia zoroastriana, che si può far
risalire al 1500 a.C. Le idee originarie di Zoroastro (versione greca
del nome Zarathustra) riapparvero nel tardo giudaismo apocalittico, nello
gnosticismo e nel primo cristianesimo, per poi riemergere nel ramo sciita
dell’islamismo, ancora oggi prevalente in Iran.
La Bibbia prima dell’esilio è soprattutto il Libro di Davide. La corte di
Davide era una società fondamentalmente militare, con il re-eroe che
esercitava il comando sui guerrieri e uno o due profeti consiglieri. Nell’età
successiva, quella di Salomone, una corte di grande cultura circondava il monarca,
che amministrava una società mercantile, urbana e relativamente pacifica, ma
che ancora riconosceva il suo ideale nella figura carismatica di Davide. In
Babilonia gli ebrei avevano visto quella che doveva essere un’immensa e
complessa corte reale, la cui struttura riproduceva l’ipotetica gerarchia
celeste. Dio, dopo l’esilio babilonese, regna su un cosmo di ordini angelici,
e non è più il solitario Dio-guerriero Jahvè.
vedi Nomi degli Angeli
- Nomi in ebraico degli Angeli
Nello
zoroastrismo, poi soverchiato dall’Islam, il dio supremo e buono Ahura-Mazda
(il "Saggio Signore") ha generato sette entità chiamate Amesha
Spenta, gli "Immortali Benefici", che gli sono sempre accanto,
hanno collaborato alla creazione del mondo e intervengono nelle sue vicende.
Queste sette entità hanno tratti e caratteristiche che per molti aspetti sono
collegabili ai sette arcangeli posti intorno a Dio per celebrare la sua
gloria, come testimoniato per esempio in Tobia (12, 15).
Lo zoroastrismo, inoltre, prevede l’esistenza di un essere con
funzioni analoghe a quelle dell’angelo custode, la Fravashi. Essa si
configura come una specie di "doppio" trascendente dell’individuo
ed esplica un’azione protettiva. Le Fravashi di tutti gli esseri umani
preesistono agli individui che vengono al mondo e dall’eternità si trovano
dinanzi ad Ahura-Mazda, il quale se ne serve per governare l’universo:
esse costituiscono una permanente assemblea di tutti coloro che nasceranno,
che sono nati e che sono morti.
L’influenza dello Zoroastrismo si avverte soprattutto nella tradizione
angelologica giudaica successiva alla formazione dell’Antico Testamento (in
particolare nel filosofo ebreo Filone di Alessandria) e nei testi non
canonici (o Apocrifi), che spesso hanno influenzato anche i Padri della
Chiesa.
vedi
Arcangeli
- Angeli e Zoroastrismo
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I Cherubini degli
assiro-babilonesi e di Ezechiele
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Il vasto pantheon delle divinità assiro-babilonesi
annovera tra gli altri il dio Anu (in sumerico significa
"cielo"), che aveva al proprio servizio dei particolari esseri,
chiamati sukkali (in concreto la moglie e una lunga schiera di figli)
usati per entrare in contatto con gli esseri umani. Il termine sukkal
significa infatti "messaggero". La funzione di protezione nei
confronti dell’uomo era invece affidata a divinità personali, che avevano il
compito di contrastare sin dalla nascita gli spiriti malvagi, ma che
abbandonavano l’individuo al suo destino qualora questi avesse commesso degli
atti peccaminosi (cosa che gli angeli biblici non fanno). Gli dei principali babilonesi avevano inoltre al proprio servizio delle
divinità minori con compiti di “messaggeri” o “araldi”, come Nabu e Nusku,
che ricoprivano ruoli compresi in quello ebraico di angelo.
Agli assiro-babilonesi, come ora vedremo, va anche fatta risalire la definizione di due tra le
più importanti schiere angeliche, quelle dei cherubini e dei serafini.
Nella
città di Ur, fondata lungo la valle dell’Eufrate verso il 4000 a.C., e
che ebbe il suo massimo sviluppo circa 1500 anni dopo, fu rinvenuta una stele
raffigurante una creatura alata, che versa da un’anfora l’acqua di vita nel
calice di un re sconosciuto. Ancora: una delle più antiche raffigurazioni angeliche della Mesopotamia,
anteriore perfino alla stele di Ur, è costituita dai giganteschi grifoni
alati. Proprio a queste raffigurazioni sembrerebbero riferirsi i passi,
peraltro assai scarni dal punto di vista descrittivo, delle più antiche
tradizioni bibliche, quali li troviamo in Esodo (Fece due cherubini d’oro
massiccio: li fece alle due estremità del propiziatorio… I cherubini
stendevano le ali verso l’alto proteggendo con le loro ali il propiziatorio:
erano rivolti l’uno verso l’altro e le facce dei cherubini erano rivolte
verso il propiziatorio, Esodo, 37, 8-9) , nel secondo libro di Samuele e
nei Salmi.
Le celebri visioni del profeta Ezechiele danno dei cherubini una
descrizione completamente diversa rispetto a quella dei karibu assiri
o degli animali alati (Samuele, 22, 11) che potevano essere cavalcati (Salmi,
18, 11) e sono di difficile interpretazione a causa del linguaggio profetico
adottato. Queste le visioni di Ezechiele:
Ciascuno aveva aspetto d’uomo, ciascuno con quattro facce e quattro ali. I
loro piedi erano zampe affusolate e la loro pianta era come quella della
zampa di un vitello, scintillanti come il luccicare di un bronzo levigato.
Avevano mani umane di sotto le ali sui loro quattro lati; avevano facce e ali
tutti e quattro. Le ali erano accoppiate a due a due. Essi avanzavano senza
girarsi e ciascuno avanzava dritto davanti a sé. Le forme delle facce erano
di uomo; poi le forme di leone sul lato destro dei quattro, di bue sul lato
sinistro dei quattro, e ciascuno di essi aveva forme di aquila. Le loro ali
erano distese verso l’alto; ciascuno aveva due ali che si toccavano e due che
velavano i loro corpi. Ciascuno procedeva dritto davanti a sé. Procedevano
dove tirava quel vento senza girarsi. Tra gli esseri apparivano come dei
carboni infuocati che sembravano lampade, essi lampeggiavano fra gli esseri e
il fuoco splendeva e da esso schizzavano fulmini. (Ezechiele, 1, 5-13).
Si era intravista nei cherubini la sagoma di un braccio umano sotto le
loro ali. Vidi pure quattro ruote a fianco dei cherubini, una ruota vicina a
ogni cherubino; le ruote avevano l’aspetto luccicante del crisolito.
Apparivano di forma identica tutte e quattro come se una ruota fosse
congegnata nell’altra. Quando si muovevano procedevano sui quattro lati, nel
procedere non si giravano, ma là dove si rivolgeva la principale andavano
senza girarsi. Tutto il corpo, il dorso, le mani, le ali e le singole ruote
erano piene d’occhi tutt’intorno, ognuno dei quattro aveva la propria ruota.
(Ezechiele, 10, 8-12).
Recentemente alcuni studiosi hanno sostenuto che il testo di Ezechiele
avrebbe subito diverse interpolazioni in epoca posteriore e che la versione
corretta dovrebbe parlare non di quattro volti, ma di quattro attributi
accomunati nello stesso essere: testa umana, corpo di leone, zampe di toro,
ali d’aquila. Questo corrisponderebbe alle raffigurazioni dei karibu:
gli animali alati, i cherubini assiri.
E’ molto probabile inoltre che alla descrizione fatta da Ezechiele abbiano
contribuito forti influenze culturali egizie, con le quali del resto il
popolo ebraico era stato a lungo in contatto.
vedi Gerarchie
angeliche
In
quest’area troviamo infatti una divinità, Bes, di probabile origine
sudanese o somala, caratterizzata dal fatto di possedere un corpo umano
dotato di due paia di ali, di una testa circondata da numerose piccole teste
di animali (leoni, tori, coccodrilli) e interamente ricoperto di occhi.
Questi occhi hanno un evidente significato simbolico e indicano
l’onniveggenza divina: non sono solo strumenti visivi, ma hanno probabilmente
anche un significato attivo di raggi luminosi, con la funzione di illuminare
le tenebre e, implicitamente, di scacciare i mostri che vi trovano ricetto,
quindi in definitiva di disperdere il male.
Altre figure divine, spiriti e “creature intermedie”, ricordano poi i nostri
angeli: alcune di queste figure erano benefiche e altre invece erano
considerate pericolose e ostili nei confronti degli uomini, al punto che
spesso contro di loro si compivano riti magici con lo scopo di arrestarne i
poteri negativi.
vedi
Angeli e Magia - Angeli
e Iniziazioni
Quanto
ai serafini, ne parla il profeta Isaia: il loro nome deriva dal
termine saraph, che significa "bruciare, ardere", e vengono
designati quindi come esseri di fuoco.
Essi compaiono nella visione che Isaia ebbe di Dio nel tempio di Gerusalemme.
E’ il momento della sua vocazione e il profeta descrive gli angeli librasi
attorno al trono di Dio:
Nell’anno della morte del re Ozia vidi il Signore seduto su un trono alto
ed elevato e i suoi lembi riempivano il tempio. Dei serafini stavano sopra di
Lui; ognuno di essi aveva sei ali; con due si coprivano la faccia, con due si
coprivano i piedi e con due volavano. L’uno all’altro si gridavano dicendo:
“Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti; tutta la terra è piena
della sua gloria”. Gli stipiti delle soglie tremavano per la voce di quelli
che gridavano, mentre il tempio si riempiva di fumo. (Isaia, 6, 1-4)
Anche in questo caso il carattere profetico della visione rende difficile
comprendere esattamente l’immagine cui fa riferimento il testo: tuttavia
esistono dei paralleli nell’arte siriana dell’inizio del I millennio a.C. che
possono costituire il modello dei serafini descritti. Si noti comunque che i
confronti con l’arte mediorientale riguardano sempre l’iconografia angelica e
non il significato religioso di queste creature.
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Tardo giudaismo e
Apocrifi
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Il
tardo giudaismo, che va all’incirca dal II secolo a.C. al V d.C., produsse
una ricca letteratura rabbinica, costituita dai cosiddetti Apocrifi
veterotestamentari: testi cioè che, pur trattando temi analoghi a quelli
contenuti nei libri "ufficiali" della Bibbia, non vennero però
accolti come sacri. Essi elaborarono molti temi che saranno poi ripresi nel Talmud
e nel Midrash.
Gli Apocrifi dedicano ampio spazio all’angelologia (in particolare il libro
di Enoch), arricchendola di
elementi coreografici e di descrizioni minuziose, che sono pressoché assenti
nei libri canonici: si parla, per esempio dell’angelo della brina, di quello
della grandine, di quello della neve.
Questa ridondanza incontrò soprattutto il gusto dei ceti popolari, presso i
quali si diffuse un culto verso gli angeli con forti tendenze alla
superstizione e alla idolatria. La cosa suscitò l’allarmata reazione dei
rabbini, che condannarono tali degenerazioni, analogamente a quanto fece la
Chiesa cristiana più o meno nello stesso periodo.
vedi
Angeli e Apocrifi
- Angeli e Tradizione
Enochiana
Il
contributo del mondo greco alla definizione della figura angelica è
importante, anche se non influenzò in profondità il significato stesso della concezione
dell’angelo ebraico e cristiano. Tuttavia non si può dimenticare che la
parola ànghelos è greca e significa “messaggero” e che è usata già in Omero
per designare i messaggeri di Zeus nel mondo degli
uomini. Anche lo stesso Zeus, il dio supremo, è detto agazòs aggelos,
cioè “angelo buono”.
Proprio nei poemi omerici, in particolare, troviamo figure divine che avevano
funzioni del tutto simili a quelle degli angeli della nostra tradizione: per
esempio Atena, nel primo canto dell’Iliade, si adopera presso Achille in modi
che ricordano molto da vicino quelli dell’angelo custode quale noi lo
conosciamo. E’ visibile soltanto a lui e gli porta consiglio nella sua lotta
con Agamennone. Ma anche Agamennone riceve un aiuto divino: in sogno gli
appare Nestore, che si autodefinisce “messaggero di Zeus” e ha il compito di
dargli certi suggerimenti. E nel 24° canto è Iride, la dea dell’arcobaleno,
che soccorre il vecchio re Priamo che piange la morte di suo figlio Ettore: è
inviata di Zeus, sua messaggera.
Nell’Odissea Ulisse viene più volte soccorso dal padre degli dei attraverso
Atena e l’alato Ermete. E’ Ermete che lo aiuta a sciogliersi dagli
incantesimi della ninfa Calipso: il dio alato annuncia infatti alla ninfa la
decisione degli dei di ridare la libertà a Ulisse, che tanto la desidera.
Giunto presso i Feaci e poi nel paese dei Ciclopi, Ulisse stesso è
consapevole di essere guidato da un dio soccorritore. E quando finalmente
tocca le rive di Itaca e teme di non riuscire a vincere i numerosi avversari,
è ancora una volta la dea Atena a incoraggiarlo e a rassicurarlo della
vittoria finale.
E per fare soltanto un accenno ai filosofi dell’antica Grecia: in Platone
troviamo numerosi riferimenti a esseri intermedi esistenti tra cielo e terra.
Tra questi anche Eros, il semidio degli antichi miti, tante volte citato
anche nei poemi omerici.
Nel Symposion leggiamo infatti, con
riferimento ai compiti di Eros:
Suo incarico è tradurre e presentare agli
dei ciò che viene dagli uomini e agli uomini ciò che viene dagli dei: le
preghiere e le offerte degli uni, gli ordini e l’accettazione delle offerte
degli altri….
E’ attraverso l’elemento “demoniaco” (da daimones), qui inteso come
soprannaturale e immortale, che si manifesta – dice Platone – l’arte dei
sacerdoti, con riferimento alle vittime, alle dedicazioni, alle profezie,
alle magie. Leggiamo ancora:
Dio infatti non tratta con gli uomini, bensì
ogni rapporto e dialogo degli dei con gli uomini avviene attraverso
intermediari, sia nella veglia che nel sonno. Di tali demoni e spiriti ne
esistono molti e di molte specie, e uno di costoro è anche Eros.
Lo stesso Socrate si richiamava sovente alla sua voce interiore, che
definiva daimononion e che lo accompagnò per tutta la vita… una via di
mezzo tra l’angelo custode e la coscienza:
Ciò mi è accaduto fin dalla mia
infanzia, cioè una voce che quando si fa sentire mi sconsiglia da qualcosa
che voglio fare e che però non ha mai cercato di persuadermi (Apologia 31
d).
Aristotele parlava invece di esseri celesti di puro spirito non
soggetti alle passioni umane, ma capaci di rendere possibile il movimento
stesso dell’universo, fondato sull’armonia tra l’uomo e il divino. Queste
intelligenze motrici sono state alla base della formazione della dottrina dei
Cori angelici collegati ai singoli cieli nella teologia medievale e in Dante.
Anche la filosofia neoplatonica di Proclo e Plotino conosceva
esseri che fungevano da mediatori con il piano del divino e che erano
chiamati dynameis, “potenze”, parola usata anche dai teologi cristiani
per definire gli angeli.
vedi
Angeli e Astri
Angeli
"influenzati" dal neoplatonismo sono presenti in maniera
piuttosto originale anche all’interno della
cultura gnostica che, partendo dall’Oriente agli inizi della nostra era,
si sviluppa in tutto il bacino mediterraneo e confluisce nel cristianesimo
dei primi secoli, come eresia aspramente combattuta dai Padri della Chiesa.
La gnosi (dal greco "conoscenza") si manifesta come tendenza
religiosa di tipo sincretistico, assommando disparati elementi provenienti
dalle varie religioni misteriche, dalle correnti magico-astrologiche,
dall’ermetismo, dal giudaismo alessandrino, dalle filosofie ellenistiche.
Per lo gnosticismo, che esaspera il dualismo tra spirito e materia, la
salvezza - indotta dal sacrificio simbolico di Gesù - si esplica attraverso
la conoscenza iniziatica, che conduce alla liberazione dell’anima dalla
prigione del corpo.
Secondo la gnosi, gli angeli sono esseri malvagi, che hanno creato il mondo
materiale e lo governano lottando tra di loro, ciascuno volto ad affermare la
propria supremazia. Con la vittoria finale dello Spirito essi saranno
distrutti assieme alla loro creazione.
vedi
Angeli e Gnosticismo - Angeli e punti
cardinali
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Gerarchie
celesti e angeli custodi
|
Dionigi l’Areopagita è un misterioso autore, che
pretende di essere contemporaneo di san Paolo, ma che la critica moderna colloca
attorno al VI secolo, designandolo come Pseudo-Dionigi. Chiunque sia, è lui
che, con meticolosità tipicamente medievale e rifacendosi nuovamente ad una evidente
matrice neoplatonica, ha messo ordine nell’infinito e indefinito mondo degli
angeli, classificandoli secondo una precisa gerarchia; questa, salvo poche
eccezioni, costituisce da allora un punto fermo sull’angelologia e ha
ottenuto pressoché unanimi riconoscimenti in tutta la cristianità.
Dionigi è autore di un consistente Corpus Dionysiacum, nel quale spicca
una complessa opera denominata "Le gerarchie celesti". La
classificazione proposta da Dionigi è basata su nove ordini angelici,
distinti in tre raggruppamenti: il primo è ricavato dall’antico Testamento e
gli altri dalle scarne indicazioni contenute nelle Epistole di san Paolo.
Ancor prima della classificazione angelica in ordini, attorno al II secolo della nostra era, è ben radicata nella Chiesa
cristiana la convinzione che ogni individuo sia assistito da un angelo
custode, anche se non esiste alcun
dogma in proposito, così come non vi è dogma riguardo alle summenzionate
gerarchie angeliche.
vedi Gerarchie
angeliche - Angeli
custodi
L’interesse
per gli angeli ebbe il suo culmine nel Medioevo e non mancarono in proposito
dispute famose, come quella che nel XIII secolo oppose il filosofo e teologo
scozzese Duns Scoto a san Tommaso d’Aquino, padre della
scolastica e autore di una monumentale Summa Theologica, che ancora
oggi costituisce un punto di riferimento basilare per la Chiesa cattolica.
La contesa tra i due pensatori verteva sulla natura degli angeli. Per lo
scozzese erano incorporei, ma costituiti da una "materia
spirituale" avente pur sempre una cerca consistenza; per l’aquinate
erano invece "puro intelletto", benché avessero la facoltà di
assumere temporaneamente sembianze fisiche quando dovevano entrare in
contatto con gli uomini. A sostegno di questa teoria veniva utilizzato
l’Antico Testamento laddove si narra di tre angeli che, in sembianze umane,
incontrarono Abramo e addirittura divisero la mensa con lui. Contrariamente
ai molti sostenitori della tesi opposta, san Tommaso riteneva che gli angeli
fossero dotati di libero arbitrio, tanto è vero che alcuni, con alla testa
Lucifero, scelsero il male, ribellandosi a Dio e trasformandosi così in
demoni.
vedi
Angelologia nella Teologia Cattolica
- Lucifero e gli
Angeli ribelli
A partire dal XVI secolo il
protestantesimo tentò di realizzare un severo ritorno alla Bibbia, quale
unica rivelazione e autorità. Nella Bibbia è detto chiaramente che non si
devono adorare gli Angeli, né rivolgere preghiere a loro, o per loro tramite
(si vedano la lettera ai Colossesi 2, 18 e l’Apocalisse 22, 9), giacché il
sacrificio di Cristo ha annullato ogni barriera e l’uomo può rivolgersi
direttamente a Dio, unico autore di salvezza e a cui solo spetta la gloria.
Questo non significa che la riforma protestante abbia negato l’esistenza e
l’importanza degli Angeli; essi sono stati riconosciuti, conformemente alla
Scrittura, quali messaggeri ed esecutori della volontà divina nei confronti
degli uomini.
Lutero, parlando dell’aldilà, affermò che "Riposeremo soltanto
in Dio, così come in questa vita dormiamo dolcemente, sotto la protezione di
Dio e degli Angeli, senza temere pericolo".
E Calvino: "Per quanto riguarda gli Angeli... la cura e la
protezione dell’uomo pio è stata loro affidata. Essi devono perciò, in
obbedienza a Dio, essere solleciti riguardo alla nostra salvezza, e pregando
per noi non fanno altro che compiere il loro dovere. Dio decreta che tutti gli
Angeli si assumano la protezione dei giusti".
La
stessa "cauta" posizione nei confronti degli angeli si riscontra
nell'islamismo, che comunque contempla l’esistenza degli angeli: il Corano li cita ben ottantotto
volte e la fede nella loro esistenza
è il secondo articolo della fede islamica. Il Corano afferma:
Chiunque non crede in Dio, nei suoi angeli, nei suoi
libri, nei suoi profeti nel giorno ultimo si perde di un perdimento
lontano. (4, 136)
E’ tuttavia proibito
adorare gli angeli e attribuire loro un carattere divino vicino ad Allah:
adorarli e sollecitare il loro aiuto è considerato degradante e avvilente per
l’uomo. Infatti il primo giorno della creazione Allah li fece prosternare
davanti ad Adamo, al quale accordò una conoscenza più estesa della loro: lo
pose dunque al di sopra di loro.
L’angelo (malak, messaggero) è una creatura di luce dotata di ali; è
pura e perfetta. Nonostante ciò si trova all’ultimo posto nella scala
gerarchica che parte da Dio e contempla, in successione, arcangeli, profeti,
esseri umani e angeli. Gli angeli, o malaika, vegliano sull’umanità,
annotando tutte le azioni degli uomini; per i mistici Sufi, invece,
sono gli esseri umani stessi che registrano le proprie azioni, le quali
verranno vagliate nel giorno del Giudizio.
Su quelli che dicono: "Il nostro Signore è Dio" e vi si conformano,
scendono gli angeli e dicono: "Non abbiate paura e non siate afflitti, ma
ricevete la buona novella del Paradiso che vi è stato promesso. Noi siamo
degli amici per voi, in questa e nella vita futura; e là ci sarà per voi quel
che le vostre anime desiderano, e là, per voi, ciò che chiederete"
(41, 30-31).
Lo stesso Gesù, Isa, è considerato dai musulmani di natura
semiangelica e assieme agli angeli siede vicino ad Allah.
Quanto agli arcangeli, il più citato è Gabriele, Jibril, che parlò a
Maria di Nazaret e a Maometto, il quale fu da lui ispirato in sogno
nella stesura del Corano.
Un altro arcangelo importante è Michele, Mikail, che detiene il
dominio delle forze della natura. Le mansioni specifiche degli angeli, prima
ancora della protezione degli esseri umani, concernono l’adorazione di Dio e
l’obbedienza ai suoi voleri. Secondo il Corano, degli angeli furono mandati
da Dio a combattere in alcune battaglie sostenute da Maometto:
Egli
rispose: "In verità vi aiuterò con mille angeli dilaganti senza intervallo".
Ciò era, nel disegno di Dio, solo come buona novella e perché i vostri cuori
si tranquillizzassero... E quando il tuo Signore ispirò gli angeli: "Sì, io
sono con voi: date fermezza a quelli che credono. Quanto ai miscredenti,
getterò lo spavento nei loro cuori. Colpiteli dunque sotto il collo e in
tutte le giunture". (8, 9-12)
Anche la morte del profeta fu – secondo la tradizione – accompagnata da
angeli. Quando Maometto era vicino a morire, i suoi parenti ebbero una
visione: una schiera di angeli riempì la stanza illuminandola di una luce
splendida. L’angelo della morte si avvicinò a Maometto e gli chiese il
permesso di prendere la sua anima. E Maometto acconsentì, sollecitandolo anzi
a completare rapidamente la sua opera.
Non sappiamo attraverso quali fonti Maometto abbia conosciuto la tradizione
ebraica e cristiana; certo è che ne fu influenzato. Di conseguenza anche il
ruolo degli angeli nell’Islam è analogo a quello di cui troviamo notizie
nelle Sacre Scritture: gli angeli siedono intorno al trono di Allah, dal cui
respiro furono creati, lo lodano e gli chiedono perdono per i peccatori, svolgendo
così pienamente il ruolo di intermediari che ben conosciamo.
Procedendo nel tempo, troviamo una vasta e affascinante dottrina degli angeli
nelle opere dell’illustre filosofo, poeta e teologo musulmano Avicenna
(980-1037), nato e vissuto in Persia, il quale previde una duplice
cosmogonia: cieli invisibili congiunti a quelli visibili dell’astronomia e
della fisica celeste, le intelligenze angeliche che danno origine ai fenomeni
palesi dell’universo. In Avicenna sono frequentemente citati l’Arcangelo Gabriele,
angelo dell’umanità, e Michele, angelo dei Profeti.
vedi
Angeli e Corano
Procedendo
verso Oriente ed entrando nell’area culturale dell’induismo (l’India
soprattutto, ma anche parecchie nazioni limitrofe dell’Asia sudorientale),
come pure in quella del buddismo (Asia meridionale e orientale), incontriamo
delle mitologie estremamente complesse, con la presenza di innumerevoli
divinità. Questa folla, apparentemente anarchica, di esseri intermedi,
energie, "ìpotenze", costituisce in realtà una gerarchia di forze
incessantemente attive che, in modo diretto o indiretto, entrano in relazione
con gli uomini. Qui, in particolare nella mitologia vedica e buddista,
ritroviamo degli spiriti benigni, di natura angelica, denominati deva:
dal sanscrito daiva, il termine significa "risplendente",
"essere di luce" e indica la divinità. I "grandi Deva" vengono
definiti Chohan, ed i Grandi Chohan prendono il nome di Mahachohan.
Esiste inoltre una categoria eccelsa detta dei Dhyan Choan, risultando
così una classificazione paragonabile a quella di Dionigi.
Il deva, nel pantheon dell’Oriente, è considerato una divinità minore, cui è
prevalentemente affidato il compito di tutelare luoghi ed entità naturali
come boschi, alberi, nuvole, laghi, venti, montagne; più in generale
custodisce elementi dei regni minerale, vegetale e animale.
vedi Glossario Sanscrito
- Angeli e Karma
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Dall’Oriente
all’Occidente
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Questa
terminologia è diventata di uso comune anche in Occidente per designare gli angeli,
e comunque, a seconda delle differenti culture, questi esseri sono sempre
stati presenti nelle tradizioni con nomi quali: fate, folletti, elfi, gnomi,
ondine. Possiamo dire che, mentre il termine deva designa uno spirito
della natura che tutela un determinato elemento del creato, il termine angelo
viene preferibilmente riservato agli esseri che si occupano dell’uomo.
L’esistenza dei deva e degli angeli riposa sul fatto che ogni particella
dell’esistente rientra nel grande ordine e nella grande armonia
dell’universo, ha un proprio ruolo e una funzione specifica e per adempiere
al compito assegnato è guidata da un’intelligenza superiore, angelica
appunto, la quale non è altro che un infinitesimo della incommensurabile
sapienza divina: questa viene, per così dire, smistata e distribuita
attraverso i canali delle gerarchie celesti. All’interno del quadro generale,
dunque, ogni singola specie persegue una propria meta, secondo uno schema
evolutivo che la porta a cercare costantemente l’ascensione a livelli
superiori. Così è anche per l’uomo, il cui destino è quello di salire a una
dimensione sopraumana, alla condizione angelica: l’uomo diventerà a sua volta
un angelo.
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Angeli
che furono o saranno uomini
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In
questi termini ne parla Helena Blawatsky, nota figura nella storia
dell’esoterismo e della Società Teosofica:
Tutto il Cosmo è
guidato, controllato ed animato da una serie quasi infinita di Gerarchie di
Esseri senzienti, ognuna con una missione da compiere e che, con un nome o
l’altro, che li chiamino Dhyan Choan o Angeli, sono i ‘Messaggeri’, cioè, gli
agenti delle leggi Karmiche e cosmiche. Ognuno di questi esseri è stato o si
prepara ad essere un uomo, se non ora, almeno in un ciclo passato o
futuro.
Questi
Angeli non "amministrano" né "proteggono", non sono
"Messaggeri dell'Altissimo" e ancor meno "Messaggeri della
Collera" di un Dio qualsiasi inventato dalla fantasia dell'uomo. Invocare
la loro protezione è sciocco come credere di potersi assicurare la loro
simpatia con qualche rito propiziatorio, perché anch'essi, come l'uomo, sono
creature soggette all'immutabile Legge del Karma e del Cosmo. L'uomo, essendo
composto dall'essenza di tutte queste Gerarchie celesti, può riuscire a
diventare superiore, in un certo senso, a qualsiasi Gerarchia o Classe o
combinazione di esse.
Charles Webster Leadbetter, altro esponente di spicco della Società
Teosofica, descrive nel libro "Nascita della Sesta Razza Madre" la
vita della nuova società umana: un grande nucleo guidato spiritualmente dagli
angeli che si incarnerà fra circa
ottocento anni nell’attuale California.
vedi Angeli e Società Teosofica
- Angeli e Antroposofia
Aspettando che l’uomo
diventi superiore alle Gerarchie celesti, non possiamo dimenticare le tante
leggende che ci riportano all’isola di Atlantide, distrutta
nell’anno 8498 a.C. per la caduta di un asteroide al largo delle Azzorre
(questo stando al calendario Maya). Una piccola parte dei sopravvissuti si
sarebbe rifugiata nelle loro antiche colonie, penetrando nel bacino del
Mediterraneo fino alle terre della Bibbia. E’ stato supposto che alcuni di
essi appartenessero ad una élite sacerdotale o aristocratica in possesso di
una tecnologia avanzata e di considerevoli cognizioni scientifiche. Enoch
asserisce esplicitamente che quegli esseri potevano, volendo, presentarsi come
uomini normali, sebbene molto alti, senza l’alone di luce. Quegli esseri
avrebbero preso il nome di "angeli".
vedi
Angeli e Apocrifi
- Angeli e Tradizione
Enochiana
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Angeli
alla guida di navicelle spaziali
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Ancora al patriarca Enoch
sarebbero state attribuite dai tardi testi ebraici undici tavolette di
argilla in cui si afferma che un piccolo gruppo di esseri misteriosi arrivò
nel Libano circa 12 mila anni fa. A causa dei loro volti luminosi, degli occhi
grandi e brillanti e della loro alta statura venivano chiamati "gli
Splendenti".
Vi sono numerose descrizioni da altre fonti antiche: all’incirca con le
stesse parole, 5 mila anni dopo, Daniele, il profeta dell’Antico
Testamento, descrive una figura con una cintura d’oro sulle sue vesti e con
le stesse caratteristiche di splendore. Uno dei discendenti dall’unione di
questi popoli con gli abitanti del luogo è il biblico Noè, il cui
presunto padre Lamech era atterrito dal misterioso figlio che riempiva una
stanza oscura con la sua luce (secondo quanto riportato in un manoscritto di
Qumran noto come "Le memorie dei Patriarchi"). Lamech si rende conto
che è più probabile che sia nato dai Figli del Signore dell’Eden che non
da lui. Egli si lamenta con Melchisedec che Noè non sia simile a lui, perché
i suoi occhi sono come raggi di sole e sembra nato dagli angeli (CVI, 1-8).
A questo punto, ci si rende conto che è forte la tendenza al richiamo di
testi antichi per confermare le diverse teorie, più o meno recenti: così
succede, per esempio, parlando degli Elohim e della loro provenienza
extraterrestre: i "Messaggeri celesti" diventano i "Messaggeri
cosmici".
In questo filone si inserisce la religione raeliana (da Rael, il
suo fondatore) che, per esempio, fa riferimento al Libro Genesi della
Bibbia per sostenere che gli esseri umani sono una creazione di esseri alieni.
vedi
Angeli e Extraterresti
La
teoria di questa genesi (l’uomo creato da alieni) si richiama a quanto
riportato dai miti sumeri secondo i quali “coloro che vennero dal cielo
sulla Terra” atterrarono nel Golfo Arabico o nel Golfo Persico 432.000 anni
prima del Diluvio. A Sumer apparve circa 6.000 anni fa,
improvvisamente, la prima civiltà conosciuta e pienamente documentata e diede
all’umanità praticamente tutte le grandi scoperte. Fu lì che apparve la
scrittura, circa nel 3800 a.C.; questo fece di Sumer la terra dei primi
scribi, che annotarono su tavolette di argilla nella scrittura cuneiforme
meravigliose storie di dei e di esseri umani. Gli studiosi considerano questi
testi come semplice mitologia, ma alcuni sono convinti che costituiscano la
narrazione di eventi realmente accaduti.
In accordo a questi miti, alcuni scrittori di
ispirazione cristiana hanno avanzato l’ipotesi che gli ufo possano essere
una parte delle schiere angeliche che presiedono agli aspetti fisici della
creazione. Altri scrittori pensano che vi siano entrambe le essenze, angelica
e satanica, ai timoni dei dischi volanti e che i nostri cieli vedranno
l’apocalittica battaglia finale tra le forze del bene e quelle del maligno.
vedi
Angeli e Sumeri
Per tornare coi "piedi per terra", anche la psicanalisi ha
naturalmente detto la sua sugli angeli... I Messaggeri cosmici, visti da
quest'ottica, si ridimensionano un po' e si devono accontentare di essere
considerati "archetipi culturali", frutto dell'immaginazione
collettiva e immagazzinati in un grande serbatoio chiamato "inconscio
collettivo". Secondo la psicanalisi di
Jung gli angeli infatti possono essere un esempio perfetto di un
simbolo culturale che è stato accolto in Occidente: 4000 anni di fede in
queste creature hanno creato una "verità eterna", che esercita
ancora un considerevole potere inconscio perché mantiene molto del suo
originale valore magico.
Nell’interpretazione esoterica, il
“valore magico” degli Angeli apre ben altre prospettive. In
un discorso generale, possiamo dire che la magia poggia le sue basi nell’equilibrio
e quando questo equilibrio viene infranto è attribuito al mago il potere di
intervenire per ristabilirlo tramite il concorso di entità benefiche: tra
queste, gli Angeli. Sebbene ciò avvenga tramite ritualistiche magiche,
qualche volta una persona può appellarsi con un’intensa preghiera a
spiritualità angeliche appartenenti alle tradizioni religiose. Quindi anche
la richiesta che una persona esprime agli Angeli può essere considerata, da
questo punto di vista, come un’operazione magica.
Per concludere, riportiamo il pensiero di Geoffrey Hodson, uno dei più
famosi chiaroveggenti degli ultimi tempi: "Non potete richiamare i
grandi angeli nel vostro sé inferiore. Per vederli ed ascoltarli dovrete
salire verso il loro mondo. Allorché ne supererete la soglia vedrete la
possente moltitudine sempre immersa in miriadi di colori
dell’arcobaleno...".
vedi
Angeli e Inconscio
collettivo - Angeli e
Magia
Si conclude qui questa breve “storia degli angeli”: per eventuali segnalazioni
di imprecisioni nel testo o per materiale adatto ad arricchire questa sezione
saremo lieti di ricevere le vostre e-mail.
Per gli approfondimenti vi rimandiamo alle pagine monotematiche del
sito.
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