Stelle

Illuminano il cielo notturno e, dal momento che ruotano intorno alla stella Polare (asse del mondo), sono considerate simboli dell’ordine cosmico; indicano inoltre la "luce che proviene dall’alto", che perciò non sempre siamo in grado di riconoscere. Molte mitologie credono che le stelle siano i morti assunti in cielo. Secondo la speculazione cosmologica ebraica, su ogni stella veglierebbe un angelo e le costellazioni sarebbero gruppi di spiriti celesti legati tra loro da un rapporto di armonica collaborazione. Nell’iconografia cristiana le raffigurazioni delle stelle indicavano eventi celesti (ma il motivo ornamentale del cielo stellato era già usato dagli antichi Egizi per abbellire i soffitti delle cripte). Maria, madre di Dio, era spesso rappresentata non solo sulla falce della Luna, ma anche circondata da un alone sacro (aureola) che ha tutto l’aspetto di una corona di stelle. Nella molteplicità delle stelle si vollero vedere simboleggiati i tantissimi discendenti di Abramo. E’ un simbolo di Cristo la "stella splendente del mattino" (Apocalisse 22, 16). Densa di significati è, inoltre, la "stella di Betlemme", raffigurata di solito con otto raggi, il cui compito fu quello di condurre i tre Magi dall’Oriente alla mangiatoia di Gesù. La stella a sei punte, formata da due triangoli sovrapposti, era considerata il sigillo magico del re Salomone e lo scudo di Davide o stella di Davide. La stella a cinque punte, e cioè il pentagramma, detto anche "pentacolo", ha un grande peso nelle tradizioni magiche: viene considerato portafortuna quando ha un vertice verso l’alto, mentre, in caso contrario, è un segno convenzionale che viene usato nella magia nera. La "stella fiammeggiante" è assai importante nel simbolismo della Massoneria (di solito a cinque punte, con una raggiera e una G al centro che dovrebbe alludere alla geometria, a Dio - in tedesco Gott - o alla Gnosi): è il simbolo della luce spirituale che illumina il mondo, sebbene l’interpretazione non sia affatto univoca.

In età arcaica le costellazioni erano utili come punti di riferimento per i naviganti, e venivano associate a leggende e miti. Particolarmente importanti erano quelle costellazioni che la sera, alla fine del moto rotatorio del cielo delle stelle fisse, spariscono nei raggi del Sole al tramonto, per poi riemergere, dopo qualche tempo, nel cielo del mattino. Esse vennero suddivise in base a dodici segni ai quali si diede poi il nome collettivo di zodiaco, ovvero circolo di animali: in tal modo si è giunti a suddividere l’orbita del Sole in dodici settori. Alcuni dei nomi usati erano già noti alle antiche culture mesopotamiche, e vennero poi ripresi e parzialmente trasformati dagli Egizi e dai Greci. Il Sole si trattiene approssimativamente in ciascuna "figura" fino al momento in cui non subentra una nuova fase lunare. Il settore del cielo che corrisponde a un "segno" non coincide, tra l’altro, con la costellazione vera e propria, ma nei suoi confronti appare un po’ spostato (coincidevano approssimativamente circa 2500 anni fa, epoca in cui si giunse a una prima definizione dei segni zodiacali). I segni zodiacali della tradizione occidentale sono suddivisi in base a tre "croci", a ciascuna delle quali vengono fatti corrispondere quattro segni: la "croce cardinale", nella quale ad ariete, cancro, bilancia e capricorno vengono associati i quattro arcangeli Gabriele, Raffaele, Michele e Uriele; nella "croce fissa", a toro, leone, scorpione e acquario, sono associati gli arcaici "guardiani delle quattro regioni del mondo" e, quindi, i quattro Evangelisti: Luca-toro, Marco-leone, Giovanni-aquila, Matteo-uomo o angelo. Infine, come "croce mobile", rimangono i gemelli, la vergine, il sagittario e i pesci.

Nella tradizione islamica il ripudio del culto degli astri, a cui in età storica erano ancora dediti i Sabei di Harran, poggia sulla leggenda del patriarca Abramo. Stando ad essa, egli avrebbe trascorso i primi quindici anni della sua vita rinchiuso in una caverna, ove venne nutrito dalla mano di Allah, per sfuggire alle persecuzioni del re Nimrod che temeva il potere regale di Abramo. In seguito, sua madre lo condusse fuori sotto la scorta dell’angelo Gibril (Gabriele). "Appena Abramo si rese conto che stella vespertina era la sola luce visibile nel cielo notturno, pensò che fosse l’Essere supremo e volle adorarla; ma la stella scomparve e Abramo fece il solenne giuramento di non adorare più nulla che potesse tramontare. Una cosa analoga gli accadde sia nei confronti della Luna al suo sorgere, sia del Sole di primo mattino. Ogni volta Abramo era tentato di identificare questi astri con l’Essere supremo, e di adorarli. Una volta che però anch’essi sparirono, egli divenne triste e giunse alla convinzione di dover adorare esclusivamente colui che aveva creato queste luci e le aveva poste in cielo, e di non ammettere nessun’altra entità al di fuori di questa" (W. Beltz 1980). In una dottrina rigorosamente monoteistica tutti i corpi luminosi del cielo altro non sono che simboli del Creatore stesso.

Tra i vari usi simbolici del numero sette presenti nell’Apocalisse di Giovanni, troviamo il riferimento ai sette pianeti, più precisamente a "sette stelle" che rappresentano gli angeli di quelle sette Chiese a cui Dio rivolge in modo speciale il suo messaggio. Il numero dodici dei segni zodiacali riappare nella forma di dodici stelle che, come una ghirlanda, cingono il capo della donna celeste (Apocalisse 12, 1).

 

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