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"Lo
spirito liberato"
Ippocrate diceva che, mentre il corpo dorme,
l’anima è in grado di recarsi in tutti i luoghi dove il corpo potrebbe andare
da sveglio. Il nostro spirito, durante la veglia, è chiuso nel corpo come in
una prigione. Trattenuto e costretto entro i limiti di una logica
tradizionale finisce per aderire alla realtà documentabile della mente, ma si
arresta davanti all’inconoscibile.
Già prima di Freud gli antichi sapevano che, durante il riposo del
corpo, lo spirito, liberato da qualsiasi legame materiale, era in grado di
comunicare con il mondo soprannaturale. Attraverso la porta del sonno si
riflettono, come in uno specchio, gli accadimenti futuri, prendendo forma di
immagini oniriche. Queste visioni, che si presentano spesso senza alcuna
concatenazione logica tra di loro (o per lo meno la mente razionale non
l’afferra), nel sogno acquistano una logica sbalorditiva, quasi esistesse una
ragione del sogno. Fin dai tempi più remoti si è tentato di fornire una
spiegazione di questi fenomeni, creando una scienza detta comunemente “oniromanzia”
(divinazione, -manzia; attraverso i sogni, oniro-).
Apparentemente le interpretazioni degli antichi (per esempio, Artemidoro)
sembrerebbero divergere da quelle moderne di Freud. Quelli credevano alla
possibilità di una rivelazione del futuro, quest’ultimo all’individuazione di
pulsioni inferiori rifiutate dalla coscienza. In realtà, il distacco è meno
evidente.
Il sogno, per Artemidoro, “dice il vero”. Ma anche per Freud è così: non è un
futuro obbiettivo ma è pur sempre una realtà permanente e soggettiva. E poi,
il sogno rivelerebbe la capacità di captare lievi segni premonitori, che
sfuggono all’osservazione dell’individuo sveglio. In un certo senso, anche
per Freud i sogni fornirebbero una specie di “pronostico”. E scrive: “Ho
dovuto rendermi conto che si tratta, anche qui, di uno dei quei casi non
rari, in cui un’antichissima credenza popolare, tenacemente conservatasi,
sembra essersi avvicinata alla verità delle cose più del giudizio della
scienza che vive attualmente”.
Inoltre, anche l’accentuazione degli elementi egoistici (per la psicanalisi,
il ritorno al narcisismo della prima infanzia) è già presente in Artemidoro:
egli condanna la realizzazione dei “desideri irragionevoli”, frutto appunto
di “atteggiamenti grossolani” e di egoismo. Così scrive nel II secolo d.c.:
“Voi crederete che l’universale ragione dei sogni allegorici sia
facilmente individuabile con una semplice interpretazione. E’ questo un
gravissimo errore. Sappiate che molto spesso, per aver presto alla lettera un
sogno, taluno dovette subire in seguito fatti diametralmente opposti agli
attesi, con grave suo disappunto e imbarazzo”. E aggiunge:
“Tanto per chi fa il sogno quanto per chi lo interpreta è vantaggioso,
anzi non solo vantaggioso ma necessario, che l’interprete conosca chi è il
soggetto sognante, sappia cosa fa, qual è la sua origine e quali le sue
possibilità economiche, come sta di salute e quanti anni ha. E occorre pure
investigare accuratamente il contenuto stesso del sogno”.
Con Artemidoro e Freud, non possiamo non ricordare Jung:
la sua concezione dell’Inconscio Collettivo come Oceano di energie psichiche
è molto vicina a quella che gli Ermetici chiamano la Regione degli Archetipi,
in cui risiedono le idee della Vita e delle Forme. Nella sua opera troviamo
la fusione tra Scienza e Spiritualità; in sintesi, Jung sostiene che
l’Inconscio, attraverso il sogno, è capace di indicare una direzione verso la
realizzazione di un obiettivo e di rivelare il valore di un’idea positiva di
portata vitale con forza ben superiore ai corrispondenti abbozzi del Conscio.
La
Sincronicità
Con l’accenno a Jung possiamo introdurre il concetto di Sincronicità:
un concetto fatto “proprio” da diversi movimenti di pensiero, tra i quali la
New Age. Come nacque e cos’è dunque la Sincronicità?
Jung era deciso a
scoprire il meccanismo degli eventi paranormali e il loro rapporto con la
psiche ed era convinto che esistesse un piano di realtà ancora sfuggente, ma
la cui comprensione ci avrebbe aiutati a capire meglio noi stessi. Partendo
da questa base, lo psichiatra osservò, sulla scia di precedenti studiosi, che
spesso le cosiddette coincidenze rivelavano una loro ragion d’essere,
come se gli accadimenti si accordassero in modo sensato. Jung definì significative
tali coincidenze e chiamò il fenomeno Sincronicità, termine che indica
la tendenza dei fatti fisici (esterni) e psichici (come sogni, sensazioni,
stati d’animo) ad accadere simultaneamente. In altre parole, la Sincronicità
spiegherebbe il verificarsi di eventi privi apparentemente di causa ma
armonici tra loro.
Un celebre esempio chiarificatore possiamo trarlo dalla stessa opera che nel
’52 lo studioso dedicò all’argomento. Racconta Jung che, mentre una sua
paziente gli stava narrando d’aver sognato uno scarabeo d’oro, dalla finestra
cercò di entrare nello studio un insetto scarabeide: una circostanza che
sembrava rimarcare l’evento interno di cui stava parlando (il sogno),
rafforzandone il significato.
La
difficoltà dell'interpretazione
Il sogno è l’esperienza più soggettiva e irripetibile
che esista: comunemente si crede che nessuno possa assistere al sogno di un
altro né ripetere i propri. Inoltre il sogno è trasmissibile soltanto
attraverso la mediazione delle parole che usiamo per raccontarlo.
L’interpretazione cerca poi di stabilire un nesso tra le immagini oniriche e
la realtà diurna: poiché i due mondi hanno una dimensione e una struttura del
tutto diverse e seguono leggi antitetiche e contraddittorie, il tentativo di
equipararle risulta arduo.
L’interpretazione, anche se accorda il massimo spazio all’individualità del
sognante, si base su delle concezioni generali che ne condizionano il
responso.
All’epoca di Artemidoro si chiedeva ai sogni di predire il futuro, oggi li si
interroga per scrutare i segreti del passato e dell’inconscio. In realtà, si
parla della medesima cosa. Agostino diceva che “non esistono propriamente
parlando tre tempi, il passato, il presente e il futuro, bensì soltanto tre
presenti: il presente del passato, il presente del presente, il presente del
futuro”.
I
simboli nei sogni
Affermare
che “il simbolo è un qualcosa che sta al posto di qualcos’altro” può
apparire di scarsa utilità alla comprensione ma, in realtà, il simbolo è
esattamente e compiutamente definibile in quel modo. Pierre Emmanuel
rappresenta con una metafora questo concetto: “analizzare intellettualmente
un simbolo significa pelare una cipolla per trovare la cipolla. Non si può
apprendere un simbolo per riduzione progressiva di ciò che non gli
appartiene; esso esiste solo in virtù del contenuto sfuggente che gli è
proprio. La conoscenza simbolica è una e indivisibile, può avvenire soltanto
attraverso l’intuizione di quell’altro termine che essa significa e nasconde
allo stesso tempo”.
Per interpretare il sogno è dunque essenziale comprenderlo e comprendere i
simboli in esso contenuti. In altre parole, dobbiamo trovare un punto di
contatto tra la forma che il pensiero assume nel sogno e quella che esso ha
nello stato di veglia. Le immagini che il nostro io notturno produce, per
quanto incongruenti e bizzarre, provengono dalla medesima mente che di giorno
segue tutt’altri meccanismi. Questo punto di contatto, non potendo collocarsi
nella realtà, va cercato nella trasposizione simbolica, che non determina ma
sollecita, suggerisce, evoca.
Ricordare
e comprendere il sogno
Al risveglio
è necessario esaminare ciò che si è visto in sogno, cercando di ricordare con
esattezza l’ordine in cui il sogno si è svolto e di fissare nella memoria le
visioni e gli oggetti che si sono visti. I particolari sono molto importanti
e può essere utile riportare le varie impressioni su di un foglio di carta.
Può accadere che nell’arco della giornata riaffiorino dei ricordi, ma più
spesso, col trascorrere del tempo, la nostra parte cosciente interviene a
modificare il sogno, togliendo o aggiungendo particolari. E’ evidente dunque
l’importanza di fissare immediatamente dopo il risveglio lo svolgimento del
sogno, magari prolungando di qualche istante il momento del dormiveglia per
permettere il riaffiorare naturale e spontaneo delle impressioni e delle sensazioni,
nonché dello stato d’animo col quale è stata vissuta l’esperienza del sogno.
Importante è anche comprendere se il sogno è affettivo o intuitivo.
I sogni affettivi sono quelli che derivano da sensazioni esteriori,
dipendono cioè da sensazioni fisiche (caldo, freddo; rabbia; digestione;
stanchezza; felicità, odio, amore; ecc.). Sono i sogni che si formano nelle
prime ore di sonno, quelli che ancora risentono l’influenza delle persone o delle cose del giorno
precedente.
I sogni intuitivi (che potremmo paragonare ai sogni della fase REM)
sono invece quelli che derivano da sensazioni interiori, dipendono cioè da
sensazioni mentali, che il soggetto scopre dentro di sé. Sono i sogni che si
formano nel cuore della notte e nelle prime ore del mattino, quelli che sono
sicuramente i più attendibili. Solamente a questo tipo di sogni si dovrebbe
attribuire un significato divinatorio.
Inoltre è pensiero comune che i sogni debbano essere interpretati in senso
opposto al loro significato. Questo è vero solo in casi particolari casi. In
genere, è meglio seguire la legge dell’analogia, per la quale si
devono individuare i rapporti tra i significati.
La
consapevolezza nel sogno
Hervey
de Saint-Denys (nato a Parigi nel 1822) iniziò a occuparsi dei sogni fin da tredicenne,
dedicandosi per anni e con eccezionale costanza all’autosperimentazione e
all’analisi critica dei meccanismi onirici. Risultato dell’indagine furono 22
diari con la descrizione e i disegni a colori di suoi sogni relativi a 1946
notti, con una serie di commenti di tale spessore da indurlo infine a
ricavarne un saggio, poi pubblicato nel 1867. La parte più interessante
dell’opera è laddove l’autore rende noti gli esercizi mediante i quali, in
virtù di una pratica quotidiana e ininterrotta, arrivò a prendere coscienza
in sogno di star sognando, riuscendo così a manipolare le scene oniriche. Un
traguardo che nelle sue sperimentazioni di ragazzino raggiunse in breve
tempo, come egli stesso racconta:
“Il primo sogno in cui dormendo ho avuto la sensazione precisa della mia
situazione reale si situa nel mio diario alla 207° notte; il secondo alla
214°. Sei mesi dopo lo stesso fenomeno si ripresentava in media due volte
ogni cinque notti. In capo a un anno tre volte su quattro. Dopo quindici mesi
si manifestava pressoché quotidianamente”.
Come ottenere un simile risultato? In sintesi, tre sono le condizioni per
padroneggiare le illusioni del sonno:
1.essere consapevoli durante il sonno che si è addormentati, abitudine
che si acquisisce abbastanza in fretta semplicemente tenendo un diario dei
propri sogni;
2. associare certi ricordi all’evocazione di certe percezioni
sensoriali, di modo che il ripresentarsi di tali sensazioni introduca nei
sogni le idee-immagini che abbiamo messo in relazione con esse;
3. poiché le idee-immagini contribuiscono a formare le scene dei
nostri sogni, utilizzare la volontà per guidarne l’evoluzione, nel senso
dell’applicazione del principio “pensare una cosa significa sognarla”.
L'Angelo,
il sogno, la Cabala
Sul tema dell’angelo e il sogno riportiamo un interessante
approfondimento di Harold Bloom, tratto dal suo libro “Visioni profetiche”.
Nella cittadina di Safed, nella Palestina
settentrionale, la cabala conobbe uno straordinario sviluppo per tutto il XV
secolo. Le figure di maggior rilievo furono Mosè Cordovero e il suo allievo
Isaac Luria, senza dubbio il pensatore più originale mai apparso tra i
cabalisti. Dopo Cordovero e Luria, il mistico più rinomato della scuola di
Safed fu Joseph Caro, il cui impegno si rivolse principalmente alla
codificazione del rituale rabbinico. L’orientamento mistico di Caro si
manifestò soprattutto nella lunga frequentazione con la voce angelica,
o maggid, che fungeva da sé alternativo e che gli suggerì un diario
mistico. Scritto nell’aramaico dello Zohar, questo capolavoro della cabala si
è conservato solo in frammenti ed è un documento sorprendente: il maggid di
Caro è forse il fenomeno cabalistico più imprevedibile, essendo un angelo
fatto uomo. Fino a quel momento la cabala, come il pensiero ebraico
precedente, conosce angeli creati dalla parola di Dio semplicemente per
adempiere una minima, specifica mansione, pratica o celebrativa, dopo di che
escono di scena. Ma ora si affaccia una nuova concezione, definita così da un
discepolo di Luria, Hayyim Vital:
“E’
impossibile che tutto ciò che proviene dalla bocca dell’uomo sia vano, e non
c’è nulla che sia del tutto inutile (…) giacché ogni parola pronunciata crea
un angelo. (…) Di conseguenza, quando un uomo conduce una vita santa e
giusta, studia la Legge, e prega con devozione, allora dai suoni che lui
emette si creano angeli e spiriti virtuosi (…) e questi angeli sono il
mistero dei maggidim, e ogni cosa (per esempio qualità e dignità di questi
maggidim) dipende dalla misura di opere buone compiute.
Ci sono maggidim che in qualche misura ingannano, perché nonostante siano
santi e le loro radici affondino nella santità, pure l’imperfezione
dell’azione umana che ha dato loro la vita ha fatto in modo che risultassero
imperfetti. Tutto dipende dalla qualità dell’azione umana”.
Questi angeli
tardi della scuola cabalistica di Safed sono fascinosamente instancabili, in
maniera conforme ai regni onirici che controllano. Gli angeli narratori danno
in sogno risposte a interrogativi e irrompono nella dimensione della veglia
solo quando parlano per bocca del profeta, indipendentemente dalla sua
volontà. I grandi rabbini di Safed sottoponevano a vaglio intellettuale ogni
maggid per stabilirne l’affidabilità e la veracità. Tuttavia, nonostante queste
cautele, l’angelo narratore resta l’innovazione più sconvolgente dell’intera
storia dell’angelologia. Ci stiamo muovendo verso fenomeni diversi solo per
grado, non per natura, che culmineranno nella creazione del golem attribuito
al rabbino cabalista di Praga Judah Low ben Bezalel. Il principio implicito è
indubbiamente lo stesso, e non si può non restare stupiti di fronte
all’audacia dei grandi cabalisti di Safed che rischiarono di incorrere nel
peccato di sottrarre a Dio il merito della Creazione. Forse quell’azzardo
spiega sia l’associazione originale da loro istituita dell’angelo narratore
con il regno dell’angelo Metatron, sia la misteriosa sostituzione di Enoch al
posto del profeta Elia come umano trasformato in “piccolo Jahvè”, Metatron.
Essendo le parole della Torah parole di Dio, la rivelazione scioccante che
gli angeli nascessero dalle sue parole poteva in qualche misura risultarne
attenuata, salvo il fatto che i cabalisti leggono non solo le parole ma anche
le lettere, nonché gli spazi tra le lettere e le parole, e le interpretazioni
di questi vuoti generano anch’essi degli angeli. Angeli su angeli, angeli per
ogni dove affollavano l’atmosfera di Safed nel Cinquecento, e i più
ragguardevoli, come il maggid di Caro, facevano “formidabili promesse” in
qualità di interpreti di sogni profetizzando il futuro personale. Ma il
Talmud sostiene che un sogno è solo la sessantesima parte di una profezia,
sicché è da presumere che anche i più santi degli angeli narratori che controllano
il regno dei sogni possano sbagliarsi sul futuro. Inoltre, un
angelo-interprete dei sogni la cui capacità di raggiro dipende dal grado
relativo di virtù del suo creatore umano è una rappresentazione notevole
della natura equivoca dei sogni, e dei pericoli insiti nelle previsioni fatte
per il loro tramite. Già prima, col Talmud babilonese, l’interpretazione
della natura dei sogni contrapponeva due teorie: i sogni sarebbero una
concezione degli angeli oppure sarebbero attribuiti a spiriti maligni. Ma nello
stesso testo, il trattato Berakhot, si riporta una storia in cui rabbi
Banna’ah presenta un suo sogno a due dozzine di diversi interpreti. “Ognuno
diede una versione differente, e tutte le loro interpretazioni si
dimostrarono vere. (…) Tutti i sogni vanno dietro la bocca”.
Continuando
a considerare il rapporto tra Cabala e sogni, riportiamo alcuni brani del
cabalista e angelologo Haziel, tratti da “Il grande libro dei sogni”.
Nel mondo
degli esseri umani
sono esistiti prima
i sogni o la realtà materiale?
Una cosa è
certa: il periodo in cui l’uomo si turbava meno per i suoi sogni fu quello
compreso tra il Rinascimento e la scoperta dell’Inconscio e della
Psicoanalisi. In tale epoca il Mondo uscì dal Medio Evo; il cordone
ombelicale che univa l’uomo fisico alla trascendenza fu reciso e il Genere
Umano si lanciò alla conquista del benessere materiale.
In questa cavalcata frenetica verso il progresso, l’Umanità ha dimenticato i
suoi sogni, li ha considerati come qualcosa di trascurabile, senza
importanza, qualcosa che c’era, come il Cielo stellato, che faceva parte del
paesaggio ed era così inutile da non preoccuparsene affatto. Poi è arrivato
Freud a dirci che i sogni sono un “sottoprodotto” della vita quotidiana, una
specie di residuo degli atti mancati della giornata. Poco prima che Freud
desse un’interpretazione meccanicistica e materialistica dei sogni, Marx
aveva spiegato che il pensiero viene generato dalla realtà materiale e dipende
dal fatto che lo stomaco sia più o meno pieno.
Il Sapere Antico, che costituisce l’aspetto Esoterico delle religioni, si
rivolge alla Ragione, non alla Fede, e spiega come è costruito e funziona
l’Universo. Secondo le Scienze Ermetiche, il Mondo dei Sogni rientra in un
vasto continente, nel quale l’uomo ha vissuto prima di trovarsi imprigionato
nella realtà fisica. Le diverse Tradizioni Esoteriche utilizzano termini
differenti per designare questo continente: alcune lo chiamano Mondo Astrale,
altre Mondo del Desiderio, Primo Cielo o, secondo la Cabala, Mondo delle
Creazioni. Tutte però concordano sul fatto che l’uomo sia passato attraverso
tale Mondo nel suo pellegrinaggio verso la Terra, verso lo Spazio Fisico in
cui vive ora.
In questo percorso di discesa verso il terreno delle esperienze fisiche,
l’uomo, senza essere consapevole di se stesso, si è gradualmente allontanato
sempre più dalla propria realtà spirituale, fino a non avere alcuna relazione
con essa. E’ così che si è sentito libero e unico. Il momento di presa di
coscienza del proprio essere individuale viene descritto dalla Bibbia nel
racconto di Adamo ed Eva.
A partire da un’esistenza spirituale, l’essere umano, spirito vergine dotato
di tutte le potenzialità ma non della consapevolezza di sé, è progredito
nella conoscenza del mondo materiale (il suo vero terreno d’evoluzione) e,
mentre prendeva progressivamente coscienza delle realtà materiali, perdeva
quella della propria realtà spirituale.
Attualmente l’esigenza più urgente per l’uomo è quella di riallacciare il
legame con quest’ultima dimensione, perché dobbiamo sapere che tanto la
consapevolezza del proprio Sé materiale, quanto il riavvicinamento al proprio
Sé divino (una volta acquisita la Conoscenza individuale frutto delle nostre
esperienze) fanno parte del programma prestabilito dalle Gerarchie Creatrici
(il Creatore e i suoi Angeli e Arcangeli). (…)
Per millenni, le donne e gli uomini hanno vissuto senza avere una piena
consapevolezza della propria esistenza materiale. In tale stato erano
manipolati dalle Onde di Vita Superiori (come noi manipoliamo le Onde di Vita
Inferiori: animali, vegetali e minerali).
Adamo ed Eva rappresentano l’Umanità primitiva nel momento in cui essa
abbandona la Vita nel Mondo dei Sogni, o Astrale, per aprire finalmente gli
occhi su quello Materiale che la circonda.
Il pellegrinaggio verso l’autocoscienza individuale non si è svolto in modo
brutale e repentino, ma progressivo. Per un periodo molto lungo l’uomo è
rimasto legato al Mondo che aveva appena lasciato, dove non aveva un rango
più elevato degli attuali animali domestici e dove i Signori erano degli
Esseri Superiori, più vecchi, con maggiore esperienza, che avevano già
sviluppato le proprie Coscienze Creatrici: gli Angeli e gli Arcangeli. Essi
furono i nostri Precettori, i nostri Consiglieri, i nostri Istruttori e,
nella prima fase della nostra evoluzione (all’inizio delle nostre esperienze
materiali), ci informarono sul miglior modo di agire.
Per ottenere i loro preziosi consigli l’uomo doveva ritornare nel Mondo
Astrale che aveva appena lasciato, e ciò poteva accadere solo di notte,
mentre il corpo fisico dormiva, poiché, durante il sonno, il corpo Astrale, o
Emotivo, ritorna al Mondo Astrale (o delle Emozioni). Là l’uomo poteva
dialogare con gli Esseri Superiori, i veri Maestri, gli Angeli Custodi.
La storia del serpente che parla a Eva per consigliarle di mangiare il frutto
dell’Albero del Bene e del Male può essere interpretata come un sogno. Questo
è stato il primo sogno, il sogno primordiale, e ha assestato la sferzata che
ha gettato l’Umanità fuori dal paradiso psichico in cui si trovava, perché
fosse lanciata nel torrente delle esperienze.
Se il serpente e la mela sono stati protagonisti del primo sogno, oggetto del
secondo sono gli Angeli che, armati di spade di fuoco, cacciano dal paradiso
psichico l’Umanità, caduta nel Mondo Fisico.
Il terzo sogno fondamentale è quello di Caino e Abele. Se consultiamo
l’Alfabeto Ebraico per scoprire il significato dei loro nomi, vediamo che
“Caino” significa “uomo che segue le proprie ispirazioni”, mentre “Abele”
vuol dire “essere che obbedisce alla Legge”. Il conflitto tra i due fratelli
– il minore (amato da Dio) e il primogenito (defraudato dei suoi diritti) –
ci accompagnerà per tutta la Bibbia. Lo rivivremo con Esaù e Giacobbe, con
Ismaele e Isacco, con Giuseppe e i suoi fratelli…
I fratelli nemici simboleggiano due tendenze psichiche comuni a tutti gli
uomini: una che porta alla conoscenza per via diretta, e l’altra che ci
induce ad attendere che lo Spirito Divino ci illumini. La prima costituisce
la via rapida della Conoscenza, la via luciferina (se così si può dire); la
seconda è quella lenta. La prima finisce sempre per distruggere la seconda.
E’ un crimine che noi tutti abbiamo perpetrato contro noi stessi.
Da
Jung ai faraoni
Il sistema più efficace per ricordare i sogni è quello
di essere consapevoli, prima di addormentarci, che essi si presenteranno
durante la notte e di ripeterci che vogliamo averne memoria al risveglio.
Pronunciando a voce alta, o almeno in modo udibile, la frase “Io voglio, al
risveglio, ricordarmi i sogni della notte”, produrremo una sorta di legame
tra il Conscio e l’Inconscio. Così, secondo il parere di Jung e della
maggioranza degli psicologi, le sinapsi (cioè le interconnessioni dei neuroni
cerebrali) saranno in grado di imprimere i sogni nella nostra memoria.
Un celebre egittologo ha tramandato fino ai nostri giorni l’invocazione che
si soleva pronunciare nei templi dei faraoni per ricordare le visioni e i sogni
notturni. Si tratta di una preghiera per concentrare e intensificare
l’attività cerebrale. Eccone i punti essenziali:
O Dio Unico, Creatore dell’Universo!
Senza Te nulla esiste.
Fondamento di ogni forma di Vita,
di ogni movimento.
Padre, Madre di tutti gli umani,
vengo a Te per implorare il Tuo aiuto.
Permettimi di unire il mio pensiero
al pensiero degli spiriti superiori
affinché la Luce perpetua
illumini con la sua chiarezza la mia Coscienza.
Osanna! Gloria al Creatore!
E’ molto utile
pronunciare questa preghiera, che risale all’epoca di Mosè, come pure
invocare il proprio Angelo (che è un’energia intelligente, cosciente,
sublime, al servizio dell’uomo) il quale, secondo l’intensità dell’intenzione
(chiamata “kawana” dai Cabalisti), agirà per manifestarla.
...
e se sogni un Angelo...
Se gli
Angeli o altri esseri spirituali intervengono nei tuoi sogni è segno che il
tuo Destino Superiore è in cammino, che ti stai muovendo veramente verso
l’elevatezza mentale e spirituale e che sei sul punto di scoprire un mondo
più luminoso, ricco di possibilità, di opportunità e di orizzonti più vasti.
Significa anche che sei stato chiamato, e che dipende solo da te diventare
eletto.
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