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Pio XI

Il Papa Pio XI confidò ad un gruppo di
visitatori, nel settembre del 1934, che al principio e alla fine di ogni sua
giornata invocava il suo angelo custode. Aggiunse che spesse volte ripeteva
tale invocazione durante la giornata, specie quando le cose si complicavano.
"Noi teniamo a dire, anche un debito di riconoscenza al nostro angelo
custode – disse poi Pio XI – di esserci sentiti sempre da lui assistiti in
modo mirabile. Soventissimo sentiamo che egli è qui, vicino a noi, pronto
all’assistenza, all’aiuto".
Egli raccomanda spesso la devozione all’angelo custode, in modo speciale a
certe categoria di visitatori e fedeli, come i rappresentanti diplomatici
della Santa Sede, i missionari, gli educatori. "Quando mi accade –
confidò Pio XI – di dover parlare con qualche persona, con la quale so che
l’argomentare è difficile e per cui il linguaggio deve essere accentuato
con forma speciale di persuasione, allora raccomando all’angelo mio custode
perché, di tutto, faccia parola all’angelo custode della persona che devo
incontrare: sicché una volta stabilita l’intesa tra i due spiriti, il
colloquio risulta per il meglio ed è facilitato".
Gli ex segretari particolari di Pio XI hanno rivelato ancora altri particolari
della familiarità del Pontefice con gli angeli. Ecco, ad esempio, cosa
scriveva il cardinale Carlo Confalonieri: "Era devotissimo degli angeli
custodi, del suo personale in primo luogo e di quelli che riteneva preposti
agli uffici ecclesiastici e alle varie circoscrizioni territoriali. Quando
doveva compiere qualche delicata missione, pregava il suo angelo di preparare
e facilitare la strada, predisponendo gli animi. Anzi, in circostanze di
particolari difficoltà, pregava pure l’angelo dell’altro interlocutore,
perché illuminasse e ispirasse il suo protetto. Entrando nel territorio della
diocesi di Milano, si era inginocchiato a baciare la terra che il Signore gli
affidava e aveva invocato la protezione dell’angelo della diocesi. Quando
prendeva congedo da un prelato incaricato di qualche missione, gli rivolgeva
abitualmente l’augurio della liturgia: ‘Il Signore sia sulla vostra via e
il suo angelo vi accompagni sempre’."
Pio
XII

Pio XII parlò anche lui della
missione degli angeli nella vita cristiana, tuttavia senza abbandonarsi a
confidenze come il suo predecessore Pio XI e il suo successore Giovanni XXIII.
L’Enciclica "Humani generis", pubblicata nell’Anno Santo 1950,
segnalava ai vescovi "alcune false opinioni che minacciavano di
sovvertire i fondamenti della dottrina cattolica". Denunciava certi
teologi e riaffermava l’esistenza degli angeli contro coloro che la mettono
in discussione, che riducono gli angeli a figure mitiche e ne fanno quasi
"volatili celesti" o delle entità vaporose. L’allocuzione rivolta
da Pio XII il 3 ottobre 1958 a 700 pellegrini americani è un vero gioiello di
teologia pastorale. Colui che fu chiamato "Pastore angelico" esorta
i fedeli a "trattenersi familiarmente" con gli angeli custodi.
Secondo il suo metodo pastorale, Pio XII parte dalle cose terrene per elevare
gradualmente gli uditori alle realtà celesti. Dopo aver evocato le bellezze
del mondo visibile – il mare, il cielo stellato – ammirate dai pellegrini
d’oltreoceano durante il loro viaggio, il Papa ricorda loro "che esiste
anche un altro mondo, un mondo invisibile, ma altrettanto reale" quanto
il nostro. Questo mondo invisibile che ci circonda è popolato di angeli.
"Essi erano nelle città che hanno visitato… erano i vostri compagni di
viaggio".
Ispirandosi alla Sacra Scrittura, ai Padri e alla liturgia, il Papa indica la
missione degli angeli nella vita degli uomini. "Ogni uomo, per quanto
umile sia, è vegliato dai suoi angeli. Sono gloriosi, puri, splendidi, e vi
sono stati dati per compagni di via: hanno l’incarico di vigilare con cura
su di voi, affinché non vi scostiate dal Cristo, loro Signore. E non solo
vogliono difendervi dai pericoli che vi attendono lungo il cammino, ma sono
attivi accanto a voi e vi incoraggiano quando vi sforzate di salire sempre più
in alto nell’unione con Dio attraverso Cristo".
Poiché si è propensi talvolta a limitare la missione degli angeli custodi a
un ufficio di difesa e di protezione, specialmente sul piano materiale, Pio
XII con tutta la tradizione cristiana va oltre. "Il nostro angelo custode
– dice il Papa – ha cura ancora della nostra santificazione. L’angelo
custode fa di tutto per favorire la nostra ascesa spirituale e per sviluppare
la nostra vita di intimità con Dio. L’angelo custode è un maestro di
ascesi e di mistica, è una guida e un trascinatore verso le vette".
Pio XII esorta i fedeli a mantenere fin da quaggiù relazioni di familiarità
con i loro invisibili compagni di strada, chiamati a divenire un giorno i loro
visibili compagni d’eternità.
Giovanni
XXIII

La fede di Giovanni XXIII nella
presenza affettuosa e fattiva del suo angelo custode era tale che, come per
Pio XI, l’invisibile diveniva in certo modo visibile agli occhi della sua
fede.
Perciò il Papa parlò spesse volte degli angeli ai suoi visitatori,
specialmente ai genitori perché inculchino ai figli la convinzione che non
sono mai soli, giacché hanno un angelo vicino a loro e insegnino loro a
conversare molto confidenzialmente con lui. "L’angelo custode è il
buon consigliere, colui che sempre intercede a nostro favore, aiuta nelle
necessità, libera da pericoli e da disgrazie. Pertanto l’augurio del Papa
è che i fedeli sentano la grandezza di questa assistenza".
Giovanni XXIII era talmente persuaso della presenza degli angeli accanto a
ogni uomo che, contemplando la folla dei pellegrini e dei turisti convenuti la
domenica in piazza San Pietro per la recita dell’Angelus e per la
benedizione del Papa, pensava alle moltitudini altrettanto numerose degli
angeli custodi invisibilmente presenti nella stessa piazza. Mons. Capovilla
ricorda questo pensiero scritto dal futuro Papa quando era seminarista
diciottenne nel suo diario: "Un angelo del cielo mi sta sempre accanto ed
insieme è rapito in una continua estasi amorosa con il suo Dio. Che delizia
al solo pensarci! Io dunque sono sempre sotto gli occhi di un angelo che mi
guarda, che prega per me, che veglia accanto al mio letto mentre
dormo…".
Il futuro Papa Giovanni XXIII, quando era Nunzio in Francia, in una lettera
indirizzata a sua nipote suor Angela Roncalli, confidò le sue relazioni con
gli angeli. "Che consolazione sentircelo ben vicino questo celeste
guardiano, questa guida dei nostri passi, questo testimone anche delle più
intime azioni. Io recito l’Angele Dei almeno cinque volte al giorno e
sovente converso spiritualmente con lui, sempre però con calma e in pace.
Quando debbo visitare qualche personaggio importante per trattare gli affari
della Santa Sede lo impegno a mettersi d’accordo con l’angelo custode di
questa persona altolocata perché influisca sulle sue disposizioni. E’ una
piccola devozione che mi insegnò più di una volta il Santo Padre Pio XI".
Questa intimità di Giovanni XXIII con il mondo invisibile si rivelava nelle
espressioni che spesso nel corso della giornata ritornavano sulle sue labbra
mentre si intratteneva con i visitatori: "Il mio buon angelo mi ha
suggerito… il mio buon angelo stamattina mi ha risvegliato".
C’è nella vita di Giovanni XXIII un fatto poco noto. In una confidenza
fatta a un vescovo canadese, il Papa attribuì l’idea della convocazione del
Concilio ecumenico a una ispirazione del suo angelo custode. Parecchie volte
Giovanni XXIII dichiarò pubblicamente che l’idea del Concilio gli era
venuta durante la preghiera; nel colloquio col prelato canadese il Papa
precisava che Dio gli aveva dato questa ispirazione tramite il suo angelo
custode.
Paolo
VI

Nella "professione di
fede" del 30 giugno 1968, per la chiusura dell’Anno della Fede, il Papa
nomina in due riprese gli angeli: all’inizio per affermare la loro esistenza
e alla fine per rammentare la loro partecipazione al governo divino del mondo.
"Noi crediamo in un solo Dio, Padre, Figlio, Spirito Santo, Creatore
delle cose visibili e delle cose invisibili quali sono i puri spiriti,
chiamati altresì angeli…".
Al termine della "professione di fede" Paolo VI evoca le anima che
contemplano Dio in Cielo dove, in gradi diversi, anch’esse sono
"associate agli angeli santi nel governo divino". Per Paolo VI gli
angeli e i beati sono preposti da Dio in diversi gradi al governo del mondo.
Gli eletti intercedono per gli uomini, mentre gli angeli custodi non solo
pregano per gli uomini, ma agiscono direttamente intorno a loro e su di loro.
Giovanni
Paolo II

Osserva il Santo Padre:
"La Chiesa confessa la sua fede negli angeli custodi venerandoli nella
liturgia con una festa apposita e raccomandando il ricorso alla loro
protezione con una preghiera frequente come ‘l’Angelo di Dio’." Il
Papa non solo parla degli angeli, ma li invoca pubblicamente. Così,
benedicendo la statua restaurata di San Michele a Castel Sant’Angelo,
Giovanni Paolo II affidava all’Arcangelo le sorti del popolo romano:
"Protegga il Santo Arcangelo le sorti del popolo romano, ne favorisca la
prosperità spirituale e materiale, aiuti ciascuno a orientare la propria
condotta secondo i dettami della norma morale; ravvivi negli amministratori
della cosa pubblica la volontà di dedizione al bene comune nel rispetto delle
leggi e del vero interesse dei cittadini; conforti l’impegno degli onesti
nella promozione dei fondamentali valori della giustizia, della solidarietà,
della pace; storni da questa città le calamità che insidiano questo nostro
tempo, in particolare la dissacrazione della famiglia, la violenza, la
droga".
In altra occasione ha detto: "Nostro desiderio è che si accresca la
devozione agli angeli custodi".
(Vedi le pagine dedicate
alle Udienze Generali)
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