25 marzo 2000 - Nazareth. Giovanni Paolo II prega in ginocchio nel luogo dove la tradizione cristiana colloca l'Annunciazione dell'Arcangelo Gabriele alla Vergine Maria

Angeli
e
Papi

FONTE BIBLIOGRAFICA 11

Pio XI

Il Papa Pio XI confidò ad un gruppo di visitatori, nel settembre del 1934, che al principio e alla fine di ogni sua giornata invocava il suo angelo custode. Aggiunse che spesse volte ripeteva tale invocazione durante la giornata, specie quando le cose si complicavano. "Noi teniamo a dire, anche un debito di riconoscenza al nostro angelo custode – disse poi Pio XI – di esserci sentiti sempre da lui assistiti in modo mirabile. Soventissimo sentiamo che egli è qui, vicino a noi, pronto all’assistenza, all’aiuto".
Egli raccomanda spesso la devozione all’angelo custode, in modo speciale a certe categoria di visitatori e fedeli, come i rappresentanti diplomatici della Santa Sede, i missionari, gli educatori. "Quando mi accade – confidò Pio XI – di dover parlare con qualche persona, con la quale so che l’argomentare è difficile e per cui il linguaggio deve essere accentuato con forma speciale di persuasione, allora raccomando all’angelo mio custode perché, di tutto, faccia parola all’angelo custode della persona che devo incontrare: sicché una volta stabilita l’intesa tra i due spiriti, il colloquio risulta per il meglio ed è facilitato".
Gli ex segretari particolari di Pio XI hanno rivelato ancora altri particolari della familiarità del Pontefice con gli angeli. Ecco, ad esempio, cosa scriveva il cardinale Carlo Confalonieri: "Era devotissimo degli angeli custodi, del suo personale in primo luogo e di quelli che riteneva preposti agli uffici ecclesiastici e alle varie circoscrizioni territoriali. Quando doveva compiere qualche delicata missione, pregava il suo angelo di preparare e facilitare la strada, predisponendo gli animi. Anzi, in circostanze di particolari difficoltà, pregava pure l’angelo dell’altro interlocutore, perché illuminasse e ispirasse il suo protetto. Entrando nel territorio della diocesi di Milano, si era inginocchiato a baciare la terra che il Signore gli affidava e aveva invocato la protezione dell’angelo della diocesi. Quando prendeva congedo da un prelato incaricato di qualche missione, gli rivolgeva abitualmente l’augurio della liturgia: ‘Il Signore sia sulla vostra via e il suo angelo vi accompagni sempre’."

Pio XII

Pio XII parlò anche lui della missione degli angeli nella vita cristiana, tuttavia senza abbandonarsi a confidenze come il suo predecessore Pio XI e il suo successore Giovanni XXIII. L’Enciclica "Humani generis", pubblicata nell’Anno Santo 1950, segnalava ai vescovi "alcune false opinioni che minacciavano di sovvertire i fondamenti della dottrina cattolica". Denunciava certi teologi e riaffermava l’esistenza degli angeli contro coloro che la mettono in discussione, che riducono gli angeli a figure mitiche e ne fanno quasi "volatili celesti" o delle entità vaporose. L’allocuzione rivolta da Pio XII il 3 ottobre 1958 a 700 pellegrini americani è un vero gioiello di teologia pastorale. Colui che fu chiamato "Pastore angelico" esorta i fedeli a "trattenersi familiarmente" con gli angeli custodi.
Secondo il suo metodo pastorale, Pio XII parte dalle cose terrene per elevare gradualmente gli uditori alle realtà celesti. Dopo aver evocato le bellezze del mondo visibile – il mare, il cielo stellato – ammirate dai pellegrini d’oltreoceano durante il loro viaggio, il Papa ricorda loro "che esiste anche un altro mondo, un mondo invisibile, ma altrettanto reale" quanto il nostro. Questo mondo invisibile che ci circonda è popolato di angeli. "Essi erano nelle città che hanno visitato… erano i vostri compagni di viaggio".
Ispirandosi alla Sacra Scrittura, ai Padri e alla liturgia, il Papa indica la missione degli angeli nella vita degli uomini. "Ogni uomo, per quanto umile sia, è vegliato dai suoi angeli. Sono gloriosi, puri, splendidi, e vi sono stati dati per compagni di via: hanno l’incarico di vigilare con cura su di voi, affinché non vi scostiate dal Cristo, loro Signore. E non solo vogliono difendervi dai pericoli che vi attendono lungo il cammino, ma sono attivi accanto a voi e vi incoraggiano quando vi sforzate di salire sempre più in alto nell’unione con Dio attraverso Cristo".
Poiché si è propensi talvolta a limitare la missione degli angeli custodi a un ufficio di difesa e di protezione, specialmente sul piano materiale, Pio XII con tutta la tradizione cristiana va oltre. "Il nostro angelo custode – dice il Papa – ha cura ancora della nostra santificazione. L’angelo custode fa di tutto per favorire la nostra ascesa spirituale e per sviluppare la nostra vita di intimità con Dio. L’angelo custode è un maestro di ascesi e di mistica, è una guida e un trascinatore verso le vette".
Pio XII esorta i fedeli a mantenere fin da quaggiù relazioni di familiarità con i loro invisibili compagni di strada, chiamati a divenire un giorno i loro visibili compagni d’eternità.

Giovanni XXIII

La fede di Giovanni XXIII nella presenza affettuosa e fattiva del suo angelo custode era tale che, come per Pio XI, l’invisibile diveniva in certo modo visibile agli occhi della sua fede.
Perciò il Papa parlò spesse volte degli angeli ai suoi visitatori, specialmente ai genitori perché inculchino ai figli la convinzione che non sono mai soli, giacché hanno un angelo vicino a loro e insegnino loro a conversare molto confidenzialmente con lui. "L’angelo custode è il buon consigliere, colui che sempre intercede a nostro favore, aiuta nelle necessità, libera da pericoli e da disgrazie. Pertanto l’augurio del Papa è che i fedeli sentano la grandezza di questa assistenza".
Giovanni XXIII era talmente persuaso della presenza degli angeli accanto a ogni uomo che, contemplando la folla dei pellegrini e dei turisti convenuti la domenica in piazza San Pietro per la recita dell’Angelus e per la benedizione del Papa, pensava alle moltitudini altrettanto numerose degli angeli custodi invisibilmente presenti nella stessa piazza. Mons. Capovilla ricorda questo pensiero scritto dal futuro Papa quando era seminarista diciottenne nel suo diario: "Un angelo del cielo mi sta sempre accanto ed insieme è rapito in una continua estasi amorosa con il suo Dio. Che delizia al solo pensarci! Io dunque sono sempre sotto gli occhi di un angelo che mi guarda, che prega per me, che veglia accanto al mio letto mentre dormo…".
Il futuro Papa Giovanni XXIII, quando era Nunzio in Francia, in una lettera indirizzata a sua nipote suor Angela Roncalli, confidò le sue relazioni con gli angeli. "Che consolazione sentircelo ben vicino questo celeste guardiano, questa guida dei nostri passi, questo testimone anche delle più intime azioni. Io recito l’Angele Dei almeno cinque volte al giorno e sovente converso spiritualmente con lui, sempre però con calma e in pace. Quando debbo visitare qualche personaggio importante per trattare gli affari della Santa Sede lo impegno a mettersi d’accordo con l’angelo custode di questa persona altolocata perché influisca sulle sue disposizioni. E’ una piccola devozione che mi insegnò più di una volta il Santo Padre Pio XI".
Questa intimità di Giovanni XXIII con il mondo invisibile si rivelava nelle espressioni che spesso nel corso della giornata ritornavano sulle sue labbra mentre si intratteneva con i visitatori: "Il mio buon angelo mi ha suggerito… il mio buon angelo stamattina mi ha risvegliato".
C’è nella vita di Giovanni XXIII un fatto poco noto. In una confidenza fatta a un vescovo canadese, il Papa attribuì l’idea della convocazione del Concilio ecumenico a una ispirazione del suo angelo custode. Parecchie volte Giovanni XXIII dichiarò pubblicamente che l’idea del Concilio gli era venuta durante la preghiera; nel colloquio col prelato canadese il Papa precisava che Dio gli aveva dato questa ispirazione tramite il suo angelo custode.

Paolo VI

Nella "professione di fede" del 30 giugno 1968, per la chiusura dell’Anno della Fede, il Papa nomina in due riprese gli angeli: all’inizio per affermare la loro esistenza e alla fine per rammentare la loro partecipazione al governo divino del mondo. "Noi crediamo in un solo Dio, Padre, Figlio, Spirito Santo, Creatore delle cose visibili e delle cose invisibili quali sono i puri spiriti, chiamati altresì angeli…".
Al termine della "professione di fede" Paolo VI evoca le anima che contemplano Dio in Cielo dove, in gradi diversi, anch’esse sono "associate agli angeli santi nel governo divino". Per Paolo VI gli angeli e i beati sono preposti da Dio in diversi gradi al governo del mondo. Gli eletti intercedono per gli uomini, mentre gli angeli custodi non solo pregano per gli uomini, ma agiscono direttamente intorno a loro e su di loro.

Giovanni Paolo II

Osserva il Santo Padre: "La Chiesa confessa la sua fede negli angeli custodi venerandoli nella liturgia con una festa apposita e raccomandando il ricorso alla loro protezione con una preghiera frequente come ‘l’Angelo di Dio’." Il Papa non solo parla degli angeli, ma li invoca pubblicamente. Così, benedicendo la statua restaurata di San Michele a Castel Sant’Angelo, Giovanni Paolo II affidava all’Arcangelo le sorti del popolo romano: "Protegga il Santo Arcangelo le sorti del popolo romano, ne favorisca la prosperità spirituale e materiale, aiuti ciascuno a orientare la propria condotta secondo i dettami della norma morale; ravvivi negli amministratori della cosa pubblica la volontà di dedizione al bene comune nel rispetto delle leggi e del vero interesse dei cittadini; conforti l’impegno degli onesti nella promozione dei fondamentali valori della giustizia, della solidarietà, della pace; storni da questa città le calamità che insidiano questo nostro tempo, in particolare la dissacrazione della famiglia, la violenza, la droga".
In altra occasione ha detto: "Nostro desiderio è che si accresca la devozione agli angeli custodi".

(Vedi le pagine dedicate alle Udienze Generali)

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