Sincretismo
alessandrino
ed Ermetismo

Come in alto
così in basso

.

Alessandria e il Museion

Durante il I secolo dell’era cristiana, Alessandria (fondata nel 331 a.C. da Alessandro Magno) era la città più ricca, civile, cosmopolita, colta e raffinata di tutto il mondo greco-romano, un centro commerciale senza rivali. Per la maggior parte dei contemporanei, la gloria maggiore di Alessandria è stata la "grande biblioteca": il Museion ("Santuario delle Muse"). In origine luogo di culto dedicato alle Muse, fu eretto fra il 300 e il 290 a.C. da Tolomeo I. Come la lanterna di Faro, la biblioteca era considerata una delle sette meraviglie del mondo. I testi, provenienti da ogni parte del mondo conosciuto, erano conservati sotto forma di rotoli di papiro manoscritti. Al tempo del suo massimo splendore, il Museion custodiva circa 500 mila rotoli, accessibili non solo ad un’élite ristretta di persone colte, ma a chiunque avesse desiderio di istruirsi.
Alla fine del IV secolo la biblioteca era ormai completamente distrutta: aveva subito ripetuti saccheggi da parte di un’invasione persiana, dall’imperatore Diocleziano e di zelanti dogmatici cattolici. Questa perdita, la perdita della ricchezza di conoscenze di Alessandria, deve essere considerata una delle grandi catastrofi nella storia della civiltà occidentale.
Fra i suoi "alumni" ci furono il matematico Euclide, l’astronomo e astrologo conosciuto come Tolomeo, il medico Galeno, il sacerdote e storico Manetone; ci furono padri e teologi della Chiesa, come Origene e il vescovo Clemente, maestri gnostici, come Valentino e Basilide; e numerosi filosofi la cui opera ha influenzato molti pensatori, come Plotino, Proclo e l’ebreo ellenizzato Filone. Ancora nel IV secolo d. C. lo storico romano Ammiano Marcellino scriveva:
Qui, prima che in qualsiasi altro paese, gli uomini giunsero alle origini delle diverse religioni. E’ qui che essi conservano con cura gli elementi dei riti sacri tramandati nei loro libri segreti.
Il risultato del crogiuolo di culti, dottrine, credi e sistemi filosofici caratterizzanti l’ambiente alessandrino fu quello che oggi viene collettivamente denominato "sincretismo". La sua influenza fu determinante sull’evoluzione e lo sviluppo della coscienza, dei comportamenti e dei valori del mondo occidentale. Tra i frutti più importanti del sincretismo alessandrino ci fu quell’amalgama che avrebbe dato vita alla tradizione magica occidentale. Tale tradizione può essere più adeguatamente denominata "ermetismo" o "pensiero ermetico".

Thot, Thot-Ermes o Ermete Trismegisto

In linea generale, l’ermetismo è una tradizione mistica, un corpo mistico di insegnamenti, una forma mistica di pensiero (da non confondere con il "pensiero gnostico"… errore, questo, perpetuato nei secoli fino ai nostri giorni).
Il nome ermetismo deriva da Thot, o Thot-Ermes, o Ermete Trismegisto ("tre volte grande"). Come divinità egizia, Thot svolgeva numerose funzioni: tra le altre, era anche considerato il dio della magia poiché aveva inventato la scrittura e la scrittura era percepita come un’operazione magica ("parole del dio" o "parole divine"). Sotto la dinastia tolemaica, egli fu identificato con la divinità greca Ermes, e gli fu aggiunto il suo nome.
Ancor prima del sincretismo alessandrino era diffusa la convinzione che Thot-Ermes fosse realmente vissuto; attualmente è opinione comune che non possa essere identificato con alcun personaggio reale. I numerosi testi a lui attribuiti sono considerati frutto di autori diversi, le cui opere furono composte nell’arco di un lungo periodo di tempo.
Qui ricordiamo il Corpus Hermeticum, il Picatrix e la Tabula Smaragdina o Tavola di Smeraldo, la più concisa e completa summa del pensiero ermetico.
Dal Picatrix: "Tutte le cose di questo mondo obbediscono alle forme celesti… tutti i sapienti concordano nel dire che i pianeti esercitano un’influenza e un’efficacia su questo mondo… ne consegue che le radici della magia sono i moti dei pianeti".
Nel Picatrix emerge un ritratto dell’"uomo ermetico", descritto come "il magus, il sapiente, il dominatore del cielo e della terra". In questo modo l’uomo ermetico divenne il nesso, la giunzione, il punto di intersezione fra macrocosmo e microcosmo, fra il mondo maggiore e quello minore.
Dalla Tavola di Smeraldo: "L’alto proviene dal basso e il basso dall’alto: l’Opera miracolosa dell’Uno". E in un’altra traduzione: "Ciò che è in alto è uguale a ciò che è in basso e ciò che è in basso è uguale a ciò che è in alto". Questa espressione è stata spesso ridotta alla formula semplice "Come l’alto, così il basso".
E ancora: "La struttura del microcosmo si accorda con la struttura del macrocosmo"; in altre parole, il minore riflette il maggiore e il maggiore il minore. La struttura dell’atomo riflette quella del sistema solare, la struttura solare riflette quella dell’atomo. L’uomo riflette il cosmo e viceversa. Per estensione, lo stesso principio si applica, per così dire, orizzontalmente: il mondo interiore e il mondo esterno si riflettono l’un l’altro. Per gli ermetici le analogie o corrispondenze che collegano i diversi piani della realtà trovano massima espressione nei simboli, che non erano solo una pratica semplificazione grafica, ma anche (come i suoni, le lettere e le parole in egiziano e in ebraico) cellule cariche di energia latente. Tali simboli (sigilli o segnature) potevano essere "attivati" e manipolati, dunque provocare mutamenti. L’ermetismo era quindi molto di più di una teoria, di un sistema filosofico, poiché proponeva anche una concreta metodologia, attraverso la quale i suoi princìpi potevano essere tradotti in pratica. Questa metodologia comprendeva discipline, come la meditazione, l’esercizio spirituale e il controllo della respirazione, nonché applicazioni pratiche come l’alchimia.

Una nuova strada

Con le loro ricerche, gli adepti dell’ermetismo erano destinati a compiere una rivoluzione nella storia della coscienza occidentale, nell’atteggiamento degli uomini nei confronti del cosmo che abitavano e nei confronti della loro vita e del loro destino. In passato l’atteggiamento dell’uomo nei confronti del cosmo era essenzialmente di tipo passivo e doveva implorare gli dei perché agissero per suo conto e pregarli di intervenire, di intercedere in suo favore: senza di loro l’uomo non esercitava alcun potere che lo mettesse in grado di plasmare la realtà secondo i propri desideri.
Con l’ermetismo si fece strada nel pensiero umano un concetto del tutto nuovo: se ogni cosa era effettivamente legata all’altra, anche l’uomo, operando attivamente nella sfera a lui accessibile, poteva far sì che si verificassero mutamenti in altre sfere. Invece di restare passivo e impotente, l’uomo poteva diventare "agente" e affrontare la ricerca dei mezzi attraverso i quali provocare mutamenti nel mondo circostante e in se stesso. Nel bene o nel male, l’uomo era in grado di iniziare a manipolare la realtà. Questa ricerca, radicalmente nuova ed estremamente dinamica, sarebbe diventata il fondamento non solo della tradizione magica occidentale, ma anche della ricerca scientifica.

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