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Sandro
Botticelli, “Crocifissione mistica” |
Angeli |
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Premessa Per
comprendere la figura dell’Angelo all’interno dello Gnosticismo
dobbiamo affrontare l’origine e lo sviluppo di questo movimento nonché il
suo elemento caratterizzante: la Gnosi (dal greco “gnosis” =
conoscenza). Questo è quanto si cercherà di fare, tenendo ben presente che
la seguente trattazione non può in alcun modo ritenersi esauriente,
considerati non solo la vastità della letteratura sull’argomento ma, anche
e soprattutto, l’elemento fondamentale che permette l’accesso alla Gnosi,
ossia l’illuminazione, di per sé assente da qualsiasi tentativo
limitato di espressione e trasmissione umana Né
per fede, né per gli angeli Gnosi e religione I 3 brani seguenti: da “La Gnosi” (1940-1950) di P. M. Virio In fondo ad ogni religione troviamo sempre gli stessi principi essenziali: espressione immutabile della Verità eterna, che noi incarniamo e che dobbiamo evolvere fino al compimento.Le diverse espressioni religiose costituiscono l’ampiezza dei rami e sono l’estensione di uno stesso Tronco: la sconfinata Sapienza Divina. L’umana natura, in tutti i suoi aspetti, emozionale, morale, razionale e spirituale ha bisogno di questo Tronco, base su cui si appoggia. La Sapienza ha carattere universale. Non può essere né patrimonio né predominio di nessuna scuola o corrente, e nessuno può attribuirsi il diritto o il credo che il valore di questa possa appartenergli come esclusivo. La Religione, vista come Sapienza Divina, è Una per tutta l’umanità. La Luce della Verità è Una: anche se la Verità si manifesta sotto diversi aspetti di Luce. I diversi suoi aspetti sono raggi di Luce che penetrano la mente e il cuore dell’uomo, facendovi scaturire la Luce, sorgere la Fede. Luce sulla Verità, Fede in Dio, Amore nel Cristo, nel suo insegnamento. E’ detto: Se il cuore umano cerca la Luce, la Luce vi sarà riversata. Colui che si sforza di pervenire alla Conoscenza Divina, che si consuma nella brama di questa Conoscenza, vera scienza perfetta e trascendente, sa che la Gnosi ne costituisce il mezzo. La Gnosi, interiore sapienza, è la sacra penetrazione dei Misteri Divini: Misteri in cui risiede la vera natura di ogni Religione. E’ solamente penetrando questi Misteri che si può trovare il vero punto di contatto tra le diverse religioni, tra le varie espressioni e forme di fede, che si può percepire la presenza della Luce. Luce Divina, Universale, Scaturigine prima e Centro di tutti i raggi di Luce riversati sulla umanità nei secoli: stupenda realtà di una Provvidenza Superiore e di un disegno Divino. Misteri e iniziazioni antecedenti al Cristianesimo Ogni religione ha
posseduto i suoi Misteri e ha tramandato il contenuto come Conoscenza sacra.
Ogni culto fu depositario di dottrine e misteri, miti e cerimonie sacre; dai
più antichi ai più idonei a oggi; di cui a noi sono pervenuti soltanto che
brevi formule e iscrizioni, segni, simulacri, statue e resti di sacelli. Nulla
rimane dei papiri contenenti i segreti dei loro misteri, e delle dottrine si
ritrovano solo frammenti o allusioni riportate da opere di altri scrittori. Gnosi e Cristianesimo Tutto
nella nascita del Cristianesimo sta a dimostrare che il suo Avvento
corrisponde ad una necessità spirituale della Specie. Lo gnosticismo ha seminato nell’Atmosfera intellettuale una quantità di idee teologiche nuove e antiche, di propositi e scopi morali che hanno contribuito alla diffusione del cristianesimo, apportandovi e lasciandovi la sua impronta come Forza invisibile ed occulta che si è prolungata fino ad oggi. (…) E’ stato detto che la Gnosi fu proprietà insita in ogni Religione e di ogni Tradizione, quindi fu pre cristiana: Cristo con la sua Rivelazione illuminò e dischiuse a tutti, per mezzo del suo insegnamento, la Dottrina sacra che fino ad allora era stata riservata ai pochi, agli iniziati e sacerdoti, rivelò il Segreto esistente sin dalla creazione del mondo, rivelò la Verità, i suoi gradi, i suoi misteri… La sua Parola che rivela la Sapienza fu virtuale, sottile e penetrante, fu lievito che fermentò e operò, formò radici e si estese, specie con la diffusione che ne fece Paolo. Paolo fu iniziato e gnostico ad un tempo: fu dottore gnostico e pioniere della teologia cristiana. Paolo prospetta l’aspetto soteriologico del Cristo; il tema della liberazione karmica avviene per mezzo del Cristo: liberazione posta in relazione con il tema della formazione dell’uomo celeste in noi, similmente a Filone per cui la formazione dell’anima, liberata dalle passioni è resa atta alla Gnosi divina. Per Paolo come per Filone il luogo della Beatitudine è un aldilà nei Cieli, dove vibra il movimento delle Potenze Celesti, infatti in una epistola agli ebrei si ritrova il concetto della ascensione attraverso le sfere (con un carattere gnostico) in quanto Cristo è il Coordinatore delle Potenze e degli Arconti, e le Potenze cosmiche sono assimilate agli Angeli. L'eresia gnostica Il brano seguente è di De Pouvourville e Champrenaud. Il
rimprovero che i teologi cattolici e protestanti sono soliti rivolgere alla
Gnosi, è di non aver alcun orientamento sicuro, di mancare assolutamente di
unità. Tanti gruppi gnostici, si dice, tante dottrine. Le quattro Chiese Il 2 brani seguenti: da "Pagine esoteriche" di Fernando Pessoa (1888-1935) Nel Cristianesimo, quale si costituì alla fine nelle ombre della Storia, c’erano due elementi distinti, che solo un legame invisibile collegava. Lo stesso accadeva nelle religioni precedenti, come quella greca, in cui, oltre ai rituali manifesti e, per così dire, civili, c’era il mondo sotterraneo dei Misteri. Questa duplice struttura del culto religioso si è riflessa anche nel Cristianesimo. Dal momento in cui acquisì completezza mistica, il Cristianesimo si modellò a due facce, una rivolta alla Luce, che è la menzogna, l’altra rivolta all’Ombra, che è la verità. Dalla prima ebbero origine, in seguito a varie circostanze storiche, le tre Chiese cristiane: quella di Roma, quella cosiddetta Ortodossa e quella, frammentaria e scoordinata, che sinteticamente definiamo Protestante. Dalla seconda faccia ebbe origine un’unica Chiesa, la Chiesa Gnostica, detentrice delle chiavi dei misteri più nascosti; quella che si sarebbe poi chiamata, nel linguaggio dei Rosacroce, Chiesa Mistica.Per circostanze che non si possono riferire – o perché sconosciute, o perché, se conosciute, destinate per loro natura a rimanere occulte – nella sfera visibile della Chiesa di Roma si formò con fini mistici e segreti un ordine che venne chiamato Ordine Militare del Tempio di Salomone. I suoi servi, iniziati e non, sono quelli che designamo per brevità come Templari. A questo Ordine Mistico furono affidati i segreti e la tradizione della Chiesa Gnostica. Solo la Notte sa come vennero trasmessi. Alcuni affermano che in origine l’Ordine non li possedesse, ma li avesse acquisiti per trasmissione esterna solo quando era venuto a contatto con l’Oriente durante le Crociate; altri sostengono che li possedesse fin dall’inizio, perché era stato fondato proprio per questi, e che non ci fosse bisogno di andare in Oriente quando l’Oriente poteva venire da noi (quando era già venuto da noi). (…) I due rami (apparentemente) più importanti della propaganda dell’occulto, il Buddhismo Esoterico e i Rosacroce, si sono consacrati a preparare il mondo, ciascuno nella propria sfera di azione, in vista della costituzione di una Nuova Gerusalemme, o vera Chiesa Cattolica. E, poiché operavano in regioni diverse e con seguaci di varie religioni, adattavano la propaganda dell’occulto agli orientamenti e alle credenze di costoro. Essendo, poi, una loro dottrina fondamentale, come di tutti i rami dell’occultismo, il Secondo Avvento di Cristo e la Fondazione, con Lui, della vera Chiesa Cattolica, preparavano in modi diversi la condizione dell’anima – che solo oggi vien definendosi – adatta ad accogliere tali eventi. La Natura di Gesù Cristo è duplice, sia per gli occultisti sia per i teologi cristiani. E’ divina e umana insieme. I teologi e i credenti cristiani, gli uni e gli altri estranei alla comprensione di questo punto, intendono tale duplice natura in modo diverso dagli occultisti. Per questi ultimi Gesù Cristo è nello stesso tempo un Adepto, come il Buddha o un altro Iniziato, e il Figlio di Dio, o Logos, e, in quanto tale, al di sopra di qualsiasi grado di Adepto. (…) In quanto Logos è Cristo e non appartiene a questo mondo se non come Dio, che l’ha creato, e del mondo è sostanza e ad esso appartiene. Gli Gnostici, che erano occultisti, o perlomeno mistici superiori, lo videro in questo modo, ma separano le due nature per adorare soltanto quella divina, necessariamente superiore, e non quella umana, superiore tutt’al più solo per grado, e non per genere. Ma gli Gnostici furono condannati per eresia e, come eretici, respinti e distrutti, almeno in apparenza. Non fu comunque la Chiesa a disperderli in questo modo, ma fu il Destino che rese capace la Chiesa di agire così. L’idea che essi diffondevano non apparteneva al loro tempo, né poteva essere utile agli scopi di Coloro che guidano il mondo, nonostante questi sapessero bene che era più vera di quella che sarebbe poi stata sviluppata e diffusa fra le nazioni dalla Chiesa Cattolica. La tradizione occulta della Gnosi (…) Così abbiamo visto
come il cristianesimo abbia amalgamato elementi che l’analisi riconduce a
cinque, ma che originariamente sono tre: il monoteismo giudaico, il misticismo neoplatonico e il paganesimo della decadenza romana. Nel conflitto
con il giudaismo, il cristismo più rigidamente giudaico è rifluito verso
l’origine ed è sparito. Nel conflitto con il paganesimo, quest’ultimo,
quando non si è integrato con il cristismo, è completamente scomparso. Nel
conflitto con il misticismo neoplatonico è però accaduta un’altra cosa.
Tale misticismo ha prodotto, entrando in conflitto antisincretico con il
cristismo, la celebre eresia della Gnosi. Eresia che non è mai scomparsa:
oppressa, osteggiata dall’esterno, questa setta di occultisti diventò
segreta, scomparve dalla storia manifesta, ma non dalla vita. Non è
impossibile incontrare, qua e là, chiare tracce del suo segreto permanere. E
tale permanere mostra aspetti di conflitto con il cristismo ufficiale e
soprattutto con quello cattolico. Accanto al cristismo ufficiale, con i suoi
vari misticismi e ascetismi e le sue diverse magie, vediamo emergere in
superficie, episodicamente, una corrente che data senza dubbio dalla Gnosi
(cioè dalla fusione della Cabbala giudaica con il neoplatonismo) e che ora ci
appare sotto le spoglie dei cavaliere di Malta o dei Templari, ora, dopo
essere scomparsa, torna a rinascere con i Rosacroce, per manifestarsi
pienamente, infine, con la Massoneria. I massoni sono gli ultimi discendenti
– ma di una tradizione mai interrotta – degli spiriti esoterici che
costituivano la Gnosi. Le formule e i riti massonici sono palesemente
giudaici; il sostrato occulto di questi riti è palesemente gnostico. La
Massoneria è derivata da un ramo dei Rosacroce. Neoplatonismo Le parole di Pessoa ci introducono al neoplatonismo; di seguito ne è riportata una sintesi. Innanzitutto il termine “neoplatonismo” designa le dottrine filosofiche e religiose di una scuola eterogenea di pensatori speculativi, che sintetizzarono la teoria delle idee di Platone conferendole una connotazione formale. Tale sintesi filosofica ebbe il suo fulcro ad Alessandria annoverando l'ebraismo ellenizzante del filosofo Filone di Alessandria e altre concezioni di provenienza essenzialmente greca; per estensione, il termine viene applicato a posizioni filosofiche sostenute nel Medioevo, nel Rinascimento e nell'età moderna.In particolare, il neoplatonismo è una forma di monismo idealistico nel quale l'Uno, perfetto, inconoscibile e infinito, è ritenuto la realtà ultima dell'universo. Dall'Uno emanano, come "irradiati", molteplici livelli di realtà, o ipostasi, il più elevato dei quali è il nous (l'intelletto puro), da cui deriva l'anima del mondo, l'attività generatrice delle anime inferiori degli esseri umani concepita come un'immagine del nous, che è a sua volta un'immagine dell'Uno; entrambi, benché differenti, partecipano della stessa sostanza, sono cioè consustanziali all'Uno. L'anima del mondo, tuttavia, ente intermedio tra il nous e il mondo materiale, può preservare la sua integrità e la sua perfezione riflessa oppure diventare sensuale e corruttibile; la stessa scelta è offerta a ogni anima inferiore. Quando, per via dell'ignoranza della sua vera natura e della sua identità, l'anima umana sperimenta un apparente sentimento di separatezza e indipendenza, diviene arrogante, ricadendo in abitudini lussuriose e depravate. La salvezza è tuttavia ancora possibile: proprio grazie alla libera volontà che l'ha spinta a peccare, l'anima può modificare una condotta peccaminosa percorrendo in direzione opposta la via della sua degenerazione, fino a riunirsi nuovamente alla sorgente del suo essere. La comunione effettiva si realizza mediante un'esperienza mistica nella quale l'anima sperimenta l'estasi. La dottrina neoplatonica è caratterizzata da un'opposizione categorica tra spiritualità e carnalità, mutuata dal dualismo platonico di idea e materia, dall'ipotesi metafisica degli agenti mediatori, il nous e l'anima del mondo, che trasmettono la potenza divina dall'Uno ai molti, dall'avversione verso il mondo dei sensi e dalla necessità della liberazione dalla vita sensuale attraverso una rigorosa disciplina ascetica. Cristianesimo gnostico Ed
eccoci giunti ad affrontare più direttamente "l'elemento angelico"
e le dottrine gnostiche così come
sviluppate con l’avvento del Cristianesimo. La dottrina gnostica, comune a tutte le scuole, si può così riassumere: 1. I due principi. All’origine dell’universo stanno due primi principi supremi ed eterni, di cui uno è spirituale, divino, fonte di ogni perfezione, assolutamente incomprensibile, abisso inesplorabile, di ineffabile grandezza. Contro questo si erge l’altro principio, la materia, la cui qualità intrinseca è il male. 2. Le creature, o esseri finiti, procedono dai due principi. Dal principio del bene proviene il regno della luce o pleroma (= perfezione, natura perfetta, pienezza, abbondanza), costituito da molteplici eoni (= tempo, durata, eternità), enti eterni procedenti per emanazione e personificanti vari aspetti divini, quali potenza, sapienza, santità, ecc., che procedono per sizigie, o coppie di sesso diverso. Dal principio del male deriva il regno delle tenebre o kenoma (= vuoto) che è in lotta eterna con l’altro regno. Particelle della sovrabbondante emanazione divina vennero imprigionate nel regno del male per colpa dell’ultimo eorne, Sophia, bramoso di conoscenza, cosicché per virtù loro si animò la materia. Fu appunto l’ultimo eone che procedette alla formazione del demiurgo (o produttore, già ricordato da Platone nel Timeo come artefice e padre dell’universo), il quale, capo di 7 angeli o arconti creatori, signore dei 7 cieli che avvolgono la terra, generalmente identificato con il dio dei giudei (detto Ialdabaoth), procedette alla creazione del mondo corporeo e dell’uomo mediante una combinazione di luce e di tenebre, di spirito e di materia. Per questo l’anima umana, che è luce, rinchiusa nel corpo materiale come in un carcere tenebroso, lotta continuamente contro il corpo, che è materia. La redenzione, consistente solo nella liberazione dell’anima, particella di luce, dal suo carcere corporeo, avvenne perché il Dio supremo del bene inviò un eone salvatore, denominato poi Gesù, Cristo, o altro. Tale redenzione non consistette in un farsi uomo dell’eone o in un suo patire salvifico per l’umanità corrotta, poiché in tal caso anche l’eone divino Gesù si sarebbe sottoposto al regno del maligno, ma solo nel donarci una dottrina che, rendendo conscia l’anima della sua origine divina, la abilitasse alla lotta vittoriosa contro la materia, così come Gesù ne diede mirabile esempio nella sua manifestazione terrena. Nel rapporto degli uomini con la dottrina cristiana stanno i vari gradi della loro partecipazione all’opera redentrice: vi sono gli ilici (da hyle = materia); seguono gli psichici (da psyché = anima) o cristiani, in cui l’equilibrio tra materia e anima rende possibile la speranza di salvezza; stanno al vertice gli pneumatici (da pneuma = spirito) o gnostici, in cui lo spirito dominatore della materia li rende già salvi. Solo alla fine del mondo la liberazione di tutte le particelle di luce sarà perfettamente realizzata con l’apocatastasi o reintegrazione completa di tutto il regno della luce e la sua vittoria definitiva sul regno delle tenebre. Il dualismo nella Gnosi La volontà d’essere del Grande Ineffabile manifesta fuori di sé l’Emanazione e, così come la luce bianca emessa contro un prisma determina fasci sparsi di colori diversi, l’emanazione, emessa nel Kenoma, determina conseguenze di valore diverso, che costituiscono la serie delle creazioni tangibili. E così come i fasci sparsi di una stessa luce debbono le loro differenti colorazioni agli angoli prismatici che li decompongono, le creazioni tangibili, emesse nel Kenoma, debbono le loro forme e il loro numero alla rifrazione multipla del Raggio Celeste, rifrazione i cui angoli rappresentano l’intervento delle forze elementari, la cui Somma viene detta Demiurgo. Dunque, non si può dire che il perfetto ha creato l’imperfetto; l’imperfetto non è stato creato, non esistendo in sé: l’imperfetto è la visione rifratta che noi abbiamo del Perfetto. La particella unitaria del Raggio Celeste così rifratto, sottoposta alle forze del Demiurgo, è ciò che chiamiamo la monade. (…) L’azione del Demiurgo si ritrova ad ogni istante dell’evoluzione; è contro di essa che s’innalzano gli insegnamenti gnostici. Essa esiste ovunque esiste il limite; essa si attenua nella misura in cui l’individualità si fonde nella collettività, per scomparire del tutto alla fine dell’evoluzione. Ma, nello stesso modo in cui l’ombra riproduce grossolanamente i contorni dell’oggetto, il Demiurgo riproduce grossolanamente le forme che attribuiamo volentieri alla divinità: per questo le umanità fuorviate, sia dalle loro passioni sia dai capi e dai legislatori seguiti, si volgono all’opera del Demiurgo come farebbero con l’opera divina ed instaurano, sul piano umano, quel dualismo che è l’errore supremo del nostro universo, quel culto del Binario da cui scaturiscono i problemi più insolubili, le superstizioni più ridicole e le più odiose tirannie.APPROFONDIMENTI
/ 1 I 5 brani seguenti: da “La Gnosi” di P. M. Virio Dalla sua
Potenza Intellettiva Dio creò le gerarchie Angeliche. L’essenza
dell’Angelo è dunque potenza d’intelletto, atto di intendere, azione
immanente per riflesso: sostanze separate intellettive. APPROFONDIMENTI
/ 2 (…)
Mentre i sette Pianeti solari dell’Universo sono figure dei sette spazi
degli Eoni, questi sono raffigurati e presieduti dagli Arcangeli, terza
gerarchia delle Intelligenze separate, Forze intermediarie tra il Creatore e
le cose esistenti, anelli di congiunzione, elementi celesti, eterei,
detti i Messaggeri dell’Altissimo, esecutori dei suoi voleri; hanno
poteri vitali e rappresentano per l’uomo una virtù protettiva oltre che
illuminativa ed attiva. APPROFONDIMENTI
/ 3 Dal Compendium di Giustino: La
formazione dell’uomo avvenne in questa guisa: Una immagine risplendente o
tipo fu dal Logos mostrata agli Angeli demiurgici; ma questi si trovarono
incapaci di afferrarla, poiché era stata immediatamente ritirata; essi
dissero l’un l’altro: Facciamo l’uomo secondo questa immagine e
somiglianza; così tentarono di fare; ma i poteri della loro natura erano solo
capaci di evolvere un involucro o plasma che, incapace di sostenersi diritto,
giaceva al suolo impotente, strisciando a guisa di verme. Allora la Potenza
Suprema, mossa a compassione, mandò una scintilla di Vita, ed il plasma si
alzò e le sue membra si svilupparono e furono collegate insieme. Vale a dire,
il plasma si indurì e divenne sempre più denso nel succedersi delle razze;
così fu evoluto il corpo umano, e la Scintilla di Luce fu in esso racchiusa
come in un tabernacolo. APPROFONDIMENTI
/ 4 La ruota
del fato è il ciclo del ritorno, nel tempo, nella generazione terrena. Il
fato, visto come effetto del passato, di ciò che fummo e di ciò che è stato
compiuto, è ineluttabile, non si può modificare. Ma la ruota del fato,
esperienza attuale e presente, si può modificare con l’azione, la volontà,
il pensiero, la luce dell’intelletto, la conoscenza. APPROFONDIMENTI
/ 5 Una legge
provvidenziale divina ha stabilito di dare all’uomo lungo il faticoso
cammino dell'esperienza terrena l’amorevole assistenza dell’Angelo suo
custode, Genio tutelare che sospingendolo nella via della Luce lo sostiene
nella strenua lotta contro le continue tentazioni che gli pervengono dal suo Angelo
tenebroso, demone e diretto avversario. Le fonti La scarsa conoscenza che
finora si aveva dello gnosticismo (poche citazioni e commenti ostili dell'eresiografia
patristica) non permetteva nemmeno di risolvere un problema di fondo: se lo
gnosticismo fosse un movimento eretico, staccatosi dal cristianesimo, o un
indirizzo filosofico-religioso indipendente dal cristianesimo. La recente
scoperta di un'intera biblioteca di scritti gnostici (in gran parte tuttora
all'esame di specialisti) dimostra l'esistenza di un cristianesimo gnostico
contemporaneo alle tendenze giudeo-cristiane, che ha influito sul Nuovo
Testamento, specialmente su Giovanni. Vangeli gnostici Vedi anche "Angeli e Apocrifi" Completando l'elenco dei testi di Nag Hammadi con altre notizie pervenuteci dalla patristica, si può tracciare il seguente quadro della letteratura gnostico-cristiana: 1. Sophia di Gesù - E' una dissertazione dottrinale sulla vera struttura dell'universo, sull'economia della salvezza, sulla provvidenza divina, ecc.; dissertazione tenuta da Gesù, apparso dopo la resurrezione, ai dodici apostoli e a sette donne su di un monte della Galilea, rispondendo alle domande che gli pongono Filippo, Tommaso, Mattia, Bartolomeo e Maria Maddalena. 2. Epistola di Eugnosto - Ha l'identico contenuto della Sophia di Gesù, in forma di lettera anziché di conversazione. 3. Dialogo del Redentore - Il testo, in cattive condizioni e mutilo in più parti, tuttora sotto studio, contiene una dissertazione di Gesù su problemi cosmologici, antropologici e soteriologici. 4. Pistis Sophia - E' un insieme di quattro libri, di cui i primi tre costituiscono un'unica opera: il Cristo risorto, dopo aver ancora trascorso undici anni coi discepoli, nel dodicesimo appare loro in una luce abbagliante, tra canti e suoni e inni angelici, e rivela il mistero della caduta dell'anima umana nella materia, l'origine del male, la necessità del ritorno alla Luce di Dio, il destino degli Arconti (le potenze del male). Il quarto libro ripete argomenti già trattati prima, ambientando il discorso di Gesù, il giorno dopo la resurrezione, prima sulle sponde dell'Oceano (dove Gesù prega usando formule magiche) e poi in "un'aerea regione" luminosa e su di un monte della Galilea. 5. Libri di Jeu - E' un trattato didattico, in due libri, in cui Gesù spiega ai discepoli come dal "vero Dio"m uscito dal grembo del Padre, siano procedute ventotto emanazioni (nominate e descritte ad una ad una); poi illustra le tre forme di battesimo (coll'acqua, col fuoco, con lo Spirito Santo) e descrive l'ascesa delle anime dei discepoli, purificati e salvati, attraverso gli eoni del mondo superiore (di nuovo descritti ad uno ad uno). 6. Libro del Grande Spirito Invisibile - Nel contesto è anche chiamato Vangelo degli Egiziani, ma non ha nulla a che fare con l'omonimo Vangelo citato dai Padri. E' una dissertazione sul mondo della Luce e delle entità superiori, a cu appartengono anche gli gnostici "perfetti". 7. Vangelo della Perfezione - Conosciamo appena il titolo da Epifanio. 8. Vangelo dei Quattro angoli del mondo - Abbiamo di esso sola seguente testimonianza del vescovo arabo Maruta del IV secolo: "Questi perfidi (i seguaci di Simone Mago) hanno fabbricato per se stessi un vangelo che, diviso in quattro volumi, hanno chiamato Libro dei quattro angoli o cardini del mondo". 9. Vangelo di Eva - Ne fanno cenno Epifanio. 10. Vangelo di Maria - Maria Maddalena conforta i discepoli di Gesù e riferisce loro una rivelazione avuta da Gesù: che alla visione di Dio non si giunge con l'anima, né con lo spirito, ma con l'intelletto. Incredulità di Pietro e di Andrea che il Salvatore abbia fatto a una una donna e non a loro tale rivelazione. Levi li biasima: dovrebbero piuttosto vergognarsi di essere stati amati da Gesù meno di Maria Maddalena. 11. Interrogazioni di Maria - Ne fa cenno Epifanio. 12. Vangelo di Giuda - Lo nominano Ireneo ed Epifanio, attribuendolo ai cainiti, setta gnostica che avrebbe, a loro dire, giustificato sia il fratricidio di Caino sia il tradimento di Giuda come atti indispensabili, e previsti da Dio, per la caduta e conseguente salvezza dell'umanità. Giuda sarebbe stato, quindi, strumento della salvezza, per cui i cainiti celebravano il mysterium proditionis. 13. Vangelo di Mattia - Già citato da Origene e da Eusebio, finora gli studiosi erano per lo più del parere che si dovesse identificare con le Tradizioni di Mattia, di cui si conoscevano alcune poche citazioni in Clemente Alessandrino. Il testo di Nag Hammadi, ora allo studio, risolverà la questione. 14. Libro di Tommaso l'Atleta - E' un dialogo tra il Cristo risorto e Tommaso, attualmente ancora allo studio. 15. Apocrifo di Giovanni - Gli studi attualmente in corso su questo testo gnostico appureranno anche la questione se esso debba considerarsi il modello del Libro di Giovanni, in uso tra i bogomilli bulgari e i catari. 16. Vangelo della Verità - Non è propriamente un Vangelo, ma piuttosto una dissertazione su di alcuni punti fondamentali della dottrina gnostica: l'emanazionismo, la caduta delle anime nelle tenebre della materia, il predominio dell'Errore e della dimenticanza di Dio, quindi l'ignoranza di se stessi come eoni aventi radice nella Luce di Dio, la necessità della conoscenza (gnosi) per recuperare la salvezza con il ritorno in Dio, origine e fine di ogni cosa. Questa è la Verità, rivelata da Gesù Cristo, per la misericordia del Padre. 17. Vangelo di Tommaso - L'importanza di questo Vangelo è tale che gli studiosi lo considerano come il "quinto Vangelo", degno di essere incorporato ai sinottici. Il manoscritto copto scoperto a Khenoboskion appartiene al IV secolo, ma è ormai opinione comune che l'originale debba risalire alla prima metà del II secolo. Questo fatto colloca il Vangelo di Tommaso tra i primi documenti cristiani, molto vicino alle date di composizione dei Vangeli canonici, e solleva la questione delle reciproche influenze e dell'ambiente religioso di cui esso esprimeva il pensiero. Il Vangelo di Tommaso, infatti, presenta una serie di oltre cento logia di Gesù, che in gran parte hanno forma identica o molto simile a quella di versetti contenuti nei quattro Vangeli canonici - soprattutto di Matteo e di Luca - o che, pur differenti nella formulazione, hanno uno stretto rapporto concettuale con passi neotestamentari. Ma molti di essi, per la loro collocazione o per l'aggiunta di qualche particolare, risultano differenti nel significato. Altri hanno una struttura e un significato che ben si accorda con lo spirito dei testi canonici, ma un contenuto assolutamente nuovo. Infine, un terzo circa dei paragrafi di cui è composto il Vangelo non ha alcuna corrispondenza, né come forma né come contenuto, con i testi canonici. Proprio questi paragrafi costituiscono l'aspetto più interessante del Vangelo di Tommaso ed anzi danno la chiave per una interpretazione diversa, non solo delle parti che si differenziano dai testi noti, ma spesso anche di versetti formalmente identici. Essi, infatti, sono tutti chiaramente ispirati alla dottrina gnostica. Infine, è indubitabilmente accertato che il Vangelo di Tommaso non deriva dai canonici pertanto si deve supporre una fonte comune (o una collezione scritta di detti o una tradizione orale) da cui abbiano preso le mosse tanto i Vangeli canonici quanto il Vangelo di Tommaso. 18. Vangelo di Filippo - Nello stesso volume della biblioteca gnostica di Nag Hammadi che contiene il Vangelo di Tommaso, anzi proprio in continuazione ad esso, si trova il Vangelo di Filippo. Meno noto dell'altro, non era mai stato menzionato dai Padri della Chiesa. Confrontanto le sentenze del Vangelo di Filippo con il poco che sappiamo - dagli scritti patristici - circa le dottrine delle varie correnti gnostiche, si può con una certa sicurezza affermare che il Vangelo è da ascrivere ai valentiniani, così chiamati dal fondatore della scuola, Valentino, vissuto ad Alessandria d'Egitto in pieno II secolo. A parte infatti la consueta terminologia gnostica, comune anche a Tommaso, e naturalmente la concezione generale della gnosi, come attività intellettiva e razionale, intimamente combinata però con elementi di natura esoterica, il Vangelo di Filippo rivela una più ampia accettazione del mito e un più stretto legame con l'ebraismo e, soprattutto, modifica la dottrina squisitamente gnostica del ritorno delle anime perfette allo stato di pura "idea" (concezione platonica) nell'iperuranio, per dare invece notevole sviluppo alla dottrina valentiniana della "camera nuziale", cioè del pleroma concepito come il "luogo" dei perfetti accoppiamenti delle sizigie emanate da Dio. Alla dottrina gnostica dell'emanazione pura e semplice si sovrappone quella della generazione e procreazione.De sexu angelorum Di
seguito un interessante articolo a firma di Massimo Cogliandro,
La
tradizione cattolica ci ha abituato a considerare gli angeli come degli esseri
spirituali dalle sembianze antropomorfe intermedi tra l’uomo e Dio. Essa
ritiene che gli angeli, come gli uomini, siano stati fatti “ad immagine e
somiglianza di Dio”, ma che siano dotati di una natura sostanzialmente
diversa ed inferiore rispetto a quella divina. Il problema della natura degli angeli assume un importanza centrale nel pensiero della Gnosi Cristiana, al punto che in Pistis Sophia è lo stesso Gesù a tenere un discorso chiarificatore sulla natura degli angeli e delle altre realtà divine intermedie: Allorché Andrea finì di parlare, lo spirito del salvatore si agitò, ed egli esclamò: “Fino a quando vi debbo sopportare? Fino a quando mi debbo intrattenere con voi? Tuttora non avete compreso e siete ignoranti. Non sapete, dunque, e non capite che voi, tutti gli angeli, tutti gli arcangeli, gli dèi, i signori, tutti gli arconti, tutti i grandi invisibili, tutti quelli [del luogo] di mezzo, quelli dell’intero luogo della destra, tutti i grandi delle emanazioni della luce e tutta la loro gloria, [non capite] che tutti voi insieme provenite da un’unica e identica pasta, che tutti voi provenite dalla stessa miscela?” (Pistis Sophia, Libro II, 100, 3)
Anche nel Codex Manichaicus Coloniensis, l’angelo più che una figura intermedia tra Dio e l’uomo è un alter ego dello pneuma umano, anzi è la facoltà che guida l’uomo nella penetrazione dei profondi misteri della Gnosi e nella riscoperta di quel tanto di luce divina che si cela nel cuore di ogni essere umano. Non è un caso che parecchie volte l’angelo che guida Mani verso la Conoscenza sia chiamato “congiunto” (syzygos) e/o gemello dell’Apostolo. Ora, nella teologia gnostica, come in tutte le dottrine dualiste, la facoltà conoscitiva, in quanto attitudine attiva, viene considerata un attributo virile. Non è un caso che nel Vangelo di Tomaso anche alle donne, rappresentate nel testo da Maria Maddalena, è riconosciuta la possibilità di “farsi uomini”, cioè di acquisire la conoscenza dei sacri misteri, e di giungere alla salvezza:
Simon Pietro disse loro: “Maria deve andare via da noi! Perché le femmine non sono degne della vita”. Gesù disse: “Ecco, io la guiderò in modo da farne un maschio, affinché ella diventi uno spirito vivo uguale a voi maschi. Poiché ogni femmina che si fa maschio entrerà nel Regno dei Cieli”
Lo Gnostico, che nel procedere verso la conoscenza di sé arriva ad un grado di coscienza tale da riuscire a liberarsi dai vincoli del mondo materiale, anche se non ancora da quelli del molteplice, e si fa “angelo”, diventa il più virile degli esseri. Per la Gnosi, le idee di Angelo, Conoscenza e Virilità sono quindi attributi tipici dello spirito divino dell’essere umano, che a un dato momento giunge ad un certo grado di autocoscienza. Nella teologia gnostica però l’angelo si distingue dall’uomo perché è uno spirito divino, che non è imprigionato dalle catene del mondo materiale e che si distingue da Dio per la determinatezza e la limitatezza legati al suo essere Eone, cioè spirito divino che partecipa della molteplicità. Qualche teologo potrebbe obiettare, che il limite, il molteplice e il materiale sono aspetti diversi di una stessa realtà. A questa obiezione si può rispondere che l’attributo principale del mondo sensibile è l’estensione e che si possono benissimo immaginare realtà molteplici (ad esempio i numeri), che si limitano e determinano a vicenda, ma che non partecipano dell’attributo dell’estensione, cioè non sono materiali. Lo stesso discorso vale per gli angeli e gli Eoni della teologia gnostica: questi spiriti divini non sono ancora Dio, perché in essi la sostanza divina non supera il grado della molteplicità degli stati di coscienza, ma non sono neanche esseri umani, perché non sono più imprigionati in quella realtà dotata di estensione che noi chiamiamo materia. In conclusione, possiamo dire che nella teologia gnostica l’angelo è l’Uomo che giunge ad una tale conoscenza di sé da riuscire a svincolare il proprio pneuma divino dai lacci del mondo materiale, ma che non è ancora in grado di sciogliere il proprio Io nell’assoluta unità del Tutto. |
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