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Evocare |
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Jorg Sabellicus e Fournié Secondo Jorg
Sabellicus, studioso di rituali esoterico-magici, l’angelo si manifesta
come "una forma gloriosa, un suono arcano, un sigillo luminoso, che
lampeggia subitaneo nella penombra. E’ un fulgore improvviso, rosso o
azzurro, che ferisce lo sguardo, provocando una sensazione di sgomento, come
se un brivido intenso e incoercibile si diffondesse in tutte le membra".
Evocare un angelo richiede una tecnica non facile, che va affinata con lunghe
e faticose sperimentazioni e con un impegno che può richiedere diversi anni.
Martinez De Pasqually Nella
difficile arte dell’evocazione angelica l’abate aveva avuto per maestro
una della personalità più misteriose del Settecento, don Martinez de
Pasqually (morto nel 1779), discendente da una famiglia di israeliti
spagnoli, convertitisi al cattolicesimo, e fondatore di un ordine iniziatico,
quello degli Eletti Cohen. Il fine di quest’ordine era la
restaurazione negli adepti delle condizioni di purezza che aveva Adamo prima
del peccato originale, quando possedeva poteri soprannaturali e dialogava
liberamente con le creature dei quattro mondi (terrestre, celeste,
sovraceleste e divino). La magia cerimoniale di ogni tradizione esoterica
insegna da millenni le tecniche necessarie per consentire manifestazioni delle
forze ultraterrene percepibili con i sensi. Queste forze vengono visualizzate
dal mago sotto forma di angeli o demoni. De Pasqually riteneva che il rito non
poteva essere utilizzato per secondi fini, come il potere o la ricchezza, ma
solo per conciliare il mondo visibile con quello invisibile, ripristinandone
l’unità originaria. L’evocazione delle entità angeliche avveniva
mediante la ripetizione costante e completa di tre diversi rituali, che
dovevano compiersi il primo ogni giorno, il secondo una volta al mese, il
terzo due volte l’anno agli equinozi. Quello
giornaliero consisteva in un’orazione eseguita sul pavimento del proprio
tempio personale dopo essersi collocati entro un cerchio magico,
precedentemente tracciato, con al centro un sigillo sacro. Il rito mensile,
che aveva luogo in tre notti consecutive tra il novilunio e il primo quarto di
luna, prevedeva che l’officiante , dopo aver tracciato un cerchio magico
quadripartito da una croce, vi entrasse vestito di solenni paramenti e, alla
luce di particolari lampade, tracciasse altri segni sacri, pronunziando una
serie di nomi divini in onore dei quali spargeva incensi aromatici.
All’invocazione dell’equinozio partecipavano in comunità tutti i membri
dell’Ordine. Ancora una volta si tracciavano cerchi magici e simbolici e si
pronunciavano invocazioni. Louis-Claude de Saint-Martin
Tra i discepoli di De Pasqually, oltre all’abate Fournié, vi era pure un giovane mistico, Louis-Claude de Saint-Martin (1743-1803), che nel 1771 divenne suo segretario particolare, al posto dell’abate stesso. Come il suo maestro egli pensava che l’uomo dovesse recuperare la condizione adamitica, corrispondente a quella di "uomo di spirito". Il primo passo per ottenere questa rigenerazione consisteva nel prestare orecchio all’ansia di spiritualità che in taluni eletti si manifesta liberamente. Le sue azioni non dovevano essere esteriori, ma prevalentemente interiori. Il culto interiore di Saint-Martin si basava sulla preghiera, intesa come forma vitale del pensiero e non come recitazione meccanica di una formula ripetitiva. Egli non si considerò mai un vero e proprio maestro, ma il suo straordinario fascino poetico e la sua presenza silenziosa, malinconica e raffinata, gli aprirono le porte dei circoli intellettuali della Parigi prerivoluzionaria, avida di esperienze esoteriche e iniziatiche. Dopo la sua morte divenne noto con l’appellativo di "filosofo sconosciuto", influenzando tutto l’occultismo del secolo scorso e del presente. John Dee ed Edward Kelley
Anche
l’Inghilterra elisabettiana ha avuto un celebre occultista in grado di
evocare gli spiriti del mondo ultraterreno. Si tratta di John Dee, nato
nel 1527 e morto in miseria nel 1608, durante il regno di Giacomo I, nemico di
maghi e negromanti. Era matematico, fisico, astronomo e cabalista. Nel suo
volume Monas hieroglyphica, pubblicato nel 1564, si possono rinvenire le
radici del pensiero dei Rosacroce. Grazie al favore di Elisabetta I conobbe
gli onori e la gloria, ma anche la disgrazia e la miseria quando la sovrana
cambiò atteggiamento nei suoi confronti. La sua vita veramente straordinaria
e rocambolesca è stata descritta nel romanzo "L’angelo della
finestra d’Occidente" di Gustav Meyrink. Pare pure che abbia
ispirato a Shakespeare il personaggio di Prospero che, nella Tempesta, ha ai
suoi comandi lo spiritello Ariel. Re Salomone
Ritornando
indietro nel tempo, a re Salomone la tradizione medioevale attribuisce
una serie di testi magici contenenti indicazioni per incantesimi di vario tipo
e, soprattutto, per evocare le entità soprannaturali: spiriti legati ai segni
zodiacali, diavoli e angeli. Non pregate per ottenere alcuna cosa che sia contraria a Dio e alle Sue leggi, bensì ciò che Dio accorda secondo la consuetudine o il corso della natura: questo potete desiderarlo e ottenerlo. (...) Rammenta che vi sono dodici Prìncipi, oltre a quelli delle quattro Parti del mondo; e si spartiscono tra loro gli offici, e ognuno governa trenta giorni ogni anno. Sarà vano chiamare uno degli Angeli, se non è il tempo di colui che lo governa. Perché ogni Coro o Torre ha il suo tempo limitato, secondo i dodici segni dello zodiaco; ed è in quel Segno del Sole che quell’Angelo o gli Angeli appartenenti al Segno hanno dominio. (...) I Cori hanno nome e carattere formato dalla sostanza dei cieli. Perché quando gli Angeli odono i nomi di Dio che sono loro attribuiti, li odono in virtù di tale carattere. Perciò è vano chiamare qualunque Angelo o Spirito, a meno che non si sappia con quale nome chiamarlo. Di
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