Miniatura turca, sec. XVI.
Secondo la tradizione, il Profeta imparò le preghiere islamiche imitando gli angeli

Angeli
e
Corano

FONTE BIBLIOGRAFICA 8

Atto di Fede

Nel Corano, il libro sacro per la religione musulmana, la riflessione attorno gli angeli si concentra spesso su due aspetti fondamentali: la loro natura e il loro ruolo nei rapporti con gli uomini.
Per l’Islam (Islàm è una parola araba che significa sottomissione, obbedienza; nel suo aspetto di religione, l'Islàm predica la sottomissione e l'obbedienza totali ad Allah) l’esistenza dei celesti messaggeri è un atto di fede; bisogna però chiarire che nel Corano si distinguono tre specie di esseri celesti con funzioni e caratteristiche diverse. Ci sono gli angeli veri e propri, poi i dijnns (i geni) e gli shayatin (i demoni): tutti hanno identica sostanza ma si differenziano tra loro per l’atteggiamento nei confronti dell’uomo.
Gli angeli del Corano costituiscono quindi una categoria particolare all’interno degli esseri celesti, a differenza del cristianesimo in cui ci sono solo angeli e angeli caduti o demoni. I geni sono esseri che rimandano per alcuni aspetti ai Lari e ai Penati del mondo classico, che hanno il compito di proteggere luoghi e persone. Anche se in queste creature sono presenti alcune prerogative che possono lasciar trasparire aspetti e atteggiamenti tipici dell’angelo custode, i loro compiti li rendono molto diversi dagli angeli, che sono assolutamente svincolati da ogni rapporto con il mondo della materia.

"Fiamma purissima"

Per venire agli angeli del Corano, possiamo constatare che sono descritti come creature di "fiamma purissima" (Sura, L, 15) e sono testimoni della grandezza di Dio di cui acclamano l’onnipotenza: "Quando il tuo Signore disse agli angeli: io sto per porre sulla terra un mio Vicario, essi risposero: Porrai forse là uno che vi spargerà la corruzione e il sangue, mentre noi cantiamo le Tue Lodi e proclamiamo la Tua Onnipotenza? E Dio a loro: In verità, io conosco cose che voi ignorate" (Sura, II, 30-34); "Tutti gli angeli obbediranno e si prostreranno" (Sura, XV, 30). Essi sono accanto a Dio "una volta alla sua destra e l’altra alla sua sinistra" e "registrano sul rotolo le sue parole e i suoi pensieri" (Sura, L, 17-18).
E’ interessante notare che nel Corano Dio fornisce una precisa indicazione sul culto da riservare ai messaggeri celesti, che viene loro rifiutato: "Dio non vi ordina di adorare gli angeli e gli inviati! Potrebbe Egli comandarvi di comportarvi da miscredenti, dopo aver fatto scendere su di voi il Libro che vi ha reso credenti!" (Sura, III, 79-80).
Si condanna inoltre il riconoscimento in questi esseri di creature femminili: "Gli idolatri attribuiscono il sesso femminile agli angeli, i quali sono servi di Dio! Forse erano presenti alla loro creazione? Quanto essi affermano verrà registrato sul rotolo e dovranno risponderne a Noi nel giorno del Giudizio" (Sura, XLIII, 19).

Angeli castigatori, Angeli intercessori

Come per il cristianesimo anche l’Islam fa riferimento ad un angelo castigatore incaricato di punire alla fine dei tempi i peccatori: "In verità, Noi faremo discendere il Nostro angelo solo nel giorno del Giudizio e allora per i miscredenti non vi sarà più alcuna possibilità di perdono o di intercessione" (Sura, VI, 8); "Ma quando, nel giorno del Giudizio, udranno le parole degli angeli, quello non sarà per loro un lieto annuncio, poiché i Nostri messaggeri diranno: il Paradiso è chiuso per gli operatori del Male" (Sura, XXV, 22); "Nel giorno del Giudizio, quando i Nostri angeli daranno fiato alle loro trombe, il terrore invaderà quanti sono nei cieli e sulla terra, eccetto coloro ai quali Dio vorrà risparmiare questa paura. E tutti gli uomini si raduneranno umili davanti a Lui" (Sura, XXVII, 87).
Gli angeli hanno soprattutto il compito di condurre gli uomini verso Dio, portando la fede in terra, indicando le vie da seguire per ottenere il premio finale: "Dio fa scendere i Suoi angeli a portare la Sua parola a quanti Egli sceglie e i suoi Inviati, affinché questi così ammoniscano gli uomini: non vi è altro Dio all’infuori di Lui. TemeteLo e agite da credenti e da virtuosi. (…) Gli angeli diranno loro: La pace sia su di voi! Entrate in Paradiso, ove riceverete il premio delle buone opere compiute" (Sura, XVI, 2; 32).
La missione degli angeli tra gli uomini è però sempre determinata dal volere di Dio: "Noi discendiamo dal Cielo solo se Dio ce lo ordina. A Lui appartiene quanto è dietro di noi, davanti a noi e tra l’uno e l’altro di noi" (Sura, XIX, 64); "Ma ai credenti e ai virtuosi diranno in quel giorno gli angeli: non temete, poiché siamo gli annunciatori di quel Paradiso che Dio vi ha promesso" (Sura, XLI, 30).
Nel Corano gli angeli dimostrano il loro ruolo di intercessori anche fra le creature della terra e Dio: "implorano la sua misericordia sugli uomini" (Sura, XLII, 5).
Gli angeli sono testimoni della vita degli uomini e "tutto registrano sui loro rotoli" (Sura, XLII, 80), per averne chiara memoria alla fine dei tempi: "Sappiano quanti considerano menzogna il giorno del Giudizio, che i Nostri angeli segnano sui loro rotoli tutte le azioni da essi compiute" (Sura, LXXXII, 9-12); "In verità, i Nostri angeli annotano nel libro dell’universo le trame dei miscredenti contro i Nostri segni!" (Sura, X, 21).ina (Giob 1, 6-12; 2, 1-10).

Angeli custodi

Anche la religione islamica prevede che ogni uomo sia accompagnato da un angelo custode: "Per ogni uomo vi è un Suo angelo che veglia su di lui, per Suo ordine. In verità, Dio non allontana da Lui un popolo, se questo non svia dal retto sentiero e imbocca il sentiero dell’errore" (Sura, XIII, 11); "Abbiate fede e mille angeli verranno in vostro aiuto" (Sura, VIII, 9).
Per raggiungere gli uomini, gli angeli si avvalgono di una scala creata da Dio che collega il cielo alla terra: "Su di essa ascendono verso Dio gli angeli e lo spirito dell’universo, impiegando per salire un giorno che equivale a cinquantamila anni dei mortali" (Sura, LXX, 4).

Come si può constatare dalle informazioni qui raccolte, nel Corano gli angeli svolgono un ruolo importante. Di certo la loro posizione divina, pur sempre subordinata al volere di Dio, risulta in qualche caso espressa con vigore, come per esempio nel precedente caso della scala che collega il cielo alla terra. Le creature celesti continuano ad essere, anche nel sacro Libro dei musulmani, dei messaggeri che hanno il compito primario di portare tra gli uomini la voce possente di Dio, amplificata dalla loro opera di esseri fatti di luce, che restano sempre accanto agli uomini per proteggerli e guidarli.

Approfondimenti

Chi desidera avvicinarsi al Corano, può collegarsi al sito
www.corano.it

Inoltre, di seguito riportiamo dal sito
www.islam-online.it
un brano di Abu l’Ala Maududi, autore del libro "Conoscere l'Islàm" 

ABU L'ALA MAUDUDI
La Fede negli Angeli di Allah

143. Il Profeta Muhàmmad, siano su di lui la pace e le benedizioni di Allah, inoltre, ci ha insegnato che Allah ha creato, per servirsene come ministri, gli Angeli. La fede nella esistenza degli Angeli è il secondo articolo della fede islamica. Quest'articolo è molto importante perché esso purifica il concetto del tauhid eliminando il pericolo di ogni sfumatura di shirk (politeismo).

144. I politeisti hanno associato alla Divinità due generi di creature:
a) quelle che hanno un'esistenza materiale e sono percepibili coi sensi, come il sole, la luna, le stelle, il fuoco, l'acqua, gli animali, gli eroi...
b) quelle che non hanno esistenza materiale e non possono essere percepite dall'occhio umano, gli esseri invisibili che l'uomo immagina essere i responsabili dell'andamento dell'universo; per esempio: uno controllerebbe il vento, l'altro darebbe la luce, un altro porterebbe la pioggia e così di seguito.

145. I pretesi dei della prima categoria hanno un'esistenza materiale e sono visibili. La falsità della credenza che pretende si tratti di divinità è stata pienamente esposta dalla kalima "la ilaha illallah" ("non c'è altra divinità all'infuori di Allah"). Essa è sufficiente per respingere l'idea che in essi esista la benché minima particella di divinità o che essi meritino un qualunque omaggio.

146. Gli esseri della seconda categoria, poiché sono invisibili sfuggono alla percezione dell'uomo e, pertanto, sono misteriosi; i politeisti, dunque, sono inclini ad aver fede in essi. Li considerano come divinità, come dei o come figli della Divinità Suprema. Essi fabbricano delle immagini di queste divinità e davanti ad esse compiono sacrifici. Questo principio è stato esposto per purificare la fede nell’unicità dell'Essere Supremo e per eliminare la credenza nell'esistenza di divinità invisibili della seconda categoria.

147. Muhàmmad, (pbsl), ci ha informato che gli esseri spirituali, i quali sfuggono alla nostra percezione e che vengono considerati divinità, dei o figli della Divinità Suprema, sono in realtà i Suoi Messaggeri. Essi sono sotto la Sua autorità e sono così obbedienti che non possono scostarsi in nulla dai Suoi ordini ed Egli li impiega per amministrare il Suo Regno. Essi compiono esattamente e scrupolosamente quanto è stato loro ordinato e non hanno alcuna autorità per decidere la benché minima cosa di loro iniziativa; essi non possono presentare ad Allah alcun progetto di loro invenzione; non sono nemmeno autorizzati ad intercedere presso di Lui per gli uomini. Adorarli e sollecitare il loro aiuto è degradante ed avvilente per l'uomo. Infatti, il primo giorno della creazione, Allah li ha fatti prosternare davanti ad Adamo, al quale ha accordato una conoscenza più estesa della loro e, mettendolo al di sopra di loro, ha fatto di Adamo il Suo rappresentante sulla terra.

148. Muhàmmad, (pbsl) ci ha proibito di adorare gli angeli e di attribuire loro un carattere divino vicino ad Allah, ma al contempo ci ha spiegato che gli angeli sono delle creature di Allah, senza peccato, per loro stessa natura incapaci di disobbedire ad Allah ed eternamente incaricati di eseguire i suoi ordini. Inoltre, ci ha informato che gli angeli di Allah ci circondano da tutte le parti, sono addetti a noi e sono sempre in nostra compagnia. Essi osservano e annotano tutte le nostre azioni, buone e cattive conservando un rapporto completo della vita di ciascuno di noi.
Dopo la nostra morte, quando saremo condotti davanti ad Allah, essi presenteranno il rapporto completo delle opere che abbiamo compiuto nel corso della nostra vita sulla terra; in questo rapporto sarà stato registrato tutto fedelmente, senza omissione del più piccolo dettaglio, anche del più insignificante o di quello tenuto più accuratamente nascosto.

149. Non ci sono state date informazioni più precise sulla natura intrinseca degli angeli. Ci è stata fatta menzione, solamente, di alcune delle loro qualità e delle loro caratteristiche e ci è stato richiesto di credere nella loro esistenza. Non abbiamo altra via per conoscere la loro natura, i loro attributi o le loro qualità. Sarebbe, di conseguenza, una pura follia voler loro attribuire di nostra iniziativa una qualsiasi forma o qualità. Noi dobbiamo credere esattamente come ci è stato richiesto. Negare la loro esistenza è kufr, perché in primo luogo non c'è alcuna ragione per farlo ed in secondo luogo perché il nostro rifiuto di crederci equivarrebbe ad una attribuzione di mendacio a Muhàmmad (pbsl). Noi crediamo nella loro esistenza, semplicemente perché di essa ci ha dato notizia il vero Messaggero di Allah.

Il Corano nella pietra

Qui sopra e sotto due immagini del Taj Mahal, ad Agra, in India. Il Taj Mahal è il mausoleo fatto costruire nel 1631 dall’imperatore Shah Jahan come tomba dell’amatissima moglie Mumtaz Mahal, morta durante un parto all’età di 38 anni. La leggenda vuole che ella fece appena in tempo a chiedere al marito di erigerle un monumento, grande e perfetto come il loro amore. Lo scopo del sovrano fu quello di costruire la più bella rauza (tomba) che un uomo avesse mai eretto ad una donna.
Per realizzare il Taj Mahal oltre 20.000 operai e artigiani lavorarono per 22 anni sulle sponde del fiume Yamuna sotto l’occhio vigile degli architetti più famosi d’Oriente e Occidente, chiamati ad Agra senza badare a religione e casta d’origine. Nacque così un capolavoro collettivo, anche se certamente ebbe un progettista principale: forse il persiano Isa Khan o l’indiano Ustad Ahmad. Pare che il sovrano desiderasse anche costruire sull’altra riva dello Yamuna un palazzo gemello: un Taj di marmo nero, per se stesso, da unire al Taj bianco con un ponte d’oro. Ma non poté avviare il nuovo progetto poiché quattro anni dopo l’ultimazione del mausoleo per la moglie fu spodestato e imprigionato dal figlio.
Il Taj, come gli indiani amano ripetere, è stato "costruito da titani e rifinito da gioiellieri". All’interno, inutile cercare un ritratto dei due sposi: il Corano vieta la rappresentazione della figura umana, favorendo invece l’arte della decorazione astratta che qui raggiunge vertici di perfezione. Motivi floreali sono trasferiti in complesse calligrafie di marmo, versetti del Corano sono trasformati in sofisticati intarsi di pietre dure.
Anche se nei secoli il mausoleo è stato depredato di molti tesori dai maharati, i guerrieri indù nemici dei moghul, e dagli inglesi, ancora oggi rappresenta il più bel richiamo alla Sura del Corano "un palazzo di perle fra i giardini e i canali dove i pii e i beati possono vivere per sempre".
E ancora oggi sembra di rivedere Shah Jahan discendere lo Yamuna in barca, salire ai giardini del Taj e poi, dalla piattaforma di marmo, conversare con la moglie defunta, Ariumand Bano Begum, ch’egli chiamò Mumtaz Mahal, l’Eletta del Palazzo

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