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Apocrifi
e Canone
Comunemente l’aggettivo "apocrifo",
attribuito ad uno scritto di contenuto religioso (Vangelo, Atto, Epistola,
Apocalissi ecc.), è considerato sinonimo di "non autentico",
"erroneo", "eretico", in contrapposizione a
"canonico" che significherebbe invece: "autentico",
"veritiero", "ispirato".
In realtà il vocabolo greco per "canone" significa letteralmente:
"asta", "bastone", e in particolare "regolo per
misurare". Con questo significato tecnico, nel mondo ellenico serviva a
indicare la "misura", e quindi la "regola e norma"
perfetta, sia in arte che in musica e in letteratura, anche nella sfera
dell’attività morale e religiosa.
Di qui è passato al Cristianesimo. Nel Nuovo Testamento lo stesso vocabolo
appare solo in due passi delle lettere di Paolo, con valore di
"misura" e "regola, norma". La patristica lo ha accolto
con questa seconda accezione e, a partire dal IV secolo, facendo la Chiesa
della propria autorità il criterio infallibile di giudizio dell’ortodossia,
cioè di ciò che rientrava o meno nella propria norma dottrinale, il termine
è stato usato anche per designare decreti conciliari o sinodali, norme
disciplinari e giuridiche, momenti della liturgia, parti della messa, elenchi
di membri del clero, e infine anche cataloghi di libri religiosi di cui si
autorizzava l’uso.
Per contrapposto gli scritti esclusi dal catalogo erano definiti apocrifi.
Si vuol vedere in questa pratica una derivazione dalla consuetudine ebraica di
considerare "hisonim" (= non ispirati) o "genuzim"
(= scartati e messi in "geniza", cioè in nascondiglio) i
libri estranei al corpus biblico. Ma i rapporti tra canone e apocrifi non
hanno a che vedere con l’usanza ebraica, sia perché il cristianesimo non
ebbe fin dalle origini un canone prestabilito, sia perché l’aggettivo
apocrifo non aveva significati del genere.
Il termine greco per "apocrifo" vuol dire "segreto",
"nascosto" e nella terminologia religiosa indicava i libri segreti,
rivelatori di verità occulte, non facilmente assimilabili dalle masse dei
fedeli, e destinati perciò all’istruzione superiore degli iniziati, adepti
di una setta. Nell’ambiente cristiano l’aggettivo fu primitivamente
adoperato, non in corrispondenza della elaborazione del canone, ma per
definire i testi gnostici, che appunto si servivano di un linguaggio ermetico,
ricco di simbolismi e criptogrammi.
Rifiutando, in parte, l’interpretazione gnostica del messaggio di Gesù e
della sua persona, fu allora che i Padri della Chiesa non hanno esitato ad
attribuire al termine "apocrifo", con cui gli stessi gnostici
designavano le loro opere, il concetto di spurio e falso. Poi l’aggettivo
venne indiscriminatamente esteso, con questo valore dispregiativo, a tutti i
testi sospetti di eresia o comunque non conformi alla "norma"
dottrinale ufficialmente riconosciuta, e cioè a tutti gli scritti religiosi
extracanonici, anche preesistenti alla formazione del canone stesso. Ma,
essendosi il canone formato mediante una scelta tra un certo numero di opere,
quelle che esistevano fino a tale data avevano goduto pieno e legittimo
diritto di cittadinanza. Il processo di illegittimità, se mai, può essere
intentato soltanto agli scritti che hanno visto la luce dopo la costituzione
del canone. Ad ogni modo, si distingue generalmente gli apocrifi in due grandi
sezioni: una proto-letteratura cristiana e una letteratura greco-romana
di professione cristiana, non ufficiale. Non ci proponiamo ora di approfondire
una tematica così complessa; dai vari testi apocrifi ci limiteremo ad
estrapolare quei brani che ci riconducono alla realtà Angelica. L’Arcangelo
Gabriele appare immancabilmente nei Vangeli apocrifi denominati
"dell’Infanzia" (per le Annunciazioni delle nascite di Maria e di
Gesù) e gli Angeli appaiono nei "Vangeli della Passione e della
Resurrezione" accanto al Cristo Risorto, ma "altri" Angeli ci
fanno conoscere il loro Mondo sotto una luce particolare e diversa rispetto a
quella mostrata dai testi canonici.
Libro
di Enoch
Per
il testo dell'Apocrifo vedi sezione monotematica:
Angeli e Tradizione Enochiana
Il Libro di Enoch, ritrovato alla fine del
XVIII secolo in manoscritti etiopici, fa parte dei Vangeli cosiddetti
"apocrifi". Tuttavia questo libro rivestì una notevole importanza
nella Chiesa dei primi secoli, e nello stesso Nuovo Testamento è citato come
scrittura. Leggiamo infatti nella Lettera di Giuda (14-15):
Profetò anche per loro Enoch, settimo dopo Adamo, dicendo: "Ecco, il
Signore è venuto con le sue miriadi di Angeli per fare il giudizio contro
tutti, e per convincere tutti gli empi di tutte le opere di empietà che hanno
commesso e di tutti gli insulti che peccatori empi hanno pronunziato contro di
lui".
Vi è inoltre uno stretto rapporto letterario e ideologico tra il Nuovo
Testamento e il Libro di Enoch, il quale a un certo punto fu però messo
completamente da parte dal fariseismo, anche se in seguito i Padri della
Chiesa continuarono a citarlo.
Per chi si occupa di Angeli, il Libro di Enoch è un’autentica miniera di
notizie: si può addirittura dire che esso presenta una vera e propria
angelologia. Fin dall’inizio l’autore del Libro si richiama agli alati,
divini messaggeri affermando di aver saputo da loro tutto quanto scriverà:
Questo è quel che gli Angeli mi hanno mostrato; io ascoltai tutto da essi
e tutto io conobbi, io che vedo non per questa generazione, ma per quella che
verrà, per le generazioni lontane.
Ma il capitolo più importante è il sesto, detto anche Libro dei
Vigilanti: esso deve essere considerato la fonte più antica con
riferimento alla concezione ebraica della caduta degli Angeli. Ecco il testo:
Ed ecco accadde, da che aumentarono i figli degli uomini, che in quei tempi
nacquero ad essi ragazze belle di aspetto. E gli Angeli, figli del cielo, le
videro, se ne innamorarono, e dissero fra loro "Venite, scegliamoci delle
donne fra i figli degli uomini e generiamoci dei figli". E disse loro
Semeyaza, che era il loro capo: "Io temo che può darsi che voi non
vogliate che ciò sia fatto e che io solo pagherò il fio di questo grande
peccato". E tutti gli risposero e gli dissero: "Giuriamo, tutti noi,
e ci impegniamo che non recederemo da questo proposito e che lo porremo in
essere". Allora tutti insieme giurarono e tutti quanti si impegnarono
vicendevolmente ed erano, in tutto, duecento. (…) E si presero, per loro, le
mogli e ognuno se ne scelse una e cominciarono a recarsi da loro. E si unirono
con loro e insegnarono ad esse incantesimi e magie e mostrarono loro il taglio
di piante e radici. Ed esse rimasero incinte e generarono giganti la cui
statura, per ognuno, era di tremila cubiti. Costoro mangiarono tutto il frutto
della fatica degli uomini fino a non poterli, gli uomini, più sostentare. E i
giganti cominciarono a peccare contro gli uccelli, gli animali, i rettili, i
pesci e a mangiarsene, fra loro, la loro carne e a berne il sangue. La terra,
allora, accusò gli iniqui.
Il male sulla terra sarebbe quindi insorto con la caduta dei figli di Dio, i
quali insegnarono agli uomini – leggiamo ancora in Enoch – a fabbricarsi
armi e corazze, a conoscere il valore dell’oro e delle pietre preziose, a
praticare magia e astrologia, a combattersi. Ne furono conseguenza, oltre allo
sviluppo della conoscenza, anche guerra, impurità, peccato.
Libro
dei Giubilei
Altrettanto interessante con riferimento agli
Angeli è un altro importante testo apocrifo, il Libro dei Giubilei, detto
anche "piccola Genesi" in quanto riporta la storia del mondo
dalla creazione fino al momento in cui Mosè ricevette sul Sinai le tavole
della Legge. Mentre l’Antico Testamento non dice nulla della creazione degli
Angeli, il Libro dei Giubilei ne parla espressamente, affermando che tra le
opere di Dio del primo giorno della creazione ci furono anche Spiriti e
Angeli. Leggiamo infatti che l’angelus faciei, cioè
l’Angelo che era sempre accanto al Signore, spiegò a Mosè il processo
della creazione:
Scrivi tutte le cose della creazione, in qual modo il Signore Iddio compì,
in sei giorni, tutta la Sua creazione e nel settimo giorno si riposò, lo
santificò per tutti i secoli e lo pose a segno di tutta la Sua opera.
(Scrivi) che nel primo giorno creò i cieli che sono in alto, la terra, le
acque e ogni spirito che serviva al Suo cospetto, gli "angeli faciei",
gli angeli della santità, gli angeli dello spirito del fuoco e quelli dello
spirito del vento, delle nuvole per la tenebra, la grandine e la neve; gli
angeli degli abissi, dei tuoni e dei fulmini; gli angeli degli spiriti del
gelo, del forte calore, della stagione delle piogge, della primavera,
dell’estate e dell’autunno, e gli angeli di tutti gli spiriti riuniti che
sono in cielo, in terra e in tutti gli abissi, nella tenebra, nella luce,
nell’alba e nella sera, i quali Egli preparò con la sapienza del Suo cuore.
Nei giorni successivi il Signore formò il firmamento, separò la terra
dalle acque, creò il sole, la luna e le stelle, le piante, gli animali e
l’uomo, come dice anche la Genesi. La creazione degli Angeli al primo giorno
riportata dal Libro dei Giubilei è però un elemento nuovo, di cui i testi
canonici non parlano.
Vangelo
di Bartolomeo
Questo Vangelo si pone come una
rivelazione di "misteri" inaccessibili ai non iniziati: misteri che
consistono poi in un fantasioso colloquio tra Bartolomeo e il Diavolo,
che gli parla degli angeli, della propria disobbedienza a Dio, della creazione
di Adamo, ecc. senza affatto allontanarsi da quella che è la tradizione
cristiana. Anche l’ammaestramento finale di Gesù sui peccati contro lo
Spirito, sul matrimonio, ecc. non presenta alcun tratto caratteristico e meno
che ortodosso.
All’inizio del Vangelo, così parla l’apostolo rivolto al Gesù risorto:
"Signore, quando tu andavi per essere appeso alla croce, io ti seguivo
da lontano, e poi ti ho visto pendere dalla croce e gli angeli che scendevano
dal cielo e ti adoravano. E quando si sono fatte le tenebre, ho guardato e ho
visto che tu eri sparito dalla croce (…) Dimmi Signore, dove sei andato, via
dalla croce?"
In risposta Gesù disse: "Quando sono scomparso dalla croce sono andato
all’Ade per trarne fuori Adamo e tutti gli altri che erano con lui, secondo
la richiesta dell’arcangelo Michele. (…) Quando io sono disceso nel
Tartaro con i miei angeli per infrangere i saldi chiavistelli e abbattere le
porte di bronzo, il Tartaro ha detto al Diavolo: ‘Mi sembra che sia venuto
Dio sulla Terra’. E gli angeli gridavano a quelle potenze: ‘Alzate le
vostre porte, o Principi, levate le porte eterne, perché il Re della gloria
viene sulla terra’(…)".
Bartolomeo gli disse ancora: "Ma dimmi Signore, chi era quello che gli
angeli portavano via tra le braccia, un uomo di alta statura?"
Gesù gli rispose: "Quello era Adamo, il primo creato, a motivo del quale
io sono sceso dal cielo sulla Terra".
Bartolomeo aggiunse ancora: "Ho anche visto, o Signore, angeli che
salivano davanti ad Adamo e cantavano inni. Ma uno di questi angeli, molto più
grande di tutti gli altri, non voleva salire: teneva in mano una spada
fiammeggiante e faceva segni soltanto a te. Tutti gli altri angeli lo
pregavano di salire con loro, ma egli non voleva. E quando tu gli hai
comandato di salire, ho veduto una fiamma uscire dalle sue mani e giungere
fino alla città di Gerusalemme".
Disse Gesù: "Era uno degli angeli vendicatori, che stanno presso il
trono di Dio. Egli mi chiamava. Quanto alla fiamma che hai veduto uscire dalle
sue mani, ha colpito l’edificio della sinagoga dei Giudei, come mia
testimonianza, per avermi crocifisso".
In un altro brano del Vangelo
di Bartolomeo, Maria parla agli apostoli:
Quando ero nel Tempio di Dio e
ricevevo il cibo dalla mano di un angelo, un giorno mi apparve una figura come
di un angelo, ma il suo volto era indescrivibile, e non teneva in mano né
pane né scodella, come l’angelo che era venuto da me prima. Ed ecco,
all’improvviso, si squarciò la cortina del Tempio, e ci fu un grande
terremoto. Io mi gettai a terra, non potendo sopportarne la vista. Ma egli mi
tese la mano e mi fece alzare. Io guardai verso il cielo e scese sul mio volto
una nube di rugiada che mi bagnò dalla testa ai piedi, ed egli mi asciugò
con la sua stola. E mi disse: "Ave, piena di grazia, vaso di
elezione". Poi si batté sul fianco destro e apparve una forma di pane
molto grande, che egli collocò sull’altare del Tempio, e prima ne mangiò
egli stesso, poi ne diede anche a me. Poi di nuovo batté il lato sinistro del
suo vestito e apparve un grandissimo calice pieno di vino, ed egli ne bevve
per primo, poi ne diede anche a me. Poi io guardai e vidi che il pane e il
calice erano intatti. Allora mi disse: "Ancora tre anni e poi ti manderò
il mio annuncio e tu concepirai un figlio, da cui sarà salvato tutto il
mondo. La pace sia con te, mia diletta, e la mia pace sarà con te per
sempre". Poi disparve dalla mia vista e il Tempio divenne come prima.
"Il
volto dell'abisso"
Sul monte degli Ulivi, Gesù risorto si mostra
agli apostoli e a Maria, prima di salire al Padre e di non potersi più
mostrare "sotto questo aspetto". Bartolomeo chiede al Signore di
mostrare loro l’Avversario degli uomini, l’abisso.
Allora Gesù li fece scendere giù dal monte degli Ulivi, imprecò contro
gli angeli del Tartaro e fece cenno a Michele di suonare la tromba della sua
potenza. Subito Michele suonò la tromba ed uscì fuori Beliar, trattenuto da
seicentosessanta angeli e avvinto da catene di fuoco. La statura del mostro
era di milleseicento cubiti e la sua ampiezza di quaranta cubiti; il suo volto
era come fuoco abbagliante e i suoi occhi tenebrosi; dalle sue narici usciva
un fumo di odore fetido e la sua bocca era come la fenditura di un precipizio;
una sola delle sue ali misurava ottanta cubiti. Appena gli apostoli lo videro,
caddero con la faccia a terra e rimasero tramortiti. Ma Gesù, avvicinatosi,
fece alzare gli apostoli e infuse loro vigore nell’animo. Quindi disse a
Bartolomeo: "Vagli vicino, Bartolomeo, schiacciagli il collo con un piede
e domandagli quali sono le sue opere e come inganna gli uomini". (…)
Allora Bartolomeo andò e premette sul collo, che esso teneva incassato fino
alle orecchie, e gli disse: "Dimmi tutte le cose che hai fatto e quelle
che hai fatto adesso". Beliar rispose: "Dapprima mi chiamavo
Satanael, che significa ‘messaggero di dio’, ma quando non riconobbi di
essere modello di Dio, il mio nome fu chiamato Satana, che significa
‘guardiano del Tartaro’. Io fui anche chiamato ‘il primo angelo’ perché,
quando Dio fece il cielo e la terra, prese una manciata di fuoco e mi formò
per primo. Per secondo Michele, il comandante in capo delle milizie celesti,
per terzo Gabriele, per quarto Raffaele, per quinto Uriel, per sesto Satanael,
e poi altri seimila angeli, i cui nomi mi è impossibile elencare. Essi sono i
littori di Dio e mi percuotono con le loro verghe sette volte ogni giorno e
ogni notte e non mi lasciano mai e dilacerano il mio potere. Vi sono poi i due
angeli della vendetta, i quali sono quelli che stanno di fronte al trono di
Dio, ed essi sono i primi creati. Dopo di questi fu creata tutta la
moltitudine degli angeli: nel primo cielo ve ne sono cento miriadi, nel
secondo cielo cento miriadi, nel terzo cielo cento miriadi, nel quarto cielo
cento miriadi, nel quinto cielo cento miriadi, nel sesto cielo cento miriadi,
nel settimo cielo cento miriadi. Oltre ai sette cieli c’è il primo
firmamento, dove stanno le potenze che agiscono sugli uomini. Ma ci sono anche
quattro angeli preposti ai venti: uno a Borea, il cui nome è Chairum, che
tiene in mano una verga di fuoco, con cui attenua la grande potenza di umidità,
ma non tanto che la terra si dissecchi. Un altro angelo è sopra il vento del
Nord, e il suo nome è Oertha. Egli tiene una torcia di fuoco e la mette su di
esso, perché si riscaldi dal suo freddo e non faccia gelare la terra. E
l’angelo che è sopra il vento del Sud è chiamato Kerkutha e ne attenua la
violenza, perché esso non scuota la terra. E l’angelo che è sopra il vento
di Sud-Ovest è chiamato Nautha: tiene una verga di neve in mano e gliele
mette in bocca per estinguere il fuoco che esce dalla sua bocca. Perché se
non lo estinguesse verrebbe arsa tutta la terra. E un altro angelo è sopra il
mare e placa la violenza delle onde. Altre cose non ti dico, perché colui che
è vicino non me lo permette. (…) Ora ti dirò anche i nomi degli altri
angeli che sono contrari a noi. L’angelo delle tempeste si chiama Mermeoth,
e porta la tempesta sul capo. I miei ministri lo implorano e lo mandano
dovunque vogliono. Altri angeli sono sopra la neve e altri sopra il tuono e
altri sopra i fulmini, e quando tra di noi uno spirito vuole uscire fuori, o
per terra o per mare, questi angeli mandano pietre incandescenti e cingono di
fuoco i nostri corpi. (…) Voglio dirti ancora molte cose sugli angeli.
Quelli che corrono insieme attraverso gli spazi celesti e la terra sono
Mermeoth, Onomatath, Duth, Melioth, Charuth, Grafathas, Oertha, Nefonos, e
Chalkatura. Insieme essi volano per le regioni del cielo, della terra e
sottoterra.(…) Permetti che ti racconti come sono stato gettato qui giù e
come Dio ha creato l’uomo. Io andavo errando qua e là per il mondo, allorché
Dio disse a Michele: ‘Portami della terra dai quattro angoli del mondo e
dell’acqua dai quattro fiumi del Paradiso’. E quando Michele gli ebbe
portato queste cose, egli creò Adamo nelle regioni dell’Est, modellando la
terra informe, tendendovi nervi e vene, e unendo ogni parte in un tutto
armonico. Poi lo benedisse, per riguardo a se stesso, perché era fatto a sua
immagine. E Michele lo adorò. Quando io tornai dalle estremità del mondo,
Michele mi disse: ‘Adora l’immagine di Dio, che egli ha fatto a sua
somiglianza’. Ma io risposi: ‘Io sono fuoco, fatto di fuoco, e sono
il primo angelo che è stato creato: dovrei adorare fango e materia?’.
Michele mi disse di nuovo: ‘Adoralo, perché Dio non si adiri con te’. Io
risposi: ‘Dio non si adirerà con me, altrimenti io eleverò il mio trono di
fronte al suo trono e sarò come egli è’. Allora Dio si adirò con me e,
dopo aver comandato che si aprissero le cateratte del cielo, mi scagliò giù.
Quando io fui precipitato giù, egli domandò ai seicento angeli che stavano
sotto di me se volevano adorare Adamo, ma essi risposero: ‘Come abbiamo
visto fare il nostro capo, così anche noi non vogliamo adorare uno che è
inferiore a noi’. Allora anche quei seicento furono da lui gettati giù con
me. Dopo che fummo gettati sulla terra, dormimmo un sonno profondo per
quarant’anni. Ma ecco che il sole brillò, sette volte più ardente del
fuoco, ed io mi svegliai. Guardai attorno e vidi i seicento che erano sotto di
me, ancora addormentati. Allora svegliai mio figlio Salpsan e mi consigliai
con lui in che modo potessi sedurre l’uomo, per colpa del quale ero stato
gettato giù dal cielo. E decisi come segue. Presi una boccia e vi raccolsi
tutto il sudore del mio petto e delle mie ascelle, poi la immersi nella
sorgente delle acque da cui scaturiscono i quattro fiumi. Eva ne bevve e il
desiderio carnale s’impossessò di lei, perché, se essa non avesse bevuto
di quell’acqua, io non sarei stato in grado di sedurla".
Libro
di Giovanni Evangelista
Il Libro di Giovanni
evangelista (appartenente al tardo medioevo) è un secretum, cioè una
rivelazione di misteri religiosi che Gesù avrebbe fatto personalmente a Giovanni,
l’apostolo prediletto, durante l’ultima cena. E’ forse l’unico
apocrifo di ispirazione manichea: il Libro ha lo scopo soprattutto di
sostenere che l’uomo non è una creazione di Dio, ma del Diavolo, prodotto
di seduzione e di lussuria, e che le anime sono angeli decaduti, i quali
entrano nella materia e continuano la loro opera di diabolica corruzione.
Compito del credente è strappare quanti più elementi di "luce"
possibili al mondo delle "tenebre" per mezzo dell’ascesi. Secondo
la dottrina manichea, Satana è da identificare con Jahve, il dio
dell’Antico Testamento; perciò sono diaboliche tutte le sue manifestazioni:
la Legge mosaica, i suoi profeti (in particolare Elia, Enoch e Giovanni
Battista), il suo culto. Come si negano i sacramenti del matrimonio e del
battesimo, così si nega l’eucarestia. Gli unici punti dottrinali che
concordano con l’ortodossia della Chiesa sono: la caduta di Lucifero, la
tentazione di Eva e il giudizio universale, con la salvezza dei giusti. Fa
stupire che il Libro di Giovanni evangelista concluda con la sconfitta
definitiva di Satana da parte di Dio, perché, secondo la dottrina manichea,
il conflitto tra il Dio del bene e il Dio del male è eterno e insolubile.
All’inizio del Libro,
Giovanni chiede a Gesù: "Signore, prima che Satana cadesse, in che
considerazione era presso tuo Padre?"
(…) Egli rispose: "In
tanta considerazione che comandava le potenze del cielo. Io sedevo con mio
Padre, mentre egli dava ordini a tutti i sudditi del Padre e andava giù dai
cieli fino al profondo e dal profondo risaliva su fino al trono
dell’invisibile Padre. Ma egli vide la gloria di Colui che muove i cieli e
pensò di collocare la propria sede sopra le nubi del cielo, desiderando di
essere simile all’Altissimo. E, disceso nell’aria, disse all’angelo
dell’aria: ‘Aprimi le porte dell’aria!’. Egli gliele aprì. Poi egli
decise di andare ancora più in basso e trovò l’angelo che comanda le acque
e gli disse: ‘Aprimi le porte dell’acqua!’. Egli gliele aprì. Passò
ancora oltre e trovò tutta la superficie della terra coperta dalle acque.
Passò oltre, sotto la superficie, e trovò due pesci posti sulle acque che,
come due buoi aggiogati per arare, solcavano tutta la terra, per ordine
dell’invisibile Padre, da occidente a oriente. E quando fu andato ancora più
in basso, trovò nuvole sospese, che ricoprivano le acque del mare. Andò
ancora più giù e trovò l’inferno, che è la gehenna di fuoco, e dopo non
poté andare più in basso, a causa delle fiamme del fuoco ardente. Allora
Satana ritornò di nuovo indietro e passò per le vie che lo conducevano
all’angelo dell’aria e a quello che sovrastava alle acque, e disse loro:
‘Tutte queste cose sono mie. Se voi volete prestarmi obbedienza, collocherò
la mia sede sulle nubi e sarò simile all’Altissimo. Prenderò le acque
dall’alto di questo firmamento e le riunirò con quelle degli altri luoghi
del mare, cosicché dopo non vi sarà più acqua su tutta la superficie della
terra e io regnerò con voi in un mondo senza fine’. Quando ebbe detto ciò
a codesti angeli, andò su dagli altri angeli, fino al quinto cielo*, e così
parlò a ciascuno di essi: ‘Quanto devi al tuo padrone?’. Quello rispose:
‘Cento cori** di grano’. Ed egli gli disse: ‘Prendi la penna e
l’inchiostro e scrivi sessanta’. Ad un altro disse: ‘E tu quanto devi al
tuo padrone?’. Quello rispose: ‘Cento bati*** di olio’. Ed egli disse:
‘Siediti e scrivi cinquanta’.
Così andò su attraverso tutti i cieli, fino al quinto cielo, parlando in
questo modo e seducendo gli angeli dell’invisibile Padre. Allora si udì una
voce, che veniva dal trono del Padre e diceva: ‘Chi sei tu, rinnegatore del
Padre, che seduci gli angeli? Operatore d’iniquità, ciò che hai deciso di
fare, fallo presto!’.
Poi il Padre comandò ai suoi angeli: ‘Togliete loro le tuniche!’. E gli
angeli portarono via le tuniche, i seggi e le aureole a tutti gli angeli che
avevano dato ascolto a Satana".
Allora io domandai al Signore: "Quando Satana cadde, in quale luogo andò
a dimorare?".
Egli mi rispose: "Mio Padre cambiò il suo aspetto a causa della sua
superbia: gli fu tolto lo splendore della luce, il suo volto divenne come
ferro incandescente e la sua corporatura in tutto simile a quella di un uomo;
compresa la coda raggiungeva la terza parte (della misura) degli angeli di
Dio. Cacciato via dalla sede di Dio e dall’ordinamento dei cieli, Satana
venne giù sotto questo firmamento, ma non poteva trovar quiete, né per sé né
per quelli che erano con lui. Allora pregò il Padre, dicendo: ‘Abbi
pazienza con me, e io ti ricompenserò di tutto’. Il Padre ne ebbe
compassione e concesse una tregua a lui e a tutti quelli che gli erano
insieme, per ciò che volesse compiere, entro sette giorni. Egli si stabilì
nel firmamento e diede ordine all’angelo che soprintendeva all’aria e a
quello che soprintendeva alle acque, ed essi liberarono la terra, che restò
prosciugata. Poi egli prese l’aureola dell’angelo che soprintendeva alle
acque e con metà di essa fece la luce della luna, con l’altra metà la luce
delle stelle, e con le pietre fece la moltitudine delle stelle. Poi costituì
gli angeli come suoi ministri, secondo gli ordinamenti e le istituzioni
dell’Altissimo, e con il comando, come l’invisibile Padre, fece il tuono,
la pioggia, la grandine e la neve. E mise gli angeli che vi presiedessero. Poi
comandò alla terra di produrre ogni genere di animali che si nutrono e tutti
gli esseri che strisciano, e gli alberi e le erbe, e comandò al mare di
produrre pesci, e volatili al cielo. Inoltre egli prese ancora un’altra
decisione e creò l’uomo a sua somiglianza, comandando a un angelo del terzo
cielo di entrare in quel corpo di fango. Ne prese un poco e fece un altro
corpo, in forma di donna, e comandò a un angelo del secondo cielo di entrare
nel corpo della donna.
Ma gli angeli si lamentarono, quando videro attorno a sé un involucro
mortale, mentre essi erano differenti per natura. Allora egli comandò loro di
compiere atti carnali nei corpi di fango; ma essi non erano capaci a
commettere il peccato. Allora l’artefice del male meditò nella sua mente la
creazione del paradiso e vi portò dentro l’uomo e la donna. Poi, fatto
portare un albero, il diavolo lo piantò, nel mezzo del giardino, e così
l’astuto demonio nascose il suo stratagemma, perché essi non ne conoscevano
l’inganno. Ed egli entrò e disse loro: ‘Di ogni frutto che è in
Paradiso, mangiatene pure; ma del frutto dell’albero della conoscenza del
bene e del male, non ne mangiate!’.
Però poi il diavolo entrò in un astuto serpente e sedusse l’angelo che era
nella forma della donna e sfogò la sua lussuria con Eva, sotto l’aspetto di
serpente. Perciò saranno chiamati figli del diavolo o figli del serpente
quelli che ha creati la lussuria del diavolo, loro padre, fino alla fine del
mondo. E per di più il diavolo versò sopra l’angelo che era in Adamo il
veleno della sua lussuria, e questa ha generato i figli del serpente e i figli
del diavolo, fino alla fine del mondo. (…)
* Secondo l’astrologia
orientale questo era l’ultima sede degli Angeli. Al di sopra di esso vi
erano: il cielo degli Arcangeli, Serafini, ecc. (sesto) e quello di Dio
(settimo).
** Il cor era una misura ebraica per i solidi, equivalente a circa l 390.
*** Il bath era una misura ebraica per i liquidi, equivalente a circa l 40.
Così termina il Libro di
Giovanni evangelista:
"E allora il Figlio di Dio
siederà alla destra di suo Padre, e il Padre comanderà agli angeli, e questi
guideranno i giusti e li collocheranno tra i cori degli angeli, li
rivestiranno di abiti incorruttibili, daranno loro le aureole che mai si
offuscheranno e seggi che non potranno essere rimossi. Dio sarà in mezzo a
loro, ed essi non avranno mai più né fame né sete, né li brucerà il sole
o qualsiasi altro calore. Dio asciugherà dai loro occhi ogni lacrima. Ed egli
regnerà con il suo santo Padre e del suo regno non vi sarà mai fine, per i
secoli dei secoli."
Dichiarazione
di Giuseppe di Arimatea
Il manoscritto più antico che
possediamo di questo apocrifo è del secolo XII, ma non è facile stabilire la
data di composizione dell’originale. Attribuita a Giuseppe di Arimatea, che
si dice testimone oculare dell’arresto, del processo presso il Sinedrio,
della morte di Gesù, e anche beneficiario della prima apparizione del Risorto
insieme con il buon ladrone, l’opera non ha scrupolo di introdurre fatti
anche in contraddizione con i Vangeli canonici, che pure cita talvolta, e di
modificare particolari della narrazione evangelica. L’interesse
dell’autore si concentra soprattutto sulla figura di Demas, il
ladrone buono, crocifisso alla destra di Gesù: egli è il primo mortale
introdotto nel Paradiso ma il nostro apocrifo asserisce anche che sarà
l’unico, fino al giudizio universale. Egli appare persino, sfolgorante di
luce, accanto a Gesù risorto, durante il viaggio da Gerusalemme alla Galilea,
e si fa messaggero di uno scambio di corrispondenza tra Gesù e i Cherubini.
In un brano, Gesù legge questo
scritto:
Noi Cherubini e noi dalle sei
ali, preposti dalla tua divinità a custodire il giardino del Paradiso, per
mezzo del ladrone che è stato crocifisso con te, per tua disposizione, ti
comunichiamo questo: quando vedemmo le stimmate dei chiodi del ladrone che era
stato crocifisso con te e lo splendore dello scritto della tua divinità, il
fuoco si spense, non potendo sopportare il bagliore delle stimmate, e noi,
presi da grande paura, ci chinammo. Udimmo infatti il creatore del cielo e
della terra e di tutto l'universo che scendeva dall'alto verso la parte più
profonda della terra per il primogenito Adamo. Poi, vedendo la croce
immacolata, che risplendeva a causa del ladrone, sette volte più lucente del
fulgore del sole, un tremore ci prese, colpiti dall'agitazione di quelli sotto
terra. E a gran voce i ministri dell'inferno dicevano insieme con noi:
"Santo, santo, santo, Colui che ha il dominio nell'alto!" E le
Potenze mandarono questo grido: "O Signore, ti sei manifestato in cielo e
sulla terra, procurando la felicità dei tempi col salvare dalla morte la tua
stessa creazione".
Vangelo
degli Ebrei
Sotto il nome di Vangelo degli
Ebrei si intende una composizione in uso tra gli Ebrei convertiti della
diaspora egiziana. Esso non è infatti immune da influssi gnostici e da
credenze mistiche ed angelologiche, proprie dell'Egitto. In un brano
viene esposta una singolare interpretazione: anche Maria è una
"Potenza" soprannaturale, che nella sua pre-esistenza era
l'arcangelo Michele.
… Già taluni hanno incluso
tra questi libri (eretici) anche il Vangelo degli Ebrei, di cui soprattutto si
compiacciono quelli tra gli Ebrei che hanno accettato Cristo. Essi dicono che
Egli non è stato generato da Dio Padre, ma creato, come uno degli arcangeli,
e in modo anche più eccellente, e che egli domina sugli angeli e su tutte le
cose create dall'Onnipotente, e che quando è venuto ha anche dichiarato, come
riporta il loro Vangelo, detto "secondo gli Ebrei": "Sono
venuto ad abolire i sacrifici, e se non cesserete di fare sacrifici, non
cesserà su di voi l'ira di Dio". (…) E' scritto nel Vangelo degli
Ebrei che quando Cristo volle venire in terra per l'umanità, il Buon Padre
chiamò una alta potenza del cielo, che aveva nome Michele e gli affidò
Cristo per l'adempimento di ciò. E la potenza scese nel mondo e si chiamò
Maria e Cristo rimase sette mesi nel suo ventre. Dopo di che, ella lo diede
alla luce, ed egli crebbe in statura, scelse gli apostoli (…) e quando lo
levarono sulla croce, il Padre lo assunse in cielo presso di sé. (…)
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