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Rudolf
Steiner
Rudolf Steiner, fondatore dell'antroposofia, nacque il
27 febbraio 1861 a Kraljevec, presso la frontiera austro-ungarica. Da studente
curò gli scritti scientifici di Goethe. Dal 1890 al '97 collaborò
all'Archivio di Goethe e Schiller a Weimar. Dal 1902 ebbe una più intensa
attività come scrittore e conferenziere, prima nell'ambito della Società Teosofica e poi di quella Antroposofica, da lui fondata nel 1913. Oltre a una trentina di
opere scritte di carattere filosofico e antroposofico, sono rimasti i testi
stenografati di quasi 6000 conferenze sui più diversi rami del sapere. Morì
nel 1925 a Dornach (Svizzera) dove aveva edificato, prima in legno e poi in
cemento, il Goetheanum, centro di attività scientifiche e artistiche fondate
sull'antroposofia.
Fu all’età di 35 anni circa che si verificò un cambiamento decisivo nella
vita di Steiner. "Un interesse, mai provato prima, per ciò che è
sensibile, percettibile, si destò in me. Assunsero importanza alcuni
particolari cui prima non avevo prestato debita attenzione. Ebbi
l’impressione che il mondo sensibile avesse qualcosa da svelarmi, qualche
cosa che esso soltanto potesse svelarmi. Entrai così, per la precisione e la
forza dell’osservazione compiuta mediante i sensi, in un dominio sino allora
sconosciuto".
La nuova facoltà si ripercosse fortemente sulle sue esperienze spirituali.
"Quando si osserva il mondo fisico si esce completamente da se stessi.
Proprio per questo si può ritornare nel mondo spirituale con accresciuta
penetrazione". Da anni Steiner era solito praticare la meditazione.
Intensificò ora notevolmente quella pratica. Si sviluppò in lui "la
coscienza di un uomo spirituale interiore che può svilupparsi nella natura
umana e che, liberato totalmente dall’organismo fisico, può vivere,
percepire, muoversi nel mondo spirituale. Questo uomo spirituale autonomo entrò
nella mia esperienza per effetto della meditazione".
Rudolf Steiner acquistò così il diritto di dirsi cittadino di due mondi, il
fisico e lo spirituale. Fu in quell’epoca che Steiner incontrò nel mondo
dello spirito quelle potenze demoniache che dalla conoscenza della natura non
vogliono portare alla visione dello spirito, ma fanno del pensiero un
meccanismo. "Per quelle entità è assolutamente vero che il mondo è una
macchina".
Doveva ora condurre in piena consapevolezza una dura lotta interiore:
"Dovetti salvare la mia vista spirituale tra le tempeste che si svolsero
nella mia anima. (…) Durante tali prove, riuscii ad andare avanti solo
evocando in me, con la mia vista interiore, lo sviluppo del
cristianesimo".
Negli ultimi anni dell’Ottocento, la grande sete di conoscenza diresse
Steiner verso alcune concezioni che non erano quelle delle confessioni
religiose, il cui insegnamento ufficiale "concerne un mondo dell’aldilà
che l’uomo non può raggiungere sviluppando le proprie forze spirituali. Ciò
che la religione insegna, ciò che essa dà come legge morale, proviene da
rivelazioni esterne all’uomo. A questo si opponeva la mia concezione dello
spirito con l’affermazione che il mondo spirituale è altrettanto
percepibile quanto il mondo che si manifesta ai sensi. E vi si opponeva anche
il mio principio di individualismo etico, per cui la morale non va ricevuta
dall’esterno, sotto forma di legge, ma deriva dallo sviluppo dell’entità
animico-spirituale dell’uomo, in cui vive un elemento divino".
"Non riuscii a trovare il cristianesimo che cercavo in nessuna delle
confessioni esistenti. Così che, dopo dure lotte animiche, dovetti immergermi
io stesso nel cristianesimo, e precisamente in quel mondo soprasensibile, nel
quale lo spirito stesso ne parla."
Nasce
l'Antroposofia
Nel
1902, Steiner fece un passo decisivo in occasione di una conferenza per
l’Associazione Giordano Bruno. Dichiarò apertamente, per la prima volta,
quale sarebbe stato lo scopo di tutta la sua attività futura: "trovare
nuovi metodi per lo studio dell’anima su base scientifica".
"Quella conferenza" egli disse "fu la mia conferenza
antroposofica fondamentale: il punto di partenza di tutto il mio futuro
lavoro".
Si può dunque dire che la sera dell’8 ottobre 1902 segnò l’origine
dell’antroposofia.
A partire da quel momento la biografia di Rudolf Steiner è inseparabilmente
unita all’impulso spirituale che allora chiamò spesso teosofia, ma che ben presto denominerà antroposofia (dal greco anthropos,
uomo, e sophia, saggezza). Questa
definizione voleva significare una forte e più ampia coscienza interiore,
grazie alla quale l’uomo può sperimentare se stesso come cittadino di due
mondi. A tale definizione aggiunse le parole: "è la coscienza della
propria umanità”.
“L'antroposofia è mediatrice di conoscenze ottenute per via
spirituale. Ma lo è solo perché la vita quotidiana e la scienza fondata
sulla percezione dei sensi e sull'attività dell'intelletto conducono ad un
limite del sentiero della vita, raggiunto il quale l'esistenza animica umana
dovrebbe perire, se non fosse in grado di varcare il limite. La vita
quotidiana e la scienza non conducono al limite in modo che sia necessario
arrestarvisi, ma, a quel limite della percezione dei sensi, attraverso l'anima
umana stessa, si apre la vista sul mondo spirituale. L'esperienza comune della
vita mostra la massima dipendenza della vita spirituale dell'uomo
dall'esistenza corporea. Qui si sveglia nell'uomo la coscienza che,
nell'esperienza comune della vita, l'autoconoscenza potrebbe essere andata
perduta. Sorge allora l'ansiosa domanda se possa esservi un'autoconoscenza che
trascenda l'esperienza comune della vita e arrivi alla certezza intorno ad un
vero Sé. L'Antroposofia vuole dare una risposta a questa domanda, sulla base
di una sicura esperienza dello Spirito."
Da tutto questo poté sorgere un’altra "figlia" dell’antroposofia:
la pedagogia steineriana, che ben
presto si affermò in tutto il mondo. Nel 1907, infatti, Steiner aveva
trattato in una esposizione importantissima la "educazione del bambino
dal punto di vista della scienza dello spirito", che venne poi pubblicata
in opuscolo. Egli mostrò come una giusta comprensione delle leggi che
governano il divenire del bambino e dell’adolescente dovesse per forza
propria sfociare in una pedagogia completamente nuova. Rudolf Steiner mostra
come l’essere umano in divenire avanzi per un difficile cammino le cui tappe
faticose sono ben riconoscibili: esse corrispondono al successivo sorgere di
necessità materiali e morali ben determinate. Il piano di studi e il metodo
da adoperare nella futura scuola furono concepiti per corrispondere, per
quanto possibile, a queste necessità. La sua pedagogia traccia soprattutto ad
ogni educatore il cammino per una severa educazione di se stesso. A colui che
segue tale via con perseveranza i bambini stessi insegnano a poco a poco come
egli debba insegnare.
Anche dei medici, oltre che degli insegnanti, scoprirono che gli insegnamenti
di Rudolf Steiner erano in grado di arricchire notevolmente le loro conoscenze
professionali.
Già molto presto Steiner aveva rivolto la sua attenzione a questioni inerenti
la medicina. Aveva dimostrato come
la scienza dello spirito (antroposofia) possa aprire nuovi orizzonti su quanto
concerne l’organismo umano. La caratteristica tutta particolare della
medicina ampliata antroposoficamente consiste specialmente nell’includere,
in base all’indagine soprasensibile, la natura psichica e spirituale del
malato nello studio della sua malattia. Steiner illustrava dei casi patologici
servendosi di moltissimi esempi e poté sviluppare, dalle sue conoscenze
sull’azione reciproca che avviene fra l’organismo umano e i regni della
natura, una terapia razionale. Per essere un vero medico nel senso
antroposofico della parola bisogna, Steiner diceva, esser prima di tutto
medico nel senso della medicina ufficiale. I suoi contributi, nell’ambito
della medicina, non avevano altro scopo se non quello di ampliare la medicina
generalmente praticata, non di sostituirla.
Di
seguito, brani tratti da conferenze tenute da Rudolf Steiner e pubblicate con
i titoli “Gerarchie spirituali” e “Le entità spirituali nei corpi
celesti e nei regni della Natura”, Editrice Antroposofica.
I
corpi celesti
Nelle epoche pre-atlantiche,
nelle epoche precedenti la grande catastrofe, allorché le grandi masse degli
uomini guardavano ancora chiaroveggentemente
gli spazi celesti (con chiaroveggenza atavica, crepuscolare), quando ancora
elevavano gli sguardi alle gerarchie spirituali, vedevano ben diversamente da
poi, quando nelle epoche post-atlantiche l’antica chiaroveggenza si era
dileguata per le grandi masse umane e solo l’occhio fisico poteva ormai
guardar fuori negli spazi celesti fisici. Nei tempi precedenti la catastrofe
atlantica, non avrebbe perciò avuto senso parlare dei corpi celesti che oggi
sono distribuiti nello spazio. Allora lo sguardo umano chiaroveggente guardava
negli spazi del firmamento e scorgeva mondi
spirituali. Sarebbe stato assurdo parlare allora di Mercurio o Nettuno o
Saturno, come ne parla la nostra astronomia, poiché, quando la nostra
astronomia parla dei firmamento e di ciò ch’esso contiene, essa rende
soltanto quanto ne percepisce l’occhio fisico-sensibile. Ma nei tempi
atlantici, per l’antica umanità chiaroveggente, ciò non esisteva nemmeno;
allora, guardando il cielo, non si vedevano affatto stelle di luce fisicamente
delimitate. Quel che vede oggi l’occhio fisico è per così dire solo
un’espressione esteriore della spiritualità che si scorgeva allora. (…)
L’occhio fisico antico vedeva l’aura di Giove, e vedeva nell’aura le
entità spirituali che, per un certo loro grado di evoluzione, appartenevano a
Giove. Poi l’umanità si sviluppò fino alla veggenza fisica. L’aura
rimase, ma l’uomo non poteva più vederla; il nucleo centrale fisico
diventava sempre più distinto. La parte spirituale andò perdendosi, e
divenne visibile la parte corporea. La conoscenza di questa spiritualità
intorno alle stelle, delle entità che le circondano, si conservò nei sacri
misteri. Di tale conoscenza parlano tutti i santi Risci (antichi
saggi indiani). (…)
Coloro che erano discepoli dei maestri di quelle scuole dei misteri,
pronunciando nei diversi linguaggi i nomi di Luna, Mercurio, Venere, Sole,
Marte, Giove, Saturno, indicavano una scala di entità spirituali. Chi
pronuncia quelle parole nel senso odierno, indicando con esse un astro fisico,
indica solo la parte più grossolana di ciò che con quei nomi s’intendeva
in origine; non ne indica affatto l’elemento principale. Così l’antico
maestro di sapienza diceva “Luna”, e con questa parola suscitava la
rappresentazione di un grande mondo spirituale. Quando pronunziava la parola
“Luna” e indicava il punto del cielo dove si trova la Luna, avendo nella
sua coscienza la consapevolezza: “Ivi è il gradino inferiore d’una scala
di gerarchie spirituali”, allora chi per la sempre più profonda immersione
nei sensi dell’umanità si era grandemente allontanato da quella veggenza
spirituale, levando i suoi sguardi vedeva solo la Luna fisica, e chiamava
quella “Luna”. Si aveva dunque una parola per due cose che certamente
avevano un nesso tra di loro, ma suscitavano nell’uomo rappresentazioni del
tutto differenti. Lo stessa accadeva quando i saggi dei misteri alzavano gli
sguardi a Mercurio, Sole, Marte e così via.
Dionigi
l’Areopagita
Per impedire che l’umanità
perdesse ogni nesso con la saggezza spirituale originaria, al principio della
nostra era, quando ebbe luogo il ringiovanimento dell’antichissima saggezza,
si dovette nuovamente accennare, e con parole decise, che là dove l’occhio
umano, rivolgendosi al cosmo, come occhio fisico non scorge che cose fisiche,
ivi lo spazio è spiritualmente riempito da sostanze spirituali.
E così, con parole estremamente ferme, chi in Atene fu il discepolo più
intimo dell’apostolo Paolo, Dionigi
l’Areopagita, affermò che fuori
nello spazio non esiste soltanto materia, che l’anima capace d’elevarsi
col suo presentimento negli spazi dell’esistenza cosmica vi scorge
spiritualità, vi trova esseri spirituali che stanno al di sopra dell’uomo
nell’evoluzione della vita. Per esprimerlo egli usò allora altre parole
poiché, se avesse adoperate le parole antiche, nessuno vi avrebbe compreso
altro che cose materiali. (…) Adoperava parole di cui era sicuro che
sarebbero state prese spiritualmente; parlava di angeli, arcangeli, archai,
potestà, virtù, dominazioni, troni, cherubini, serafini. Ma ormai gli uomini
avevano dimenticato, proprio dimenticato, quel che l’umanità aveva saputo
in altri tempi. Se si fosse potuto comprendere il nesso tra ciò che vedeva
Dionigi l’Areopagita e ciò che era stato veduto dagli antichi sacri Risci,
sentendo da un lato pronunciare la parola Luna
e dall’altro, in altri misteri, la parola angeli,
si sarebbe saputo che era la stessa cosa. Così, sentendo da un lato
menzionare Mercurio e dall’altro arcangeli,
da un lato archai e dall’altro Venere,
si sarebbe pur sempre compreso che era la stessa cosa. Si sarebbe udita la
parola Sole da una parte e potestà
(Exusiai) dall’altra, e si sarebbe
saputo che gli stessi mondi erano designati con quelle parole. Sentendo dire Marte
si sarebbe pensato che ora ci s’innalzava alle virtù
(Dynameis). La parola Giove
avrebbe avuto lo stesso significato di ciò a cui nella scuola di Dionigi si
dava il nome di dominazioni (Kyriotetes). Al nome di Saturno
corrispondeva quello dei troni.
(…)
Il compito della moderna scienza dello spirito, o antroposofia, è appunto
ritrovare il nesso tra il fisico e lo spirituale, tra il mondo terrestre e le
gerarchie spirituali.
Il
compito della nostra Terra
Come l’uomo passa da
un’incarnazione all’altra, come passa da una metamorfosi all’altra, così
tutti gli esseri dell’universo, dal minimo al massimo, passano attraverso a reincarnazioni; ed anche un essere qual è la nostra Terra stessa,
ossia un essere planetario, passa attraverso reincarnazioni. La nostra Terra
non è nata già come Terra, ma fu preceduta da un’altra condizione. Come
l’uomo in questa sua esistenza è la reincarnazione di una vita precedente,
così anche la Terra è la reincarnazione di un antico pianeta che l’ha
preceduta. Noi denominiamo Luna quel pianeta precedente la Terra, e con ciò
nondimeno la Luna di oggi, ch’è solo un frammento, un residuo della Luna
antica, ma intendiamo uno stato precedente della nostra Terra che ebbe
esistenza una volta e passò poi per un periodo di vita spirituale che usiamo
chiamare pralaja, così come l’uomo passa per uno stato spirituale
dopo la morte. Quel pianeta lunare è poi rinato, come rinasce l’uomo. A sua
volta però lo stato planetario della Luna è la reincarnazione di uno stato
planetario precedente che chiamiamo Sole. Questo Sole, che però non è il
Sole attuale ma un essere del tutto diverso, è la reincarnazione
dell’ultimo pianeta al quale dobbiamo guardare, quando parliamo delle
diverse reincarnazioni della nostra Terra, e cioè l’antichissimo Saturno.
Abbiamo così quattro reincarnazioni successive: Saturno, Sole, Luna,
Terra.
Il compito della nostra Terra è di rendere possibile all’uomo, quale lo
conosciamo oggi, appunto la sua esistenza umana. Tutti gli effetti della
nostra Terra sono tali che per essi l’uomo diventi un’entità egoica, un
io, il che non avveniva negli stati precedenti per i quali egli è passato.
L’uomo è dunque diventato uomo, nel senso attuale, solo sulla Terra. Anche
gli stati planetari precedenti per cui la Terra è passata ebbero un compito
analogo. Altri esseri divennero uomini su quegli altri pianeti; esseri che
oggi stanno appunto più in alto dell’uomo. (…)
Una delle verità che i discepoli dei misteri dovevano acquisire già
nell’antichità era che gli Dei, i quali oggi stanno in alto, nelle sfere
spirituali, non erano sempre stati Dei, ma che prima erano stati uomini, e
avevano anch’essi percorso i gradini umani prima di ascendere al rango di
Dei.
I
diversi gradi di entità divino-spirituali
Gli esseri, i primi che sono
invisibili e che stanno immediatamente al di sopra dell’uomo, vale a dire
che sono un solo gradino al di sopra dell’uomo, si chiamano nell’esoterismo
cristiano angeli, messaggeri, cioè
messaggeri del mondo divino-spirituale. Gli esseri che stanno ancora un grado
più in su, dunque due gradi al di sopra dell’uomo, si chiamano arcangeli o anche spiriti del
fuoco. Gli esseri che quando compiono normalmente il loro sviluppo stanno
un grado più su degli arcangeli sono le entità che si chiamano spiriti
della personalità, oppure principati,
forze primordiali, archai. Abbiamo
così in primo luogo tre ordini di esseri più elevati dell’uomo. Questi tre
ordini di esseri hanno tutti attraversato il loro stadio di umanità, furono
una volta uomini.
Lo stadio umano degli esseri che oggi sono angeli non risale nemmeno a un
passato molto lontano guardando le cose dal punto di vista dei periodi
cosmici; essi furono uomini sulla Luna;
e come noi, grazie alle condizioni terrestri, possiamo muoverci come uomini
sulla Terra, così gli angeli, percorrendo il loro stadio umano, potevano
appunto abitare la Luna. Gli arcangeli passarono il loro stadio umano sul Sole,
e le archai o spiriti della personalità, sull’antico Saturno.
Così questi esseri si sono gradatamente innalzati, partendo dallo stadio
umano, e oggi sono entità superiori che si trovano a gradi gerarchici più
elevati dell’uomo.
Se contiamo in senso spirituale i gradini della scala dei regni cosmici,
possiamo quindi dire di avere, visibili sulla Terra, il regno minerale, il
regno vegetale, il regno animale e quello umano; poi si passa
all’invisibile, e si ha il regno degli angeli, degli arcangeli o spiriti del
fuoco, delle archai (principati, spiriti della personalità).
Angeli
Per ogni individuo umano
dobbiamo presupporre un’entità che, per il fatto di essere di un grado
superiore all’uomo, conduce l’individualità a passare da
un’incarnazione all’altra. Queste non sono le entità che regolano il
karma; queste sono semplicemente entità custodi
le quali serbano la memoria dall’una all'altra incarnazione fino a che
l’uomo non sia in grado di serbarla da sé. Queste entità sono appunto gli
angeli. Possiamo dunque dire che ogni uomo è in ogni incarnazione una
persona, ma che su ciascuno veglia un’entità la quale ha una coscienza che
va da incarnazione a incarnazione. Per questo fatto l’uomo che ai primi
gradini dell’iniziazione non sa ancor nulla per scienza propria delle sue
incarnazioni precedenti, acquista però la possibilità d’interrogare in
proposito il suo angelo. Ciò è assolutamente possibile a certi gradi
inferiori dell’iniziazione. Possiamo dunque dire: gli esseri angelici stanno
un grado più su degli uomini, hanno il compito di vegliare su tutto lo
svolgimento del filo umano che per la singola individualità passa attraverso
alle successive incarnazioni.
(…) Se vogliamo cercare un angelo, dobbiamo prendere in considerazione che
il suo fisico quaggiù non è che una specie di riflesso dei suoi principi
spirituali, i quali si possono vedere solo nel mondo spirituale. Nell’acqua
che scorre, nell’acqua che si scioglie in vapore, nei venti dell’aria, nel
balenio dei lampi e in altri fenomeni simili dobbiamo cercare il corpo fisico
degli angeli. La difficoltà nell’uomo sta in primo luogo nella sua
convinzione che un corpo debba avere contorni ben delimitati. (…)
L’uomo deve sviluppare tutti i suoi principi racchiusi in lui, e da ciò
dipende il fatto ch’egli non possa comprendere come un corpo fisico possa
essere evanescente, fluttuante, come non sia necessario neppure che abbia
struttura determinata. Dobbiamo pensare che più angeli fra loro collegati
possono avere la parte più densa del loro corpo fisico in una unica parte di
questa o quella superficie d’acqua. Non occorre affatto concepire che il
corpo fisico degli angeli debba necessariamente essere delimitato; una data
superficie d’acqua può costituirne una parte, mentre un’altra parte potrà
essere molto lontana dalla prima. In breve vediamo come tutto ciò che ci
attornia: acqua, aria, e fuoco terrestri, si debba considerare come contenente
in sé i corpi delle gerarchie immediatamente superiori all’uomo.
Arcangeli
e principati
Saliamo ora al gruppo
successivo di entità, agli arcangeli,
o spiriti del fuoco, come pure si chiamano. Questi non si occupano degli
uomini singoli, delle singole individualità, ma hanno il compito più vasto
di coordinare armonicamente la vita del singolo con quella di una collettività
più grande, ad esempio i popoli, le razze e così via. E’ compito degli
arcangeli, nella nostra evoluzione terrestre, di mettere l’anima del singolo
in una certa connessione con quella che chiamiamo l'anima di popolo, l’anima
di razza.
Passiamo ora alle entità che denominiamo spiriti della personalità o principati
o archai. Esse sono ancora superiori e hanno un compito ancora più elevato
nell’insieme dell’umanità. In realtà, regolano le condizioni
dell’umanità intera sulla Terra, e vivono così che attraverso alle onde
del tempo, di epoca in epoca, si trasformano in un determinato momento, e
assumono per così dire un altro corpo spirituale. Quello che si chiama
realmente lo spirito del tempo, lo spirito di un’epoca, è il corpo
spirituale delle archai.
La
manifestazione delle entità della terza gerarchia
(…) Negli angeli, così come
nelle entità dalla terza gerarchia che comprende arcangeli e principati, non
esiste affatto una vita interiore autonoma, quale esiste nell’uomo. Se esse
voglio esplicare la propria natura, se vogliono per così dire pensare,
sentire o volere al modo dell’uomo ciò che esse sono, tutto si manifesta
subito all’esterno; non è come nell’uomo, il quale può rinchiudere in se
stesso i suoi pensieri e i suoi sentimenti, e può non attuare i propri
impulsi di volontà. I pensieri che vivono in quegli esseri, come pensieri da
loro stessi prodotti, sono al tempo stesso la loro manifestazione verso
l’esterno. Se poi essi non vogliono manifestarsi, non possono rientrare
nella loro interiorità altrimenti che riempiendosi a loro volta del mondo
spirituale che sta sopra di loro. Nell’interiorità di quelle entità vive
dunque il mondo spirituale sovrastante e quando invece esse sperimentano se
stesse si manifestano oggettivamente verso l’esterno.
Queste entità non possono dunque nascondere in sé alcun frutto del loro
pensare o del loro sentire, dato che qualunque cosa esse elaborassero in se
stesse, si manifesterebbe all’esterno. Esse non sanno mentire: ciò che
pensano o sentono non può non essere convalidato dal mondo esterno. Esse non
possono concepire una qualsiasi rappresentazione che non coincida con un
qualsiasi mondo esterno, dato che le rappresentazioni da loro concepite
vengono poi percepite da quegli stessi esseri come la manifestazione (o
rivelazione) di loro stessi. Ammettiamo però per un momento che quelle entità
avessero voglia di rinnegare la propia natura: che cosa accadrebbe allora? Si
è già detto che nel caso delle entità che abbiamo denominato Angeli,
Arcangeli e Spiriti dei tempi (o Archài) tutto ciò che possono percepire,
che si rivela loro, è la loro propria natura. Se volessero mentire,
dovrebbero sviluppare in loro stesse qualcosa di incompatibile con la loro
natura. Ogni menzogna sarebbe un rinnegare la loro natura, cioè in realtà
niente altro che uno stordimento, un annientamento della propria entità. Se
tuttavia vogliamo proprio immaginare che tali entità abbiano voglia di
sperimentare interiormente qualcosa che esse non manifestino direttamente
all’esterno, allora esse dovrebbero per l’appunto assumere una natura
diversa.
I
ribelli della terza gerarchia
Il fatto che ho ora definito,
cioè il rinnegamento della natura delle entità della terza gerarchia, con
l’assunzione di una natura diversa dalla loro, è realmente accaduto, nel
corso dei tempi. Fra le entità della terza gerarchia ve ne furono che
provarono la voglia di fare delle esperienze interiori senza essere obbligate
a manifestarle all’esterno: cioè, in sostanza, la voglia di rinnegare la
propria natura.
Possiamo qui domandarci quali fossero le ragioni che possono avere indotto
quelle entità a provare quella voglia. Osservando la natura delle entità
della terza gerarchia (dotate di quella loro “manifestazione” e della loro
“plenitudine di spirito”), notiamo che in fondo esse si trovano
interamente al servizio delle entità delle gerarchie superiori: esse non
hanno in realtà una vita propria. Gli Angeli non hanno vita propria: la loro
vita è rivelazione, esiste per il mondo intero, e appena non manifestano più
se stessi, la loro interiorità è occupata dalla vita delle gerarchie
superiori che getta la sua luce in loro. Fu un senso di forza, di autonomia,
di libertà a indurre alcuni di loro a rinnegare la propria natura. A un certo
momento, parte delle entità della terza gerarchia provarono l’impulso a non
dipendere più soltanto dalle entità delle gerarchie superiori, ma a
sviluppare invece una vita propria. Ciò ebbe un’influenza assai notevole
sull’intera evoluzione del sistema planetario. Infatti, quelle entità (che
potremmo chiamare i ribelli della terza gerarchia) provocarono niente di meno
che la preparazione dell’autonomia dell’uomo stesso: della possibilità
cioè che l’uomo sviluppi una vita autonoma che non si manifesti
direttamente all’esterno, una vita interiore indipendente dalla
manifestazione esterna.
Gli spiriti della terza gerarchia che giunsero a sviluppare questo impulso non
fecero quello che fecero al fine di mentire, bensì per conseguire lo sviluppo
di una vita propria. Sviluppando una vita propria, essi dovettero prendere su
di sé la conseguenza di diventare spiriti della non-verità, spiriti del
rinnegamento della propria natura, in altre parole spiriti della menzogna.
(…) Ora, tutti gli spiriti che sorsero nel modo descritto (quasi come una
seconda categoria) a fianco degli spiriti della terza gerarchia, per effetto
del rinnegamento della loro natura, vengono chiamati in occultismo spiriti
luciferici. Il concetto di spiriti luciferici è caratterizzato
essenzialmente dalla loro volontà di sviluppare una vita interiore autonoma.
Essi volevano superare la condizione di “pienezza di spirito”,
dell’essere ricolmi della sostanza delle gerarchie superiori. Essi
aspiravano ad essere ricolmi non solo delle entità delle gerarchie superiori,
ma della loro propria essenza. A questo fine, invece di colmarsi dello spirito
delle gerarchie superiori, conservando in tal modo per così dire la vista
aperta verso queste gerarchie, essi non poterono fare a meno di separarsi
dalle entità delle gerarchie più elevate, per procurarsi in questo modo
sostanza propria dalla sostanza delle gerarchie superiori e per sviluppare una
loro autonomia.
Potestà
Dopo la terza gerarchia,
arriviamo alle entità che chiamiamo potestà, exusiai o anche
spiriti della forma. Qui giungiamo a compiti che già vanno oltre la
Terra. Nell’evoluzione umana distinguiamo un’evoluzione di sette periodi:
Saturno, Sole, Luna, Terra, Giove, Venere e Vulcano. Abbiamo visto regolato
tutto quello che accade sulla Terra dagli angeli per quanto riguarda l’uomo
singolo, dagli arcangeli per il nesso del singolo con le grandi masse umane,
dagli spiriti della personalità per l’intera evoluzione dell’umanità. Ma
v’è dell’altro che deve ora essere regolato: l’umanità deve venir
condotta da uno stato planetario a un altro. Anche qui devono esservi entità
spirituali che durante tutta l’evoluzione terrestre provvedano affinché,
quando essa sarà giunta al suo termine, l’umanità possa passare nel giusto
modo attraverso un altro pralaja e trovare la via alla meta seguente, a
Giove. Queste entità sono le potestà o spiriti della forma.
Serafini,
cherubini, troni
Le prime entità che per così
dire circondano la Divinità stessa, che come esprime così bene l’esoterismo
cristiano occidentale, “godono l’immediata visione di Dio”, sono i serafini,
i cherubini, i troni. Questi ricevono dunque i piani di un nuovo
sistema cosmico dalla divina Trinità da cui ha origine. Naturalmente questo
è detto in senso più figurato che reale, perché si tratta di descrivere
attività così sublimi che le parole umane non sono davvero adeguate ad
esprimerle.
(…) Serafini è un nome che, se
inteso nel suo giusto significato anche secondo l’esoterismo ebraico, fu
sempre interpretato nel senso di esseri che hanno il compito di ricevere dalla
Trinità le somme idee, gli scopi di un sistema cosmico. Il grado
immediatamente inferiore della gerarchia, i cherubini,
ha il compito di elaborare e sviluppare in saggezza le mete e le idee ricevute
dalle Divinità supreme. I cherubini sono dunque spiriti di suprema sapienza,
capaci di tradurre in disegni eseguibili i suggerimenti dati loro dai
serafini. A loro volta i troni, il
terzo gradino della gerarchia a partire dall’alto, hanno il compito
(s’intende, parlando molto figuratamente) di dar mano all’opera, affinché
ciò che fu pensato in sapienza, i sublimi pensieri cosmici che i serafini
ricevettero dagli Dei, e che i cherubini elaborarono nel pensiero, possano
venir tradotti in realtà.
Vediamo così, purché vogliamo guardare con l’anima, come grazie
all’emanazione della sostanza fuoco per opera dei troni, avvenga il primo
grado di realizzazione dei disegni divini. I troni ci appaiono come entità
che hanno la forza di tradurre in una prima realizzazione ciò che era stato
pensato dai cherubini. Questo accade con l’emanazione da parte dei troni
della propria sostanza, del fuoco cosmico originario, entro lo spazio che per
così dire è stato preso in considerazione per un nuovo sistema cosmico.
Il
sistema
solare e le gerarchie spirituali
Le entità che sono più
vicine alla Terra, che operano nella cerchia più immediata intorno alla
Terra, sono gli angeli. Da questa
sfera guidano la vita della singola individualità che passa da
un’incarnazione all’altra. Ma occorre una potenza maggiore per distribuire
in modo conveniente intere masse di popoli sulla Terra, assegnando le loro
diverse missioni.
(…) Consideriamo come agisca diversamente dall’altra una razza che sia
diversa per il colore della pelle e dei capelli; in ciò operano condizioni
cosmiche che devono essere regolate dagli spazi celesti. Questo avviene per un
influsso proveniente dalla sfera che giunge fino a Mercurio, fino al confine
degli arcangeli. Se poi cerchiamo
donde provenga all’umanità intera, quale si evolve sulla Terra, la
direzione che la guida e la conduce, troviamo che questa direzione proviene da
sfere celesti ancor più lontane, cioè dallo spazio cosmico che giunge fino a
Venere. Quando poi deve venire diretto e guidato il compito della Terra
stessa, questa direzione deve partire dal punto centrale di tutto il sistema.
La nostra umanità si evolve attraverso Saturno, Sole, Luna, Terra, Giove,
Venere e Vulcano. Le entità che della gerarchia spirituale che dirigono la
missione dell’umanità da un pianeta all’altro sono le potestà, gli spiriti della forma. Essi devono trovarsi in un posto
eletto e vi stanno infatti; il loro dominio giunge fino al Sole. Il Sole ebbe
esistenza come corpo separato già accanto all’antica Luna, è ora
nuovamente accanto alla Terra, e sarà ancora accanto a Giove. Il suo dominio
si estende al di là del singolo pianeta. Perciò l’esistenza del Sole deve
essere congiunta con quelle entità spirituali il cui dominio si estende anche
al di là dei singoli pianeti. Sotto questo aspetto il Sole è veramente un
corpo celeste eletto in quanto arriva fino ad esso il dominio che si estende
oltre il singolo pianeta. Vediamo dunque che in sostanza troviamo la sfera
spaziale esterna, la dimora esterna delle gerarchie, non tanto nei singoli
pianeti quanto nelle orbite che vengono circoscritte dai pianeti come segni di
confine. Se immaginiamo tutta la cerchia della Terra fino alla Luna, essa è
tutta pervasa dall’attività degli angeli; quella della Terra fino a
Mercurio, dall’attività degli arcangeli e così via.
Abbiamo dunque a che fare con sfere spaziali, e i pianeti sono i segni di
confine dell’attività spaziale delle entità superiori. L’uomo stesso è
incatenato alla Terra; però l’eterno che passa da un’incarnazione
all’altra viene guidato da entità che non sono incatenate alla Terra, ma
che attraverso all’atmosfera giungono a ciò che sta al di là di essa, fino
alla Luna. E così di seguito, sempre più in alto.
La
visione
della Divinità e le gerarchie spirituali
Se ci innalzassimo al di là
dei serafini, entreremmo nel campo della Divina Trinità. Qual è dunque la
speciale caratteristica dei serafini, dei cherubini e dei troni,
ch’essi soli possiedono sopra le altre entità del mondo? Hanno ciò che si
è chiamato “la visione immediata della Divinità”. Essi possiedono fin
dal principio quello che l’uomo per mezzo della sua evoluzione deve
conquistarsi a poco a poco. (…)
La differenza tra i serafini, i cherubini e i troni, e l’uomo è che dal
primo inizio della nostra evoluzione queste supreme entità delle gerarchie
spirituali circondano immediatamente la Divinità, la Trinità Divina, e ne
godono la visione sin dal principio. E’ dunque d’immensa importanza sapere
che quelle entità, quando cominciano a esistere, vedono Dio, e mentre vivono
continuamente contemplano la Divinità. Quanto esse operano, quanto fanno, è
suscitato dalla loro visione di Dio; Dio agisce attraverso ad esse. Non
sarebbe loro possibile fare diversamente, non sarebbe loro mai possibile agire
diversamente da come agiscono, perché la visione divina è una forza tanto
possente, agisce su di loro in tal modo che esse con immediata sicurezza, con
immediato impulso, eseguono gli ordini della Divinità. Ponderare, giudicare,
tutto ciò non esiste nelle schiere di quelle entità; non v’è che la
visione degli ordini divini e il conseguente immediato impulso a tradurre in
atto quanto si è loro palesato. Vedono così la Divinità nella sua forma
originaria e vera, la Divinità quale è. Esse si vedono solo come le
esecutrici del volere e della saggezza divina. Così è per la gerarchia
suprema.
Se scendiamo alla successiva gerarchia, a quelle entità che chiamiamo dominazioni,
virtù e potestà, o anche spiriti della saggezza, del movimento
e della forma, dobbiamo dire: esse non hanno più così direttamente la
visione della Divinità, non vedono più Dio nella sua forma immediata quale
Egli è, ma nelle sue rivelazioni in cui Egli (se così si può dire) si
rivela per mezzo della sua faccia, della sua fisionomia. Naturalmente è loro
impossibile non riconoscere che quella è la Divinità; hanno anche loro un
impulso immediato di seguire le rivelazioni della Divinità, come è per
serafini, cherubini e troni. L’impulso non è più tanto possente, ma è
ancora immediato. Per serafini, cherubini e troni sarebbe impossibile dire che
essi potrebbero non eseguire ciò che vedono essere prescritto da Dio; sarebbe
impossibile a motivo della loro prossimità a Dio. Ma sarebbe pure
assolutamente escluso che le dominazioni, le virtù e le potestà
intraprendessero qualcosa che non fosse voluto dalla Divinità stessa.
La
lotta nei cieli e gli esseri luciferici
Affinché l’evoluzione del
mondo potesse progredire, dovette perciò avvenire un fatto del tutto
particolare.
Nel periodo intermedio tra l’evoluzione di Giove e quella di Marte
(l’antico Sole e l’antica Luna), a un certo numero di entità appartenenti
alla sfera delle virtù fu dato
l’ordine, se mi è lecito esprimermi così, d’intervenire in modo da porre
ostacoli al processo evolutivo invece di favorirlo. Questo fatto è quello che
abbiamo imparato a conoscere come la lotta nei cieli. Dunque fu come
introdotta nell’evoluzione l’opera di certe virtù a cui era stato
impartito quel comando… Per il bene dell’umanità si doveva dare quel
comando a certe virtù; queste non erano malvagie; non occorre concepirle come
virtù malefiche; si può dire ch’esse si sacrificarono opponendosi quali
ostacoli al processo evolutivo. Queste virtù si possono perciò chiamare le
Divinità degli ostacoli, nel più vasto senso della parola. Da questo punto
in poi fu data la possibilità a tutto quanto si verificò nell’avvenire.
Queste virtù così comandate non erano ancora cattive per se stesse; erano al
contrario le grandi forze promotrici dell’evoluzione, in quanto
contrastavano l’evoluzione normale. Ma appunto perché la contrastarono,
furono le generatrici del male; ché, in seguito a ciò, a poco a poco nacque
il male. (…)
Vediamo così che sotto un certo riguardo soltanto per il fatto che le virtù
ricevettero quell’ordine, fu data all’uomo la possibilità di raggiungere
per forza propria la meta che neppure i più elevati serafini potevano
raggiungere per forza propria. Serafini, cherubini, troni non possono
assolutamente agire altrimenti che seguendo direttamente gli impulsi dati
dalla Divinità. Nemmeno le dominazioni e tutta la seconda gerarchia possono
agire diversamente. Delle virtù, una parte ricevette il comando di opporsi
all’evoluzione; dunque anche le virtù, che per così dire si frapposero
come ostacolo sulla via dell’evoluzione, non potevano fare altro che seguire
i comandi divini. Anche in quella che si potrebbe chiamare l’origine del
male, anche in ciò esse eseguono solo il volere divino. Facendosi serve del
male, compiono il volere divino il quale, attraverso il male, vuol sviluppare
il più forte bene.
Se discendiamo ora alle entità che chiamiamo potestà, anch’esse, da sé,
non avrebbero mai potuto giungervi. Anch’esse non avrebbero potuto divenire
“cattive” per forza propria; neppure gli spiriti della personalità e
neppure gli spiriti del fuoco.
Una parte degli angeli rifiutò la
possibilità di divenire cattiva, non si lasciò per così dire sedurre dalle
forze che dovevano introdurre degli ostacoli, e serbò fedeltà all’antica
natura. Così fino agli angeli, e ancora in una parte di essi, troviamo entità
delle gerarchie spirituali che non possono assolutamente far altro che seguire
il volere divino, per le quali non vi è possibilità di derogare dal volere
divino. Questo è l’essenziale.
Gli angeli che si sono precipitati nella corrente prodotta dalle virtù
durante la lotta nei cieli sono quelli che, a cagione delle loro azioni
seguenti, chiamiamo esseri luciferici. (…)
In tutta la scala delle gerarchie troviamo così la possibilità della libertà
solo in una parte degli angeli e negli uomini. Per così dire nella schiera
degli angeli comincia la possibilità della libertà, ma solo nell’uomo essa
si sviluppa del tutto e nel modo giusto. Quando l’uomo scese sulla Terra,
egli dovette innanzitutto cadere in balìa della grande potenza degli spiriti
luciferici. L’uomo è stato salvato dall’esser sopraffatto dalle forze che
lo attiravano verso il basso, solo per il fatto che entità preesistenti lo
protessero, che gli angeli rimasti in alto e gli arcangeli s’incarnarono in
individui speciali e lo guidarono.
Luce
fisica e Vera Luce
E’ noto che secondo la
Bibbia, nel libro Genesi, gli uomini furono creati in un modo molto
singolare. Tra l’altro ci viene narrato che Lucifero si accostò ad
Eva e le disse che se avesse fatto quello che Lucifero voleva, le si sarebbero
aperti gli occhi. Quando in quel passo della Bibbia si parla del bene e
del male, non si intende il bene o il male morale: questo appartiene a
un tutt’altro strato dell’evoluzione della civiltà. Lì viene menzionato
come bene e male qualcosa che si vede esteriormente, non in modo
animico-spirituale, bensì con gli occhi fisici.
“I vostri occhi saranno aperti!”. Prima non erano aperti: la cosa
va presa proprio alla lettera. Prima che Lucifero gli si accostasse, l’uomo
guardava intorno a sé e vedeva le stelle fisse mediante la chiaroveggenza di
cui era dotato: le vedeva come esse sono nella loro sostanza, nella sostanza
degli Spiriti della saggezza, le vedeva cioè spiritualmente. L’uomo cominciò
a scorgerle fisicamente (cioè una luce percepibile ai suoi fisici cominciò a
splendergli intorno) solo quando egli stesso fu soggiaciuto alla tentazione
luciferica. Questo significa che le stelle fisse non sono percepibili
fisicamente, non irradiano luce fisica fintanto che si trovano nella
condizione in cui vengono dirette dagli Spiriti della saggezza. Una luce
fisica può diffondersi solo sulla base di qualcosa che soggiaccia alla luce
come un elemento portante, solo se la luce viene per così dire legata a un
mezzo portante. Perché una stella fissa possa diventare visibile è
necessario ancora qualcosa d’altro, oltre al fatto che gli Spiriti della
saggezza operino in essa. E’ necessario cioè che in quella stella fissa
agiscano spiriti luciferici ribelli contro la mera sostanza della saggezza,
spiriti che infondano il proprio principio nella mera sostanza della saggezza.
Ecco dunque che all’interno della stella fissa ciò che è visibile solo
spiritualmente si trova commisto all’elemento luciferico che (nella stella
fissa stessa) insorge contro quella visibilità esclusivamente spirituale,
qualcosa che porta la luce fino ad essere visibile fisicamente.
(…) Quindi possiamo comprendere rettamente l’antico motto: “Christus
verus Lucifer”. Oggi queste parole non suonano più bene. Esse suonavano
ancora bene quando si sapeva dagli antichi insegnamenti occulti che nella luce
fisica esteriore si manifesta Lucifero, il portatore di luce: e si sapeva pure
che, penetrando oltre la luce fisica fino agli Spiriti della saggezza,
penetrando cioè fino alla luce spirituale, si perviene al portatore della
luce spirituale: al Cristo, Christus verus Lucifer.
La
Luna
Anche la Luna, come tutti gli
altri corpi celesti, è in connessione con entità delle gerarchie superiori.
Gli Spiriti della saggezza fondarono sulla Luna una loro colonia, per salvare
l’equilibrio; perciò anche nella direzione proveniente dalla Luna agiscono
sull’uomo certi spiriti pareggiatori, in opposizione a Lucifero che si era
accostato all’uomo e che, come diffuse la luce, così pure immerse i suoi
principi nell’anima umana. Possiamo dunque accennare alla Luna anche come
sede di un avversario di Lucifero, come dimora di spiriti non luminosi, che
però debbono essere presenti per tenere l’equilibrio agli impulsi
progressivi dei “portatori di luce” (Phosphoros, Lucifero), al
tempo stesso gli spiriti tentatori dell’umanità.
In fondo, il segreto della Luna e del suo principio spirituale fu svelato
all’umanità per la prima volta in seno all’ebraismo antico, e ciò
che abbiamo riscontrato di fisico nella Luna, nel suo aspetto spirituale fu
designato come il principio di Jahve dall’antico ebraismo. Con ciò
la Luna viene per così dire designata come il punto di partenza delle forze
d’azione dell’oppositore di Lucifero sull’umanità: Jahve, o Jehova, è
l’antagonista di Lucifero. L’antica dottrina segreta ebraica guardava il
Sole, dicendo: lì, nel Sole, operano gli invisibili Spiriti della saggezza
che sono visibili solo per la vista spirituale, non per quella fisica. Per
quest’ultima risplende da lassù il principio di Lucifero. Del principio
solare è visibile esteriormente solo Lucifero; ma dentro vi opera in modo
misterioso, invisibile per la vista fisica, tutto quello a cui si può
pervenire per tramite degli Spiriti della saggezza; essi ne costituiscono la
porta d’ingresso. Uno di questi Spiriti della saggezza si è separato e
sacrificato, prendendo dimora sulla Luna, per agire da lì in modo che la luce
venga domata, ma anche cancellato l’effetto spirituale di Lucifero. In Jahve,
o Jehova, l’antichità ebraica vedeva un inviato di quelle schiette entità
spirituali superiori sulle quali la vista si apre attraverso gli Spiriti della
saggezza, quando si guardi spiritualmente il Sole.
Nomenclatura
steineriana
Nella seguente tabella sono
riportati i nomi delle gerarchie spirituali secondo l’antica denominazione e
secondo la denominazione creata da Rudolf Steiner nel suo libro “La
scienza occulta”. Nell’ordine appaiono: nomi greci o ebraici, nomi
latini, nomi italiani, nomenclatura di Steiner, Sfera d’azione.
- Seraphim, Seraphim, Serafini,
Spiriti dell’amore, Cielo empireo o Cristallino
- Cherubim, Cherubim, Cherubini, Spiriti dell’armonia, Stellato
- Thronoi, Throni, Troni, Spiriti della volontà, Saturno
- Kyriotetes, Dominationes, Dominazioni, Spiriti della saggezza, Giove
- Dynameis, Virtutes, Virtù, Spiriti del movimento, Marte
- Exusiai (Elohim), Potestates, Potestà, Spiriti della forma, Sole
- Archai, Principatus, Principati, Spiriti della personalità o del
tempo, Venere
- Archangeloi, Archangeli, Arcangeli, Spiriti del fuoco o dei popoli, Mercurio
- Angeloi, Angeli, Angeli, Figli della vita, Luna
L'Arcangelo
Michele
Brano di Rudolf Steiner, Sedi di
Misteri nel Medioevo: “L’essenza di Michele”, Editrice Antroposofica,
Milano 1984
Dalla
fine dell’ultimo terzo del secolo scorso, gli uomini possono incontrare lo
spirito chiamato Michele in modo cosciente. Michele è un’entità del tutto
particolare: un’entità che, in sostanza, non rivela nulla da sé, se non le
si porta incontro, dalla Terra, qualche frutto di uno strenuo lavoro
spirituale. Michele è uno spirito taciturno, chiuso. Mentre gli altri
Arcangeli dirigenti sono spiriti loquaci (spiritualmente parlando,
s’intende), Michele è uno spirito chiuso, taciturno, che dà tutt’al pù
poche, scarse direttive, poiché quello che si riceve da Michele non è
veramente la parola, ma lo sguardo (se è lecito dir così), la forza dello
sguardo. Ciò è dovuto al fatto che in fondo Michele si occupa soprattutto di
quanto gli uomini creano partendo dallo spirituale. Egli vive negli effetti di
ciò che gli uomini hanno creato; gli altri spiriti invece vivono piuttosto
con le cause. Gli altri spiriti immettono nell’uomo gli impulsi a ciò
ch’egli deve fare; Michele sarà il vero eroe spirituale della libertà.
Egli lascia fare agli uomini, ma accoglie poi ciò che dalle loro azioni
deriva, per portarlo più oltre nel cosmo, per proseguire nel cosmo
l’azione, l’attività che gli uomini non sono ancora in grado di compiere.
Di
fronte ad altre entità della gerarchia degli Arcangeli, si ha il senso che da
esse provengano, in grado maggiore o minore, gli impulsi a compiere azioni
diverse. Michele invece è lo spirito dal quale non derivano impulsi diretti,
perché nell’attuale periodo della sua reggenza gli eventi scaturiscono
dalla libertà umana. Quando però l’uomo, mosso unicamente dalla sua libertà,
stimolato dalla lettura della luce astrale, compie coscientemente o
incoscientemente questo o quello, Michele trasferisce nel cosmo l’azione
umana terrena, affinché divenga azione cosmica. Egli si preoccupa dunque
delle conseguenze, altri spiriti piuttosto delle cause.
Michele
però non è solamente uno spirito chiuso e taciturno: egli si accosta
all’uomo con una chiara ripulsa di molte cose in cui questi vive oggi ancora
sulla Terra. Per esempio, tutte le cognizioni riguardanti la vita degli
uomini, degli animali o delle piante, che mirano a dare importanza alle qualità
ereditate, a ciò che si trasmette ereditariamente nella natura fisica, si ha
l’impressione che Michele le respinga con disapprovazione. Con ciò vuol
mostrare che quelle cognizioni non possono fruttare nulla all’uomo per il
mondo spirituale. Michele può trasportare nel cosmo soltanto ciò che
l’uomo trova nel mondo umano, in quello animale o in quello vegetale,
indipendentemente da quanto è soggetto all’ereditarietà. Di fronte a
questo genere di conoscenze, non ci viene incontro, da parte di Michele, l’eloquentissimo
gesto della mano che respinge disapprovando, bensí il consenso dello sguardo
che dice: “Questo è pensato giustamente, agli occhi della direzione del
cosmo!”. Ecco infatti ciò che s’impara sempre più a voler conseguire:
meditare per raggiungere la luce astrale, per poter contemplare i misteri
dell’esistenza, allo scopo di presentarsi poi a Michele onde riceverne lo
sguardo di approvazione, che dica: “Questo va bene, questo è giusto agli
occhi della guida del cosmo".
La
profezia di Michele
Brano di Rudolf Steiner,
“Considerazioni esoteriche su nessi karmici”, Editrice Antroposofica,
Milano 1992
Nella
profezia di Michele si prevede che numerosi antroposofi si reincarnino alla
fine del secolo ventesimo, per portare a un pieno culmine quel che oggi deve
esser fatto dal nostro movimento.
Questo
dovrebbe sollecitare l’antroposofo: io sono qui, l’impulso antroposofico
è in me, e io lo riconosco come l’impulso di Michele; aspetto, e
nell’attesa mi rafforzo mediante il giusto lavoro antroposofico nel
presente, sfrutto il breve periodo che è concesso proprio agli antroposofi
nel secolo ventesimo tra morte e rinascita, per ritornare alla fine del secolo
e continuare il movimento con forza ancor più spirituale. Mi preparo a questa
nuova epoca tra il ventesimo secolo e il ventunesimo (così si dice una vera
anima antroposofa), poiché sulla Terra vi sono molte forze distruttive.
Tutta
la vita culturale, tutta la civiltà è destinata alla decadenza se la
spiritualità dell’impulso di Michele non afferrerà gli uomini, se essi non
saranno in grado di risollevare la civiltà che oggi rotola verso il
basso.
Se
ci saranno anime sinceramente antroposofe che introducano in questo modo la
spiritualità nella vita terrena, si avrà un movimento verso l’alto; se non
ci saranno, la decadenza continuerà. La guerra mondiale, con tutte le sue
conseguenze, sarà solo l’inizio di mali peggiori.
Oggi l’umanità è di fronte a una grande scelta: o di vedere precipitare
nell’abisso tutta la civiltà, oppure di innalzarla di nuovo mediante la
spiritualità, di condurla avanti nel senso insito nell’impulso di Michele
che precede l’impulso del Cristo.
L’invocazione
di Steiner all’Arcangelo Michele
Michael!
Prestami
la tua spada
affinché io sia armato
per vincere in me il Drago.
Riempimi della tua forza
affinché io sgomini gli Spiriti
che vogliono paralizzarmi.
Agisci entro di me
perché splenda la luce del mio Io
così ch’io possa compiere gesta
degne di te, Michael!
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