|
|
|
|
|
L' Angelo delle stelle |
||
|
|
||
|
|
||
| Cominciamo immaginando di trovarci, da soli, in mezzo ad un grande prato senza confini, in una tiepida notte estiva, e di osservare un immenso cielo, palpitante di miriadi di stelle. Tutto attorno è serenità e pace, avvolto dal colore blu della notte. L’esercizio deve procedere quasi spontaneamente, senza eccessivi sforzi e concentrazione immaginativa, perché ciò comporterebbe un lavoro della mente e quindi ci respingerebbe nella nostra condizione abituale di vigilanza e attenzione. Le stelle così visualizzate tenderanno a svanire; per mantenere il contatto con essere cercheremo di contarne alcune, almeno sette. Può bastare un minuto oppure dieci, non ha importanza: non siamo in gara con il tempo. A questo punto la nostra attenzione si sposterà su una sola di queste stelle; per la scelta lasciamoci guidare dall’istinto. Guardiamo con grande attenzione la "nostra" stella splendere nel cielo notturno; quasi impercettibilmente essa incomincerà a muoversi verso noi. Quello che era un semplice puntino luminoso crescerà via via, diventando una sfera di luce sempre più grande e sempre più vicina, finché non si parerà dinanzi a noi, a pochissima distanza, rischiarando il cielo come una meteora luminosa. Noi non avremo alcun timore al suo cospetto; al contrario, ci sentiremo come inondati dal suo chiarore benefico, che ci trasmette sensazioni di immensa serenità, gioia profonda, amore. Osservando pacatamente la sfera luminosa, vedremo poco alla volta prendere forma una figura: è il nostro angelo. Cerchiamo di imprimerci bene le sue fattezze, per poterlo riconoscere quando, in futuro, si presenterà di nuovo. Andiamogli incontro fiduciosi, sorridendogli e con le mani tesi: lui verrà verso di noi avvolgendoci completamente nella sua luce, per diventare tutt’uno con la sua luce. Cerchiamo di parlargli, ringraziandolo innanzitutto per aver risposto alla nostra chiamata, chiedendogli aiuto e protezione, facendogli sentire che lo amiamo. Non serve un linguaggio sofisticato: è bene usare le parole così come sorgono direttamente dal cuore, come se parlassimo alla nostra immagine riflessa nello specchio. Godiamo della sua presenza, finché essa, poco alla volta, svanirà: lo salutiamo con affetto e gratitudine, lasciandolo tornare al suo cielo di luce. Non svanirà per sempre. Infatti questo primo contatto permette di imprimere fortemente nella nostra coscienza le fattezze dell’angelo e da questo momento, quando lo cercheremo, lo potremo facilmente ritrovare. |
![]()
.it